CARTINA SIN
Cartina SIN Fonte foto: https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/siti-contaminati/siti-di-interesse-nazionale-sin

Gela, Porto Torres, Bagnoli, Porto Scuso, Crotone. Sono alcune località italiane in cui hanno sede i SIN, i cosiddetti siti di interesse nazionale. Un tempo tali aree ospitavano industrie pesanti che hanno sfamato decide e decine di famiglie ma che, allo stesso tempo, hanno inquinato terra, aria e acqua. Oggigiorno, complice la globalizzazione, le trasformazioni della società non hanno più prospettive, non offrono occupazione ma portano con sé, come detto, grossi problemi ambientali molto spesso difficili da risolvere in tempi brevi.

Molti anni fa questi siti sono stati individuati in relazione alle caratteristiche, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché in base al norme previste per i beni culturali ed ambientali.

171.211 ettari di suolo contaminati

Secondo l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione dell’Ambiente, i siti di interesse nazionale complessivi hanno una superficie di 171.211 ettari, circa il 0,57% del territorio italiano. L’estensione complessiva delle aree marine comprese nei SIN è invece pari a 77.733 ettari.

Bagnoli dall'alto.
BAGNOLI (NAPOLI) FONTE foto ISPRA.

Esiste un anagrafe nazionale dei siti inquinati da bonificare e da riqualificare ma spesso non viene aggiornata, quindi fornisce dati non omogenei e in linea con i tempi e le bonifiche effettuate nel corso degli anni. Un problema non da poco che rende più complicata la loro gestione e soprattutto l’avvio dei lavori di bonifica e di ristrutturazione utili a riportare ad uno stato di salute ottimale i SIN, in linea con i parametri ambientali definiti dalle normative vigenti, sia italiane che europee.

L’Ispra certifica che in tutta Italia ci sono ben 59 siti di interesse nazionale. La maggior parte di essi sono concentrati nel nord Italia. Resta dunque molto da fare anche se nulla potrà essere come prima in questi siti data la percentuale molto alta di inquinanti dannosi per la biodiversità, la flora e la fauna ma anche per la salute dell’uomo.

Bonificare i 171.211 ettari sarà senza dubbio una grande impresa. Quanto tempo ci vorrà? Oggi è difficile rispondere a questa domanda, dato che manca una politica e politici sensibili ai temi ambientali. Spesso la politica decide di non agire per non scontentare l’elettorato e le lobby economiche, ponendo così la solita questione: ambiente o posti di lavoro?

Con la legge di Stabilità del 2015, per l’area di Bagnoli furono stanziati circa 10 milioni di euro per le bonifiche di tutta la zona inquinata dall’amianto. Ad oggi solo il 10% della superficie del sito ha subito un processo di risanamento ambientale. Intorno all’area, secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Oncologico, persiste una forte incidenza di mesoteliomi e tumori ai polmoni e vescica. Un segno chiaro di quanto le attività umane del passato abbiano danneggiato l’ambiente e l’uomo.

Un altro esempio arriva dalla Sardegna, per la precisione da Porto Scuso, località situata nel Sulcis-Iglesiente, dove il Comune vietò l’uso di prodotti ortofrutticoli prodotti in loco a causa dell’alta percentuale di metalli pesanti presenti in essi. In questi luoghi le industrie insediate moltissimi anni fa nel pieno del boom economico hanno lasciato un’eredità catastrofica: metalli pesanti, idrocarburi e residui di lavorazione nei suoli e nelle falde acquifere e non ultimo, la disoccupazione. Tradotto: alti tassi d’inquinamento e problemi alla salute della popolazione locale. Una drammatica situazione che si ripete anche in altri siti d’interesse nazionale.

Serve quindi pianificazione, progettazione, visione del futuro, risorse economiche e soprattutto volontà politica per rimettere in sesto i 171.211 ettari di suolo compromessi dalla feroce mano dell’uomo, sempre più invasiva in un territorio, quello italiano, difficile e fragile dal punto di vista idrogeologico e più in generale ambientale.

Ottavio Currà

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui