Toronto

Se andassimo al BioSteel Centre di Toronto, potremmo vedere come sulla  to-do-list attaccata magneticamente al frigo del cucinotto vi sia una sola cosa da spuntare in questo 2018: impressionare ai playoff. I Raptors sono ormai da molte stagioni una delle migliori squadre dell’intera Lega nel corso della stagione regolare. Eppure quando arriva il momento di fare sul serio ai playoff è come se fossero vittime dei Nerdlucks. E sarebbe un peccato dovesse continuare ad accadere, considerando il grandissimo lavoro che è stato fatto per portare Toronto dov’è oggi.

Per anni, Toronto è sempre stata la franchigia che è venuta meno in gara-7 a Philadelphia nelle semifinali di conference del 2001. Poi, è divenuta la franchigia contro cui Kobe Bryant ha messo a segno 81 punti e che ha chiamato una di quelle che gli americani considerano “tra le peggiori prime chiamate al draft di sempre”, Andrea Bargnani. Il nostro orgoglio nazionale ferito vorrebbe obiettare ma non è questo né il momento né la sede opportuna. Dopo l’addio di Chris Bosh nel 2010 sembrava che la maledizione-Raptors dovesse continuare ad aleggiare ancora molto ma il grande lavoro del gm Masai Ujiri e del coach Dwane Casey ha fatto sì che ciò non accadesse. Dal 2014 ad oggi Toronto ha chiuso sempre tra le prime quattro posizioni della Eastern, riuscendo sempre a centrare i playoff. Merito, come detto, del lavoro off-court dei due uomini sopracitati e delle prestazioni on-court dei tre volte All-Star e campioni olimpici DeMar DeRozan e Kyle Lowry.

Il Toronto Sun nel 2016 definì questo gruppo come i migliori Raptors di sempre. Ai playoff, però, le cose non sono mai andate come loro speravano e come noi ci aspettavamo. Nel 2014 e 2015, Toronto ha subito due cocenti eliminazioni al primo turno (3-4, 0-4) per mano di due squadre non esattamente irresistibili: Brooklyn e Washington. Sia nel 2016 che nel 2017, invece, sono stati i Cleveland Cavaliers a fermare la corsa dei DeMar e compagni. Il risultato totale di queste due serie è un 2-8 (2-4, 0-4) che lascia poco all’immaginazione per i modi in cui è arrivata l’eliminazione. La prime delle due serie, le Finali di Conference, vide una Toronto che dopo aver lasciato ai Cavs le prime due gare in casa aveva avuto la forza di vincere gara-3 e -4 in Ohio riportando la serie in parità. Nelle due gare successive, però, rimediò due sconfitte con un distacco totale di 67 punti. Tanti, troppi.

TorontoIl record di 204-124 dei Raptors li mette al primo posto delle squadre ad est nelle ultime quattro stagioni. Nella notte, hanno battuto i Cavs di James nonostante l’assenza di Kyle Lowry, raggiungendo le 29 vittorie stagionali in quaranta gare, record della franchigia. Ad oggi, sono on pace per chiudere attorno alle 59 vittorie. Il successo di ieri notte è molto importante, non perché consolida il secondo posto ma perché avviene contro una squadra di alto livello. Come detto in precedenza, sono sempre arrivati tra i primi della classe, eppure contro le squadre che le sono arrivate davanti nelle rispettive stagioni hanno avuto un record totale di 10 vittorie e 16 sconfitte. Toronto arrivava alla partita contro Cleveland con una percentuale di vittorie negli ultimi due mesi del 79% (20-6) ma giocando contro una sola squadra cosiddetta d’élite, Oklahoma City, con cui ha subito una sconfitta. Alla data odierna, i ragazzi di coach Casey hanno un record di 2-4 contro le squadre più forti di questa stagione NBA. Ecco perché le prossime partite sono da segnare con la matita rossa sul calendario. Nei prossimi dieci giorni i Raptors dovranno affrontare: Golden State (13 gennaio), San Antonio (19 gennaio), Minnesota (20 gennaio). Con le prime due ha vinto solo 4 partite nelle ultime quattro stagioni, di cui una sola contro i campioni in carica. Paradossalmente, Toronto ha vinto contro i Cavs – suo diretto avversario nella conference – quasi il doppio delle volte in regular season: sette volte contro le otto di James & co. Se consideriamo solo i playoff, invece, la percentuale di vittorie crolla dal 46.6% al 20%.

Le prossime partite, in cui Toronto dovrà battersi anche contro avversari che potrebbe nella post-season, Detroit e Philadelphia, potranno darci una panoramica sulla solidità della squadra. Tenendo sempre in considerazione però che ciò che conta è “spuntare” dalla lista la questione playoff.  In questo momento, nonostante la classifica dei valori assoluti dica ancora che Cleveland e Boston siano le maggiori accreditate per andare alle Finals, Toronto ha il secondo miglior net rating dell’intera Lega (8.0). La squadra rispetto alla scorsa stagione è migliorata sia offensivamente (+0.8) che difensivamente (+1.7). Una delle chiavi di lettura del miglioramento in attacco è la presenza di Serge Ibaka. L’ex giocatore degli Orlando Magic è arrivato in Canada lo scorso febbraio in una trade che ha coinvolto Terrence Ross e una scelta al primo giro. Con lo spagnolo in campo la squadra ha un miglioramento offensivo di 5.6 punti.

La squadra funziona molto meglio adesso, Lowry e DeRozan sono meno centrali nella manovra e questo permette un miglioramento notevole del flow offensivo. Nella scorsa stagione i Raptors erano la squadra peggiore per percentuale di punti assistiti. Adesso sono migliorati di 8.2 punti e sono saliti in ventitreesima posizione. Un miglioramento notevole. I due All-Star prendono in media sette tiri in meno rispetto alla passata stagione e questo naturalmente permette di creare meno isolamenti, migliorare i tiri non contestati e l’efficienza offensiva.

Non resta da fare che aspettare i playoff e vedere se questi miglioramenti porteranno ad un risultato diverso.

Michele Di Mauro

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