Premier League. Niente più Carling, Barclaycard, Barclays o qualunque altro sponsor. Just Premier League. È con questa “pulizia” di branding che il campionato inglese si presenta al via della stagione più bella ed attesa di sempre. Se negli ultimi anni si era già notata la netta differenza tra il calcio d’oltremanica e quello degli “europei” – terminologia brexitiana, adesso la Premier League è paragonabile alle leghe americana per centralità nello sport di riferimento. È il campionato del mondo di calcio. Il più spettacolare, il più ricco, il più guardato e potremmo ancora proseguire a lungo. E l’attesa è ormai giunta al termine: domani comincia la nuova stagione. Ad aprire le danze saranno i campioni in carica del Leicester, ospiti al KC Stadium di Kingston upon Hull.
Domenica scorsa, durante il Community Shield, abbiamo avuto un assaggio di ciò che ci aspetta. Zlatan Ibrahimovic ha già lasciato intendere di voler instaurare un nuovo regime monarchico in quel di Inghilterra, dopo averlo fatto praticamente in tutto il resto d’Europa. Ma, naturalmente, le novità non si fermano allo svedese. Senza muoverci dall’Aon Training Complex, basta guardarsi intorno per far capire che lo United vuole tornare a fare sul serio. A centrocampo – anche se non domenica perché squalificato – il giocatore più pagato della storia del calcio, quel Paul Pogba che in questi anni abbiamo ammirato in campo nazionale. In panchina, un’altra faccia amichevole del calcio italiano, José Mourinho, il miglior allenatore di questo secolo. Non siete d’accordo? Bene, perché lo sfidante eterno del portoghese è seduto dall’altra parte del ring di Manchester, all’Etihad Stadium. Pep Guardiola, inventore, innovatore, genio, arriva al City dopo anni di corteggiamento. Così come per i cugini, anche i citizens hanno investito moltissimo sul mercato (quasi 200 milioni), senza però firmare giocatori dal profilo internazionale importante, ma che avranno un sicuro avvenire e che, nelle mani di Pep, saranno come una tavolozza di colori per un pittore. Stones, arrivato dall’Everton, è il difensore più pagato di sempre (55,6 milioni). Sarà, dunque, un derby nel derby in quel di Manchester. E non dovremo attenderlo molto, perché li ritroveremo uno contro l’altro dopo la prima sosta per le nazionali, sabato 10 settembre. E, mentre i due staranno preparando l’assalto al titolo, 105 miglia più a sud, Claudio Ranieri farà di tutto per tenerli fuori dal suo fortino. L’allenatore romano, naturalmente riconfermato dopo la straordinaria vittoria dello scorso anno, non ha cambiato strategie, nonostante il titolo e la Champions: profilo basso e giovani da valorizzare. Nonostante la perdita Kanté, Sir Claudio può dirsi soddisfatto di essere riuscito a trattenere Vardy e Mahrez, capocannoniere e miglior giocatore della passata stagione, ricercati dall’Arsenal. E chissà se Ahmed Musa e Nampalys Mendy non possano essere i nuovi assi nella manica.

Mourinho, Guardiola, Wenger, Ranieri. Il cast dei grandi allenatori non finisce di certo qui. Klopp ha il compito di far tornare il Liverpool ai fasti che furono, ormai, troppi anni fa. E Antonio Conte vuole dimostrare di essere un allenatore internazionale. Il Chelsea è una club complicato. Basti pensare che l’unico allenatore che Abramovich abbia mai amato veramente, l’ha esonerato due volte [Mourinho, ndr]. Nonostante una pessima scorsa stagione, la rosa del Chelsea non va assolutamente sottovalutata e comprende giocatori di livello internazionale. Dunque, soltanto pochi ritocchi bastano all’allenatore tre volte campione d’Italia per renderla competitiva. Kanté e Batshuayi al momento, in attesa che si sblocchi la grana Lukaku, la cui vicenda è molto simile a quella Pogba-United.

Michele Di Mauro















































