Quella tra Russia e Ucraina è anche una guerra di intelligence
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Mentre Russia e Ucraina si affrontano sul campo di battaglia con cannoni, fucili e bombardamenti, nelle retrovie si sta combattendo un’altra guerra, in cui il mantenimento dell’anonimato è vitale per il raggiungimento degli obiettivi e il compimento delle operazioni. Dal sabotaggio al furto dei dati, passando per la compromissione della sicurezza informatica. Si tratta di movimenti poco noti e che non finiscono sui giornali, se non in rari ed eclatanti casi – ad esempio quando un’operazione ha successo – e sono compiuti non da soldati, generali o dalle forze armate, identificabili con una divisa, un corpo di appartenenza o semplicemente con un volto. Questi agenti appartengono all‘intelligence, cioè ai servizi segreti che, come dice il nome, ci tengono a mantenere l’anonimato.

Nonostante si tratti, appunto, di servizi “segreti, non è un mistero che dietro ad una guerra ufficiale ce ne sia una ufficiosa combattuta non da soldati ma da funzionari, tecnici o persone abilitate ad operare nelle retrovie del conflitto. Anzi, i servizi segreti sono l’unica entità che opera anche in tempi di pace e prepara il terreno ad un eventuale conflitto che fino a quel momento magari è soltanto minacciato oppure latente. L’intelligence ha il compito di studiare l’avversario, effettuando anche operazioni controspionaggio, di spionaggio industriale, militare, economico e diplomatico.

Nel conflitto tra Russia e Crimea, le intelligence di entrambi i Paesi – e non solo – hanno svolto un importante ruolo informativo prima e dopo l’inizio delle ostilità, commettendo una miriade di errori di calcolo che hanno in seria discussione alcuni fondamentali dello spionaggio moderno e aprendo una discussione circa il futuro dei servizi segreti.

Dalle falle dello spionaggio politico russo a quello militare, passando per gli errori diplomatici e le previsioni di una rapida disfatta ucraina. Non sono stati esenti da strafalcioni anche i servizi segreti americani e inglesi che, nonostante ciò, hanno fornito un corposo supporto a quelli ucraini, i quali hanno innanzitutto sfruttato le capacità superiori dei colleghi per depennare le talpe russe all’interno delle proprie organizzazioni di spionaggio. La rapida trasformazione della guerra militare in guerra di spie e il fallimento dell’offensiva russa, ha aperto una parentesi interna proprio all’intelligence russa, ora alle prese con diversi problemi: un conflitto interno, la scoperta di una talpa interna che sta vendendo delle informazioni – ovviamente da verificare – ai servizi occidentali e, infine, le purghe di Putin, deluso dall’inefficienza del proprio apparato informativo.

La fase di preparazione

Come anticipato, la partita dell’intelligence ai confini russo-ucraini è iniziata ben prima dello scoppio delle ostilità. La guerra era soltanto un sospetto, il quale non era nemmeno condiviso da tutti. Ad esempio, i servizi segreti italiani ritenevano poco probabile l’azione russa sul suolo ucraino, tanto che una relazione del Copasir è stata approvata ben venti giorni dopo l’inizio del conflitto.

Alla fine dello scorso gennaio, i russi hanno mosso le prime pedine che, di solito, corrispondono sempre agli attacchi informatici. Tra il 13 e il 14 gennaio scorsi, Mosca provocò un blackout sistemico di diversi siti istituzionali ucraini, mostrando come avrebbe potuto strutturarsi un’eventuale, e poi confermato, “giorno x” di un’invasione militare. L’attacco, cioè, sarebbe stato preceduto da un’azzeramento totale delle infrastrutture informatiche ucraine.

Contemporaneamente, l’intelligence ucraina, coadiuvata da quella americana che da tempo monitora la situazione a Kiev, in quanto Paese “di frontiera”, ha rafforzato le sue conoscenze informatiche reclutando agenti esperti di cybersicurezza in grado di fronteggiare la minaccia di Mosca. Grazie alla collaborazione con gli americani (e gli inglesi), suggellata nel 2014 dall’Intelligence Autorization Act, Kiev non è arrivata alla guerra impreparata.

I servizi segreti ucraini hanno imbastito una difesa che ha riguardato più o meno tutti i settori: da quello militare – cioè lo spionaggio dei movimenti russi oltre confine – a quello informatico, passando per l’importante e vitale “infowar“, cioè la guerra delle informazioni, quella branca dei conflitti che che si occupa della loro gestione in ogni sua forma e a qualunque livello con lo scopo di assicurarsi un vantaggio militare. Si tratta dello “sport” preferito da Putin e dai suoi servizi, i quali da anni si infiltrano con efficacia all’interno degli apparati informativi occidentali compiendo complesse operazioni di disinformazione. Kiev, molto intelligentemente, ha usato la stessa strategia russa per i propri scopi, cioè per compattare i suoi sponsor occidentali e fare pulizia interna di tutti coloro i quali fossero sospettati di collaborare con Mosca.

In sostanza le intelligence Russia e Ucraina hanno preparato il terreno, filtrando la nebbia della guerra, prevedendo il caos e prendendo le necessarie contromisure. Molto prima che i soldati calcassero il campo di battaglia, gli agenti erano al lavoro per carpire le informazioni migliori e avvantaggiarsene come meglio potevano. Non tutto, però, è andato come previsto.

