Intervista a Claudio Carini, editore e interprete dell’audiolibro Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa.
Foto di Matt Botsford (@mattbotsford)

Claudio Carini è un attore di prosa, regista ed editore. È inoltre socio fondatore del Centro di Produzione Teatrale Fontemaggiore di Perugia e, dal 2004, fondatore e direttore della casa editrice Recitar Leggendo Audiolibri, per la quale ha registrato un lungo catalogo di opere classiche.
Firma spettacoli e recital, quali: “I fiori del male” da Baudelaire; “Ricordi di viaggio”, “Cinque Corone” dedicato a Knut Hamsun; “La ballata del vecchio marinaio” da Coleridge; “Odissea” da Omero; “Don Chisciotte” da Cervantes.
Nel 1987 recita in “La serva amorosa” per la regia di Luca Ronconi e nel 2005 recita in “Apologia di Socrate” per la regia di Jurij Ferrini, spettacolo replicato per oltre un decennio in numerose città d’Italia. Nel 1997, dà vita a “Le parole tra noi leggere”, innovativo progetto che lo vede impegnato in migliaia di letture di testi classici e contemporanei nei teatri e nelle scuole. Ora è il momento di una grande interpretazione, quella dedicata a ‘Il Libro dell’Inquietudine’ di Ferdinando Pessoa.

Di cosa tratta l’opera di Fernando Pessoa ‘Il libro dell’inquietudine’ di Bernardo Soares, pubblicata in una nuova traduzione dalla sua casa editrice Recitar Leggendo?

«Non potremo mai sapere se “Il libro dell’inquietudine” sia mai stato, nella mente dell’autore, l’abbozzo per un romanzo rimasto incompiuto. Si tratta di materiali sparsi ritrovati in un vecchio baule anni dopo la sua morte. Sono centinaia di foglietti di appunti vergati a mano e contenenti per lo più appunti, fantasie, impressioni, riflessioni profonde sull’esistenza umana e sul rapporto con gli altri. Il tutto potrebbe forse essere paragonato ad un diario o, meglio ancora, ad uno Zibaldone che – non per volontà dell’autore arriva a formare un romanzo tra i più geniali del ‘900. La traduzione che Matteo Gennari ha fatto appositamente per Recitar Leggendo è volutamente moderna, facilmente fruibile, molto adatta ad una lettura ad alta voce».

Perché ha deciso di pubblicare l’ebook e l’audiolibro de ‘Il libro dell’inquietudine’ da Pessoa? Quali sono i punti di forza del testo e quali messaggi ha lasciato in eredità?

«Conosco e amo questo testo da anni. L’ho letto, riletto e studiato a più riprese nel corso della mia carriera di attore di prosa. Brani dal ‘Libro dell’inquietudine’ sono stati di ispirazione per tante regie e laboratori sulla recitazione: era inevitabile che ne realizzassi un audiolibro, prima o poi. Pessoa scriveva come se avesse dovuto morire il giorno dopo e aveva capito in anticipo che, in vita, non avrebbe mai raggiunto il successo che meritava. In un certo senso, scriveva per i posteri. Forse immaginava che qualcuno avrebbe, prima o poi, ritrovato quel suo baule e avrebbe gridato al miracolo. Perché di miracolo si tratta, un autentico miracolo letterario. Noi oggi abbiamo il privilegio di rileggere un’opera letteraria scritta con una cura immensa, uno sconfinato amore per la parola, per il suo potere evocativo.
Forse, il messaggio più forte che ci lascia Pessoa è contenuto in un brano come questo: “Quale parte degli Inferni e Purgatori e Paradisi ho dentro me – e chi mi riconosce un gesto che discordi dalla vita… a me così calmo e così placido? Io non scrivo portoghese. Scrivo me stesso”».

Che tipo di lavoro c’è dietro un audiolibro pubblicato da Recitar Leggendo?

«Una piccola casa editrice indipendente come Recitar Leggendo non può godere degli innegabili vantaggi editoriali e distributivi di cui gode una grande casa editrice, ma ha dalla sua una serie di privilegi di non poco conto. Il fatto di non dover tenere in piedi un grosso bilancio economico, inevitabile per ogni grande struttura, non ci rende troppo schiavi delle regole del mercato e di logiche produttive soffocanti. Di ogni titolo noi curiamo la traduzione, l’edizione italiana, la registrazione in audio, l’editing audio, negli ultimi tempi anche la versione in Ebook. Ogni file audio, dopo essere stato registrato una prima volta, viene riascoltato, valutato, corretto, migliorato, rifatto se necessario. Di ogni autore, di ogni testo, cerchiamo di trovare “la voce” giusta, il ritmo giusto. Le nostre traduzioni sono destinate alla lettura ad alta voce e, quindi, non indirizzate ad un risultato pedissequamente fedele all’originale, quanto, soprattutto, ad una leggibilità ad alta voce. La parola non è solo una macchia di inchiostro sulla carta, ma voce, suono, armonia, ritmo. Pensieri e parole sono suono nella nostra mente, prima ancora di essere vergati. Noi cerchiamo di ridare vita alle parole. Si tratta di un lavoro lunghissimo e paziente che ci ha permesso in sedici anni di attività di vantare un catalogo non particolarmente esteso, ma molto curato e libero dalle logiche di mercato».

Dall’opera Il libro dell’inquietudine: “Non ho fatto nient’altro che sognare; è stato questo, e solo questo, il senso della mia vita. Non ho avuto nessun’altra vera preoccupazione al di fuori della mia vita interiore”. Vuole delineare per noi un ritratto di Fernando Pessoa?

«Pessoa non amava il suo tempo e ne prendeva le distanze, non amava la modernità, le invenzioni tecniche, la superficialità: figuriamoci se fosse vissuto oggi! In un certo senso, scriveva per i posteri. Componeva le sue opere con una cura infinita, da certosino. La sua grammatica e sintassi sono estremamente complesse, ricercate, raffinatissime. Pessoa stesso scrive: “La mia patria è la lingua portoghese. […] odio, di vero odio, con l’unico odio che sento, non chi scrive un brutto portoghese, non chi non conosce la sintassi, non chi scrive con ortografia semplificata, ma la pagina scritta male, come se fosse una persona, la sintassi sbagliata, come qualcuno da picchiare, […] Sì, perché anche l’ortografia vive. La parola è completa, vista e udita».

Vuole raccontarci del lavoro fatto dal traduttore Matteo Gennari sul libro del grande autore portoghese? Quali criteri ha seguito?

«Lavorare con Matteo Gennari è stata un’esperienza bellissima. Matteo è uno scrittore, prima ancora che traduttore. Avevo avuto in precedenza l’occasione di registrare e pubblicare un suo testo, “Il fumo della pipa va lontano”. Vive a Rio de Janeiro da quasi venti anni. Ha risposto subito con entusiasmo alla mia telefonata nella quale gli chiedevo se la sentiva di ritradurre per noi “Il libro dell’inquietudine”. Mi ha fatto notare, poi, che gli feci quella telefonata il 13 giugno, e cioè il giorno del compleanno di Pessoa, particolare che mi era sfuggito. E proprio il 13 giugno 2020 è cominciata questa lunga e bellissima avventura costellata da frequenti e lunghe telefonate di confronto tra traduttore e lettore, siamo rimasti ambedue molto coinvolti da questa esperienza. Pur rispettando l’estrema raffinatezza e complessità linguistica del testo originale, Matteo Gennari ha ritradotto tutto il testo in un italiano moderno e scorrevole, seguendo una linea a tema, cioè l’organizzazione dei brani, ritrovati sparsi nel famoso baule del poeta, secondo affinità tematiche tra un testo e l’altro, a differenza di altre traduzioni che hanno preferito seguire un’organizzazione cronologica basata non solo su studi testuali ma anche scientifici – della carta e calligrafia -, in cui i brani sono stati sistemati in ordine rigidamente cronologico».

Cosa l’ha spinta a entrare nel mercato dell’audiolibro? Quali potenzialità intravede in questa fruizione alternativa di un testo letterario e come pensa si evolverà questo fenomeno?

«Un’intera vita di attore di prosa e, in particolare, decenni di letture ad alta voce in teatri, scuole e biblioteche hanno trovato nell’audiolibro un canale di comunicazione tanto naturale quanto rivoluzionario. La lettura ad alta voce non è l’ultima trovata del ventunesimo secolo per la gioia di ascoltatori, attori ed editori, ma affonda le sue radici nel passato. Proviamo a pensare ad Omero: se mai è esistito, la sua professione non era quella dello scrittore, ma quella del “cantore”. Iliade e Odissea venivano dette e tramandate a voce alta. Ma anche in tempi più vicini, tutto ciò che è stato scritto in endecasillabi è stato pensato per la lettura ad alta voce. Pensiamo all’Orlando Furioso, alla Gerusalemme Liberata, alla stessa Divina Commedia. Insomma, l’audiolibro non è altro che un supporto tecnologico moderno che ripropone una abitudine all’ascolto che viene dal passato, e che oggi sta vivendo un momento di incredibile sviluppo grazie alla tecnologia. È infatti grazie alla tecnologia che la lettura ad alta voce oggi può essere considerata un modo assolutamente rivoluzionario di fruizione della letteratura: non dimentichiamo che è grazie ai moderni smartphone che noi interpreti possiamo arrivare direttamente alle orecchie di chi ascolta mentre sta tranquillamente seduto in poltrona, o a letto, o fa jogging, o cammina, cucina e così via, dando vita ad una relazione personale, quasi intima tra interprete/lettore ed ascoltatore».

So che nel 2021 la sua casa editrice sarà coinvolta in un interessante progetto presso il Museo d’Arte della città Di Ravenna. Vuole parlarcene?

«Già nel 2018, brani della Divina Commedia editata da Recitar Leggendo e recitata dal sottoscritto erano stati adoperati come sonoro di alcuni video realizzati da Studio Azzurro e ospitati nella mostra: “? War is over – arte e conflitti tra mito e contemporaneità” organizzata dal M.A.R. Museo d’Arte della città di Ravenna. Sempre per il MAR nel 2021, nell’ambito delle celebrazioni dantesche che la città di Ravenna dedica al sommo Poeta, brani della nostra Divina Commedia saranno ascoltabili nel nuovo allestimento del museo dantesco di Ravenna, accanto alla tomba di Dante Alighieri».

Il libro dell’inquietudine – Audiolibro – YouTube

Intervista a cura
de Il Taccuino Ufficio Stampa

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