Invasioni di campo e presidenti armati sul terreno di gioco: da Lille a Londra passando per Salonicco, i tre gravi episodi avvenuti nel fine settimana appena trascorso hanno fatto ripiombare il calcio in un clima di terrore.

Tristezza. È questa la parola che esprime al meglio lo stato d’animo di chi si trova ad assistere ad episodi come quelli andati in scena, in orari e giorni diversi, a Lille, Londra e Salonicco nel fine settimana appena trascorso. Ogni calciatore, tifoso o presidente desidera sempre il meglio per i propri colori. Spesso però una squadra può trovarsi ad affrontare periodi o stagioni difficili, calcisticamente parlando. Quando ciò accade, tutti hanno il diritto di criticare, ma, parimenti, hanno anche il dovere di farlo sempre nei limiti della civiltà e del buonsenso, senza mettere a repentaglio l’incolumità di calciatori, arbitri, dirigenti o degli stessi altri tifosi presenti sugli spalti.

Quei volti di civiltà e di buonsenso sicuramente estranei alle coscienze dei quattro invasori del “London Stadium” tifosi del West Ham, ai circa duecento facinorosi supporter del Lille e anche al presidente del PAOK Salonicco.

 

Il primo dei tre incresciosi episodi che hanno turbato il week-end calcistico europeo si è verificato sabato pomeriggio al “London Stadium”, nuova casa da due stagioni del West Ham. La squadra naviga nelle zone basse della classifica, con appena tre punti di vantaggio sul Crystal Palace terzultimo. I piani ad inizio anno erano ben diversi: la rosa sembrava in grado di poter competere per un piazzamento in Europa League, ma i risultati maturati in campo sono stati ben diversi. Sabato scorso a fare visita agli hammers è arrivato il Burnley, rivelazione di questo campionato. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, al 66esimo Barnes ha sbloccato il punteggio, portando gli ospiti in vantaggio. Subito dopo il goal due tifosi del West Ham hanno compiuto una prima invasione di campo. Uno dei due è stato sgambettato e fermato addirittura da Mark Noble, capitano del club londinese. Dopo alcuni minuti di caos il match è ripartito ma la situazione è addirittura peggiorata: l’attaccante del Burnley Wood ha firmato una doppietta personale, fissando il punteggio sullo 0-3. A questo punto è partita una seconda invasione di campo da parte di altri due tifosi. Nel mirino della protesta dei tifosi del West Ham, principalmente David Gold e David Sullivan, i due proprietari da qualche mese del club. Il malcontento dei tifosi è da tempo espresso anche tramite striscioni apparsi più volte allo stadio: oltre ad una campagna acquisti ritenuta inadeguata, molti sostenitori contestano loro la decisione di aver voluto abbandonare lo storico “Boleyn Ground”, casa degli hammers per oltre 100 anni, per trasferirsi al “London Stadium. Contemporaneamente alle invasioni, circa duecento spettatori hanno iniziato ad insultare i due, che assistevano al match da un box a loro riservato e che per ovvi motivi di sicurezza, sono stati costretti a lasciare anzitempo l’impianto, mentre in un clima surreale venivano giocati gli ultimi minuti della partita.

Al termine del match sulla questione è intervenuto direttamente Mark Noble, protagonista indiretto di quanto accaduto: Capiamo la loro frustrazione ma continuiamo a perdere le partite e in realtà abbiamo bisogno di loro. Oggi era chiaro che i tifosi ne avessero abbastanza. Volevano mostrare il loro disappunto. L’atmosfera però era orribile. Spero che oggi abbiano tirato fuori tutto ciò che per loro era motivo di malumore, perché adesso l’unica cosa che conta è riuscire a restare in Premier League.”

Anche la società ha diramato un comunicato ufficiale tramite i propri profili social ufficiali, annunciando di aver aperto un’inchiesta interna nei confronti dei responsabili delle due invasioni.

