Sulle tracce dei ghiacciai: un progetto tra fotografia e divulgazione
Val di Genova (Trento), 25/08/2020. Spedizione "Sulle tracce dei ghiacciai - Alpi 2020". Immagini della lingua del Mandrone (ghiacciaio dell'Adamello). ph. Fabiano Ventura 2020 - © Associazione Macromicro - onthetrailoftheglaciers.com 2020 - © Associazione Macromicro - onthetrailoftheglaciers.com.

Karakorum 2009, Caucaso 2011, Alaska 2013, Ande 2016, Himalaya 2018, Alpi 2019-2020-2021: 8 spedizioni su 6 catene montuose negli ultimi 12 anni Sulle tracce dei ghiacciai. Il progetto, ideato dal fotografo Fabiano Venturi, ha prodotto 314 fotografie comparative, che confrontano lo stato attuale dei ghiacciai con quello di fine ‘800 e inizio ‘900. I confronti fotografici svelano un risultato devastante: il riscaldamento climatico in un colpo d’occhio.

Sulle tracce dei ghiacciai, oltre ad essere il più grande archivio esistente di fotografia comparativa sulle variazioni delle masse glaciali, è un progetto interdisciplinare: per la sua realizzazione, ciascuna fotografia ha richiesto la collaborazione di alpinisti, glaciologi e climatologi, impegnati nella riproduzione sul campo di fotografie scattate negli ultimi 150 anni. L’intento è quello di ripetere gli scatti dalla medesima posizione, nella stessa stagione dell’anno e persino nello stesso momento della giornata dell’originale; si tratta, inevitabilmente, di una ricerca fotografico-scientifica che richiede mesi di lavoro, ancor prima che cominci una spedizione. La prima fase consiste nella raccolta del materiale fotografico disponibile: consultando archivi pubblici e privati, fondazioni e musei, il gruppo colleziona le immagini scattate da fotografi ed esploratori a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. A questo punto, comincia l’indagine per l’individuazione dell’esatta posizione dello scatto: a volte, per visualizzare in anticipo i punti di ripresa, il gruppo si serve di modelli tridimensionali del terreno; altre, invece, le fotografie storiche vengono portate direttamente sul campo. Le spedizioni hanno toccato anche i 6000 metri di altezza, con tutte le sfide logistiche del caso. In ultimo, documentari, mostre itineranti ed eventi di altro genere in giro per il mondo vengono organizzati per divulgare i risultati raccolti. Il progetto, che vanta una notevole visibilità, si pone così l’obiettivo di intrecciare lavoro fotografico, scientifico e documentaristico per sensibilizzare sull’emergenza climatica, sul valore della ricerca scientifica e sul recupero del patrimonio storico-culturale degli archivi fotografici.

Sulle tracce dei ghiacciai: un progetto tra fotografia e divulgazione
Ripetizione di uno scatto del 1891 di A.J. Brabazon, che evidenza in primo piano il ghiacciaio Reid e sullo sfondo le lingue del John Hopkins e del Grand Pacific. 1894 A. J. Brabazon © National Snow and Ice Data Center/World Data Center for Glaciology, Boulder, Colorado. 2013 Fabiano Ventura © F. Ventura. Fonte Sulle tracce dei Ghiacciai

I fenomeni di arretramento documentati, però, non sono esclusivamente dovuti all’azione antropica: la spedizione del 2013, infatti, tenutasi sul Glacier Bay National Park in Alaska, ha documentato uno scioglimento innescato dal riscaldamento globale, ma proseguito a causa di fattori come le correnti marine, la salinità dell’acqua, la profondità e la morfologia del fondali marini. La ricerca ha interessato, tra gli altri, il Johns Hopkins e il Grand Pacific, ghiacciai le cui fronti sembrano arretrate di 15 chilometri negli ultimi 100 anni.

