Una persona come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha lavorato anni e anni per vedere compiuto questo “sogno europeo” -definito da lui «grande disegno europeo»-, che per molti sta diventando un incubo, non intende lasciare che tutto svanisca.
Con questo spirito, il Capo dello Stato è andato e ha parlato a Torino, nella sua probabilmente ultima trasferta, nella quale ha incontrato il proprio omologo tedesco Joachim Gauck all’Italian-German High Level Dialogue.

In questo incontro, Napolitano non ha nascosto la sua paura circa il futuro dell’Europa ma ha, al contrario, espresso delle dichiarazioni a cuore aperto, secondo le quali l’Italia, sorella della Germania, entrambe “madri fondatrici” dell’Unione Europea, dovrebbero reagire positivamente a questo clima che il Presidente ha definito di «immeschinimento» nel rapporto tra le nostre Nazioni. In merito al rapporto teso tra Italia e Germania, Napolitano lo ha definito come «una delle più gravi malattie della nostra epoca». Un «morbo contagioso» che, al pari dell’«antipolitica patologia eversiva» -il cuore del discorso del Presidente all’Accademia dei Lincei mercoledì scorso- rischia di distruggere ogni cosa. «Dalla diffidenza reciproca e dalla svalutazione delle esigenze e delle proposte altrui, non è poi così lontano il rischio di una ricaduta nazionalistica. Non bisogna solo pensare al nazionalismo aggressivo e bellicistico in cui s’immersero i nostri paesi nella prima metà del Novecento, ma a un nazionalismo che già si avverte nel porre l’interesse del proprio paese – e le politiche che esso detta – al di sopra di una responsabile identificazione con l’interesse comune europeo, che fin dall’inizio fu posto a base di un’evoluzione unitaria dell’Europa come entità economica e politica sempre più integrata».

Tuttavia, nonostante gli ideali europeisti, anche il Presidente Napolitano ha parlato in maniera relativamente negativa dell’Europa di oggi: ha infatti criticato la classe dirigente europea, ritenuta responsabile delle derive populiste e ha ammesso «la complessiva inadeguatezza a padroneggiare le implicazioni della creazione dell’euro». Ha però subito aggiunto che ritiene paradossale che «allo slancio che ci ha permesso di giungere alla moneta unica – cioè al traguardo finora più avanzato del nostro percorso di integrazione – siano seguiti momenti di massima divaricazione nella UE». Per questo ha chiesto una maggiore collaborazione tra Italia e Germania mettendo al centro la disoccupazione giovanile da aggredire, sconfiggendo la recessione, scongiurando la deflazione, rilanciando la crescita senza trascurare però la prospettiva del riequilibrio e risanamento delle finanze pubbliche.

Federico Rossi

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.