 

Qualche ora più tardi, appena 300km più ad est, un episodio ancora più grave è andato in scena al “Pierre Mauroy”, stadio del Lille. Il match tra i padroni di casa ed il Montpellier è appena terminato col risultato finale di 1-1. Un pareggio amaro per “les Dogues”, a digiuno di vittorie addirittura dal 28 gennaio scorso ed al penultimo posto in classifica. Nonostante una buona prova contro un’avversaria sulla carta più forte, al triplice fischio finale dalla curva che accoglie il tifo più caldo del Lille circa duecento persone, molte delle quali a volto coperto, hanno scavalcato la barriera che separa gli spalti dal terreno di gioco: è partita così una vera propria caccia all’uomo nei confronti degli stessi calciatori del Lille. Gli steward hanno cercato di tamponare la situazione per permettere ai calciatori e alla terna arbitrale di trovare rifugio all’interno degli spogliatoi. Soltanto l’intervento della polizia ha evitato il peggio. La Federazione calcio francese si riserverà nelle prossime ore l’eventuale decisione di infliggere penalizzazioni in classifica allo stesso Lille.

 

A concludere nel peggiore dei modi un fine settimana calcistico davvero buio, ci ha pensato Ivan Savvidis, presidente del PAOK Salonicco. In Grecia, per il 25esimo turno di “Superleague”, c’era in programma lo scontro tra PAOK ed Aek Atene, con i gialloneri primi in classifica a +5 sui bianconeri. Allo scadere di una partita molto tesa ed equilibrata il PAOK trova il goal dell’insperato vantaggio col difensore Varela. Il direttore di gara Giorgios Kominos torna però sui suoi passi ed annulla la rete che poteva riaprire il campionato. Vibranti, ma mai oltre le righe, le proteste di tutta la squadra di casa. All’improvviso però è entrato in campo lo stesso Savvidis, intimando ai suoi calciatori di abbandonare il campo da gioco in segno di protesta e ripetendo più volte all’arbitro una pesante minaccia: “Sei finito!”Ad aggravare la situazione una pistola, fortunatamente riposta nella sua fondina, ma agganciata in bella mostra alla cintura dei suoi pantaloni.

Vierinha, vice-capitano del Paok, ha convinto i suoi compagni a non dare adito alle proteste del presidente e di rimanere in campo. Diversamente hanno fatto i calciatori dell’AEK che si sono rifugiati all’interno degli spogliatoi. La partita è stata sospesa ma la tensione è proseguita nell’appendice del “Toumba”: secondo quanto riportano i media greci, l’arbitro sarebbe tornato nuovamente sui suoi passi e sul referto ufficiale avrebbe scritto che la partita è terminata 1-0 in favore del PAOK e che l’AEK si sarebbe rifiutata di ritornare in campo circa sessanta minuti dopo l’invasione di Savvidis.

I calciatori ateniesi hanno a loro volta spiegato ai giornalisti la loro volontà di non scendere nuovamente in campo perchè “sarebbe stato impossibile giocare in quelle condizioni di terrore e sotto la minaccia delle armi”. L’AEK ha inoltre accusato lo stesso presidente del PAOK di avere aggredito Vasilis Dimitriadis, dirigente dei gialloneri.

La decisione finale sarà presa dalla Federazione Calcio greca, come spiegato dal vice ministro dello Sport, Georgios Vassiliadis: “L’arbitro dovrà scrivere un rapporto dettagliato su quanto accaduto e poi la federazione greca di calcio procederà a stabilire le sanzioni alla squadra o ai singoli”. Intanto il governo ellenico, su proposta del primo ministro Tsipras, ha deciso di sospendere fino a data da destinarsi il campionato. Non è la prima volta che viene presa una decisione del genere; il sistema calcistico greco negli ultimi anni sta vivendo una grave crisi, causata non soltanto dai continui scontri che si verificano fra opposte tifoserie, ma anche da pesanti accuse legate al calcioscommesse che in diverse occasioni hanno portato a veri e propri raid di gruppi di tifo organizzato nei confronti di alcuni esponenti della Federcalcio greca.

 

I tre gravissimi episodi hanno fatto ripiombare il calcio in un clima di terrore; si è avuta la sensazione di essere ritornati indietro di anni, quando gli incidenti e gli scontri causati dalle frange più estreme del tifo erano consuetudine. C’è bisogno innanzitutto di individuare gli autori e di allontanarli definitivamente dal mondo del calcio e del tifo, con il quale nulla hanno a che fare. C’è bisogno di pene esemplari che scoraggino gli altri a compiere simili gesti. E c’è soprattutto da pensare a delle misure di sicurezza in grado di evitare qualsiasi episodio di questo tipo in vista dei prossimi Mondiali in Russia, che si preannunciano particolarmente a rischio.

 

Ugo D’Andrea

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