Gli imprenditori volano via, ma non a bordo di Alitalia
Fonte immaigne: Notizie Tiscali.it

La partita Alitalia non è ancora finita. Dopo numerosi tentativi di vendita, rimandi e discussioni, è arrivata la notizia dello sblocco di un nuovo prestito ponte, 400 milioni, e di una nuova proroga, 31 maggio. «Abbiamo approvato un decreto che credo sia un pezzo importante della soluzione per la crisi della nostra compagnia di bandiera che dovrebbe portare a una ristrutturazione dell’azienda», ha affermato la ministra delle Infrastrutture De Micheli pochi giorni fa. I 400 milioni serviranno a “consentire di pervenire al trasferimento dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia” si legge nel decreto, mentre la proroga ad attendere un’altra presentazione di offerta di acquisto della compagnia. Un tentativo ad hoc insomma, ancora un altro, per evitare un finale tragico in un’Italia segnata già da crisi di industrie e imprenditori, da crisi occupazionali.

Alitalia, quanto costi?

I 400 milioni stanziati in favore di Alitalia si sommano ai 900 già concessi da Gentiloni nel 2017 su cui restano puntati i riflettori dell’UE che sospetta finanziamento di Stato.

Negli ultimi quarant’anni i costi per Alitalia sono saliti intorno ai 10 miliardi. Conti alla mano, il costo pagato letteralmente dai cittadini è alto e prova quanto la compagnia non riesca a stare da sola sul mercato. Due anni e mezzo di gestione straordinaria non sono bastati a risollevare la situazione di Alitalia, pare che perda circa un milione di euro al giorno. Sarà adesso Giuseppe Leogrande il commissario unico che tenterà un piano di rilancio di Alitalia, avvocato conosciuto soprattutto come commissario e presidente della compagnia Blue Panorama Airlines.

«Il problema è che nessun Governo vuole passare alla storia per averla fatta fallire», ha affermato Mario Seminerio, giornalista e commentatore economico, a Le Belve su Radio Capital. I possibili risvolti sembrano essere, dunque, la riammissione nel mercato o la nazionalizzazione. Fallita l’opzione FS-Delta-Atlantia, è riemersa poi l’opzione Lufthansa, che sembrerebbe disponibile a un’alleanza commerciale. La compagnia tedesca era già entrata in trattativa in passato presentando un piano con un alto numero di esuberi.

«La nazionalizzazione di Alitalia può non essere un evento negativo. Il problema è: la politica sarà in grado di individuare manager in grado di guidare l’azienda o solo manager trombati dalla politica?», ha affermato il ministro Patuanelli su Radio Capital, anche se sull’ipotesi molti restano scettici.

Non mancano le ipotesi di divisione, la parte di volo e quella di terra, e l’idea di creare una manutenzione esterna all’ azienda. Anche se molti, Governo compreso, non sono propensi a una compagnia in stile “spezzatino”. In ogni caso un aspetto è certo: la ristrutturazione è il primo passo da compiere ed è l’aspetto su cui focalizzerà l’attenzione Leogrande, il cui piano sarà indirizzato a ridurre i costi e a rendere efficiente la società, in modo da renderla appetibile a eventuali imprenditori e partner. Pare che non mancheranno gli esuberi. Pronti a opporsi i sindacati che hanno previsto per il 13 dicembre uno sciopero.

Industrie e imprenditori in crisi è crisi di tutti

Non soltanto Whirpool e ILVA quindi, anche Alitalia rappresenta una delle tante storie di sospensione e incertezza, il riflesso della crisi industriale e imprenditoriale del nostro Paese, uno dei tanti tavoli aperti le cui pedine sono i lavoratori.

Si potrebbe pensare che a mancare è stata una pianificazione politico-economica, fondamentale nella risoluzione di una crisi che coinvolga gli imprenditori. Una visione industriale a lungo raggio, dunque, ma anche la mancata comprensione di un mercato e l’incapacità di accompagnare le realtà industriali esistenti. Berlusconi non voleva rinunciare all’italianità dell’azienda proponendo la privatizzazione, Prodi era pronto a vendere, correva l’anno 2008: da allora di anni ne sono passati undici, il caso Alitalia non ha ancora una soluzione e i conti continuano a non tornare.

Non è ancora chiaro quali saranno gli investimenti strategici dello Stato o quali i settori su cui deciderà di puntare. Certo è che in uno scenario economico tenuto sempre più da USA e Cina le risposte da dare sono urgenti: le mancate risposte alle crisi industriali rischiano di generare una valanga sull’Europa, figurarsi sulla sola Italia.

Alba Dalù

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