Gli errori d’intelligence di Russia e Ucraina

I russi, alla vigilia dell’attacco all’Ucraina, avevano diffuso un video in cui, il capo dei servizi esterni russi Nariskin veniva redarguito da Putin sugli obiettivi dell’operazione militare, ritenendo più giusto dare “un’ultima possibilità” al dialogo con l’Occidente. Il filmato ha fatto il giro del mondo e ha rappresentato il primo piccolo segnale che la guerra non sarebbe andate come avrebbero voluto a Mosca, dato che c’era un profondo disaccordo sull’operazione militare tra i diversi servizi d’intelligence e il Presidente.

All’inizio della guerra in Ucraina, l’esercito russo dava per scontata una risposta militare inconsistente da parte dell’Ucraina, destinata ad essere sconfitta da un’operazione lampo di pochissimi giorni. Era convinto, inoltre, di essere accolto da un’opinione pubblica favorevole. Si può ben intuire come il quadro informativo su cui è stata costruita l’operazione sia profondamente sbagliato.

I russi hanno sicuramente commesso una miriade di errori di intelligence. Il GRU, lo storico servizio segreto militare, si è fatto abbagliare dalla contro-propaganda ucraina – in gergo si dice “intossicazione” – e ha sottovalutato ampiamente la risposta militare di Kiev. Anche quello politico, l’FSB, ha erroneamente creduto che con un attacco di media portata e un battaglione di paracadutisti lanciato sulla capitale ucraina, il governo sarebbe caduto.

Gli esperti ritengono che gli errori più rilevanti siano stati commessi da quest’ultimo, ma è indubbio che anche il GRU abbia le sue responsabilità: le informazioni raccolte sul potenziale militare ucraino hanno sicuramente portato l’esercito a sottovalutare le capacità difensive di Kiev e, di conseguenza, allo schieramento di un numero di soldati (circa 190mila) totalmente inadeguato, considerando anche che l’attacco si è svolto lungo tre teatri e su cinque punte d’attacco. Altri errori, poi, sono stati compiuti dal servizio diplomatico, l’SVR, ha sottostimato la compattezza del fronte occidentale, e soprattutto della NATO, la portata delle sanzioni e la rapidità con cui è stato predisposto l’invio delle armi a Kiev.

Anche l’intelligence occidentale, però, non ha fornito la sua migliore performance. Nello specifico, i servizi segreti americani nella guerra tra Russia e Ucraina hanno commesso molti errori nella fase iniziale del conflitto, sopravvalutando il potenziale militare russo (nonostante siano stati gli unici ad avvertire delle intenzioni di Putin, senza però predisporre un piano) e, di concerto con le aspettative di Mosca, prevedevano il crollo del fronte ucraino nel giro di qualche settimana. La prova è il suggerimento che il governo americano diede a Zelenskyy già lo scorso 25 febbraio, quando gli venne intimato di lasciare Kiev e riparare in Polonia. Un errore compiuto anche dalle ambasciate occidentali, che si rifugiarono a Leopoli. È naturale poi, che di queste informazione sbagliate siano Biden e Putin a beneficiarne, commettendo degli errori (anche di comunicazione).

Le cantonate degli occidentali, i quali poi hanno sostanzialmente rimediato grazie alle superiori capacità organizzative e alle tecnologie decisamente migliori rispetto a quelle russe (come un miglior utilizzo dei satelliti, utili nel riconoscimenti dei generali russi e degli obiettivi sensibili), sono figlie di un’insufficiente rete informativa in Russia e di un controspionaggio non all’altezza. La penetrazione dei servizi occidentali all’interno dello stato profondo russo è quasi inesistente e lo si può intuire dalle notizie che non di rado appaiono sui giornali circa un probabile – e poi infondato – sentore di un colpo di stato ai danni di Putin, al dissenso interno – di cui non si conoscono mai le dimensioni – oppure sulla salute del Presidente. Evidente anche la disparità di forze e di efficienza tra l’apparato di disinformazione russo, un’eccellenza che in Occidente ha attecchito alla perfezione, e l’assente contro-rete di propaganda diretta all’opinione pubblica russa, in grado di scavalcare la censura.

Altri errori concernono la natura “tecnica” dell’intelligence e ineriscono la penuria di agenti e la sovrabbondanza di “fonti tecniche” – che escludono l’elemento umano, per sua natura imprevedibile ma sempre presente e rilevabile solo da “altri umani” – i deficit di organizzazione interna e l’abbaglio russo circa la debolezza americana post-Afghanistan, che aveva convinto la Russia dell’irreversibile declino di Washington. Anche sul reclutamento del personale ci sono stati dei problemi: agenti reclutati da Mosca sono stati “contro-reclutati” dai servizi americani e inglesi con una impressionante facilità. Inoltre, gli esperti concordano che alla base di alcuni misunderstanding ci siano degli errati sedimenti culturali, come ad esempio, il fatto che gli americani non abbiano compreso la reale natura della Russia di imperialismo a trazione militare, incapace di riconoscere in nessun modo il principio di indipendenza nazionale.

Ciò che è certo è che la guerra in corso tra Russia e Ucraina non porterà soltanto a lunghe digressioni circa il suo lascito in ambito economico, politico e soprattutto militare, ma anche i servizi segreti ne usciranno fortemente ridimensionati (e non in senso positivo).

Donatello D’Andrea

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