L’intento generale del progetto, infatti, pur riconoscendo l’enorme peso dell’intervento umano, è quello di documentare tutti i fenomeni che influenzano la variazione delle masse glaciali, per comprenderli appieno. Le spedizioni in Italia si sono svolte nel corso di tre estati consecutive: nel 2019 e nel 2020 è stato esplorato il versante italiano delle Alpi; nel 2021 i versanti francesi, svizzeri e austriaci dando vita al più ricco archivio esistente di fotografia comparativa sulle Alpi, con la collaborazione di oltre 70 archivi fotografici e ricercatori provenienti dall’ESP (Dipartimento di Scienze e politiche ambientali) dell’Università Statale di Milano, dal DIATI (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture) del Politecnico di Torino, dal SGL (Servizio Glaciologico Lombardo), dal CGI (Comitato Glaciologico Italiano), dall’Université Savoie Mont Blanc, dall’Accademia Bavarese delle Scienze di Monaco e dal World Glacier Monitoring Service (WGMS).

Sulle tracce dei ghiacciai; un progetto tra fotografia e divulgazione
Gruppo del Dammastock (Gletch) 23/08/2021 23/08/2021. Spedizione “Sulle tracce dei ghiacciai – Alpi 2021”. Ripetizione di un’immagine storica del 1895, del fotografo Francis Frith, del ghiacciao del Rodano. 2021 – © Associazione Macromicro – onthetrailoftheglaciers.com. Fonte Sulle tracce dei Ghiacciai

Come scrive l’autore islandese Andri Snær Magnason (Reykjavik, 1973) nel suo Il tempo e l’acqua (Iperborea, 2020), nell’era dell’Antropocene la scala temporale su cui variano i ghiacciai è molto più vicina a quella umana di quanto non sia mai stato. Le fotografie di Fabiano Venturi ne sono una prova tangibile: un confronto tra passato e presente a testimoniare una scomparsa che possiamo documentare; una variazione vertiginosa, come le nostre vite. Ed è proprio nell’arco di poche vite umane che, se i ghiacciai scomparissero, ne risentiremmo disastrosamente.

In diverse aree del pianeta, come in Perù, in Tibet o in India, l’approvvigionamento di acqua potabile dipende infatti dal naturale scioglimento dei ghiacciai durante la stagione secca: con la loro progressiva scomparsa, è sempre più probabile che in un futuro prossimo queste popolazioni dovranno emigrare per carenza d’acqua. Al contempo, l’abbassamento di livello dei fiumi potrebbe danneggiare l’economia di singoli Paesi che si servono dei corsi d’acqua per il trasporto di beni. Così come l’innalzamento del livello dell’acqua, sempre provocato dallo scioglimento delle masse glaciali, costerebbe l’abbandono delle numerose aree abitate costruite sul livello del mare. Senza contare che lo scioglimento del permafrost e l’aumento del numero di laghi glaciali sta incrementando il rischio di dissesto idrogeologico e molti versanti, per questo, stanno già cedendo. Così Fabiano Ventura sul suo progetto:

Sulle tracce dei ghiacciai: un progetto tra fotografia e divulgazione
Ghiacciaio Upsala e catena di confine tra il Cile e l’Argentina. 1931 Alberto Maria De Agostini © Museo Borgatello. 2016 Fabiano Ventura © F. Ventura. Fonte Sulle tracce dei Ghiacciai

«In questi 12 anni di spedizioni sui ghiacciai di tutto il mondo ho osservato con i miei occhi i danni che l’umanità ha inferto al Pianeta Terra.  Ormai c’è poco da parlare ma c’è molto da fare: smetterla con il sovra sfruttamento predatorio delle risorse naturali, riconvertire le produzioni da impattanti a sostenibili, progettare una redistribuzione equa delle ricchezze naturali tra tutti i popoli. Insomma capire una volta per tutte che non possiamo vivere sani e felici in un mondo malato. Se la politica non agisce in questa direzione, siamo noi cittadini che dobbiamo chiederlo con determinazione agendo anche noi con azioni quotidiane. Ma per fare ciò dobbiamo essere coscienti della gravità della situazione. Questa mostra vuole essere uno strumento in più per una maggiore consapevolezza di tutti».

Siria Moschella

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