Disney Plus

“Una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare” diceva V nel mezzo della sua vendetta. Prendendo in prestito questa frase ad effetto, possiamo asserire che le piattaforme streaming siano nel pieno di un ballo per quanto concerne la lotta agli abbonati, e sull’onda di una rivoluzione per quanto riguarda le modalità di fruizione audiovisiva del pubblico internazionale. E sì, perché a guardare Netflix e Disney Plus, non sono più soltanto i ragazzi nati a cavallo della rivoluzione social, ma anche adulti, nonni, zii, la dirimpettaia che si scometteva guardasse solo Uomini e Donne.
Tornando seri, ma solo per un attimo, secondo Toluna nove italiani su dieci guardano film e serie tv on demand.
E come sempre, quando cambiano le abitudini e i consumi, si aprono nuovi mercati, e i colossi economici sono pronti a buttarcisi a pesce.

Ma dove è iniziato tutto questo?

In principio fu Netflix, e visto che siamo ancora agli albori del digitale, la storia si ammanta di un che di favoleggiante: questi imprenditori fiutarono il potenziale di questo modello investendo nella novità che avrebbe cambiato il mondo televisivo e cinematografico per sempre. Lasciamo in sospeso cosa è successo nel mentre (sarebbe troppo lungo e noioso), la storia recente racconta dell’arrivo sul mercato di Amazon Prime Video, Disney Plus, Apple tv, intenzionate a far proprio il flusso di denaro derivante da questa nuova El Dorado. I tre arrivano accumulando un discreto ritardo, ma questo non è mai un problema per chi ha il portafogli gonfio per rimescolare le carte.

Cosa accadrà a Netflix con l’arrivo di Disney Plus?

Smentiamo subito la prima bufala che rimbalza dappertutto circa l’imminente crollo di Netflix, che per uno indottrinato al Friday Netflix e Chill è tipo l’Apocalisse. Voci del web si rincorrono e dicono (sbagliando), che i dirigenti stiano già pensando in quale isola scappare per evitare l’imbarazzo della situazione. Gli stessi insistono dicendo che i debiti contratti, uniti all’avanzamento dei nuovi competitor sul mercato (Disney Plus, Hbo Max, Apple tv..), stiano spingendo la società californiana in quel cimitero dove ancora oggi riposano Omnitel, Blue, BlockBuster e altre compagnie multinazionali. Insomma, moriremo tutti.
Peccato che chi abbia già recitato l’estrema unzione di Netflix, abbia dimenticato di dare un occhio approfondito ai dati: i debiti di Netflix sono si in aumento, ma lo sono anche i ricavi. Il grafico di seguito potrà darvi idea della VERA situazione.

La differenza, rispetto a qualche anno fa, è che oggi Netflix può contrarre debiti per finanziare serie ad altissimo budget come The Witcher o film come Irishman.
Insomma, se prima la società californiana poteva indebitarsi per una ford KA, oggi può farlo per una Lamborghini Murcielago. Se prima poteva puntare ad avere in esclusiva Adam Sandler, oggi può giocare di spacconeria e distribuire prodotti con Al Pacino e Robert De Niro nello stesso film.
La sua, in sintesi, è una strategia d’investimento molto comune fra le grandi multinazionali che punta a riservarsi un preciso posto sul mercato afferrando sempre più abbonati.
E chi dice il contrario dice.. vabbè ci siamo capiti.
Insomma, se si allarga il mercato (e continua ad allargarsi) i concorrenti non sono – ancora – un problema. Il problema sarà quando e se questa estensione a macchia d’olio si fermerà. Lì ci si troverà in una situazione di relativa stabilità, l’unica che potrà essere affrontata in maniera analitica.

Disney Plus

Questo significa che Netflix può dormire sonno tranquilli? No, affatto. Perché Prime Video e Disney Plus sono entrate nel mercato delicate come Galeazzi alla sagra della cotica, la prima annunciando produzioni esclusive di un certo appeal che tocca i fandom più numerosi e agguerriti del mondo (vedi Il Signore degli Anelli). La seconda, invece, minaccia tutti contando su un parco immenso di personaggi e storie da cui potrà sviluppare sequel, spin off ed esclusive dal grande richiamo (The Mandalorian è stata solo la prima).
Probabilmente, il tutto si risolverà con una strategia da cartello dove ognuno coccolerà principalmente il proprio target con esclusive ad alto budget mirate. Perché è chiaro: cerchi di schiacciare il tuo avversario solo e se hai delle risorse chiaramente superiori. Tutto il resto è guerra di posizione.
Quindi, probabilmente, avremo Disney Plus specializzata in contenuti per bambini e i ragazzi, Netflix indirizzata principalmente a ragazzi e adulti, Amazon Prime Video per un pubblico più maturo.
Ma queste sono previsioni e non siamo così avanti come gli allora fondatori di Netflix.

Netflix

A pagarne tutto questo, al momento, sono le televisioni di tutto il mondo, che vedono sempre più il pubblico affidarsi alla libera scelta e meno alla programmazione di palinsesto etero-decisa.
C’è un cambiamento nel mezzo di fruizione più che sul canale. E questa è l’unica svolta storica che vale la pena raccontare.

Enrico Ciccarelli

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