ultimodeimieicani: «È assurdo vivere schiacciati dall'ansia per il futuro»

L’ultimodeimieicani è un gruppo musicale formatosi a Genova nel 2014  nella saletta del Lsoa Buridda, centro sociale autogestito che nel corso degli anni si è affermato come una delle realtà più attive nella produzione e diffusione di cultura, musica e spettacoli del capoluogo ligure.

Al gruppo, inizialmente composto da Stefano Pulcini (chitarra e basso), Rachid Bouchabla (batteria) e Beniamino Parodi (chitarra e basso), si aggiunse nel 2014 Lorenzo Olcese (voce). Dopo una breve fase sperimentale, la giovane band inizia una serie di concerti per i locali della propria città in modo tale da farsi conoscere al grande pubblico.

Nel 2015 la line up subisce ancora un mutamento: il gruppo accoglie Pietro Bonuzzi alla chitarra. Una volta al completo i cinque componenti decidono che è giunta l’ora di darsi un nome; nel corso di una serata passata in compagnia optano per L’ultimodeimieicani.

Una volta trovata la propria identità musicale la band inizia ad incidere i primi singoli presso lo studio di Andrea Bissolotti. Nel 2016 esce il primo EP ‘’In moto senza casco’’.

 Di recente L’ultimodeimieicani ha lanciato i singoli “Pensione a vent’anni e “Sirene’’. Il primo è nato come una provocazione su Change.org per rivendicare i sogni infranti di molti giovani italiani costretti a vivere una vita di ansie, rinunce e sacrifici che non riconoscono come propria; l’ultimo uscito parla del rapporto di amore e odio con la propria città natale.

La redazione di Libero Pensiero ha avuto il piacere di incontrare il frontman del gruppo Lorenzo Olcese.

Come e quando avete sviluppato il vostro interesse per la musica e deciso di dar vita a L’ultimodeimieicani? A cosa è dovuta la scelta di un nome così insolito ed originale per il vostro progetto?

«Ognuno di noi si è approcciato alla musica in momenti diversi e con modalità diverse. L’ultimodeimieicani non è stato un progetto pensato: Ste, Bengi e Rachid avevano cominciato a suonare insieme; una sera sono arrivato io e ho cominciato a cantare e da lì è nato tutto. Il nome del progetto lo abbiamo scelto in una serata passata tra noi. Tra mille proposte è uscito L’ultimodeimieicani e ci è subito piaciuto fin da subito per due motivi: uno semplicemente sensazionalistico descrive come ci siamo sentiti in molte occasioni, l’altro perché sdrammatizza la serietà di quello che scriviamo.»

Voi ragazzi de L’ultimodeimieicani fin dal vostro esordio avete dimostrato un forte interesse per la realtà che vi circonda: nel 2016 è uscito il vostro primo EP “In moto senza casco“ contente sette brani  che trattano svariate tematiche di attualità tra cui problemi economici, politici e sociali. Oggi giorno sono sempre meno gli artisti che attraverso i loro testi mettono in risalto esigenze sociali nevralgiche e quei pochi rimasti restano spesso e volentieri nell’oblio mediatico. A vostro parere a cosa è dovuto questo fenomeno? Perché ciononostante non bisogna demordere e far sentire sempre e comunque la propria voce?

«Siamo sempre stati attenti alla realtà che ci circonda perché è da lì che a livello di scrittura è sempre partito tutto. A volte è comodo non esprimere in modo chiaro le proprie opinioni e tante volte le si tiene per sé. Per noi la musica è libertà ed è proprio per questo abbiamo deciso di esprimerci liberamente. Purtroppo vediamo un disinteresse generale verso le tematiche sociali. Non colpevolizziamo nessuno, ma per noi è fondamentale parlare di certi temi e oltretutto esso ci viene naturale. È importante far sentire la propria voce: se vogliamo avere speranza che un qualcosa domani sia migliore di oggi non bisogna arrendersi mai!»

Di recente Genova è stata tappezzata di manifesti a nome de L’ultimodeimieicani e inoltre avete lanciato una petizione online con l’hashtag #pensionea20anni. Dalla vostra provocazione è nato l’omonimo singolo uscito l’8 marzo che esprime una forte critica nei confronti del modello di vita standardizzato imposto in Italia a noi ragazzi. Potreste raccontarci come è nata questa idea? Perché è importante per il nostro Paese investire sui giovani e far sì che essi possano vivere appieno esperienze concrete e realizzare i propri sogni?

«Investire sui giovani è molto importante. Molte volte veniamo sottovalutati e spesso chi di dovere dimentica che domani è il nostro turno e tutto dipenderà da noi. La canzone è nata pensando a tutte le persone che abbiamo incontrato e che non sono riuscite a raggiungere i propri obiettivi per motivi diversi. È chiaro che per realizzare i propri sogni servono dei mezzi che purtroppo non sono alla portata di tutti. Ci troviamo spesso a chiacchierare tra di noi su quello che vorremmo o avremmo voluto fare. Ci sembra assurdo alla nostra età vivere schiacciati dall’ansia per il futuro! Non vogliamo far sembrare la situazione italiana attuale più triste di com’è; noi personalmente abbiamo tanti sogni nel cassetto, ma non sappiamo se avremo mai la possibilità di realizzarli.»

A partire dal 16 aprile è disponibile il vostro nuovo singolo “Sirene” . Potreste gentilmente raccontarci qualcosa riguardo questo brano?

«Sireneparla di Treviso, luogo in cui sono nato e cresciuto. È una città con la quale ho un rapporto di odio-amore, che credo abbiano un po’ tutti. Gli altri componenti de L’ultimodeimieicani spesso dicono che ormai Genova gli sta stretta; è normale che dopo tanti anni passati nello stesso luogo ci sia voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Detto questo la città dove siamo nati e cresciuti rimane sempre e comunque casa nostra, una parte fondamentale delle persone che siamo e che saremo in futuro.»

Il 4 ottobre è prevista l’uscita del vostro secondo album “Ti voglio urlare” . Quali sono le novità rispetto al lavoro precedente? Potreste fornirci qualche anticipazione in merito?

«Rispetto ai lavori precedenti de L’ultimodeimieicani sicuramente l’album che uscirà è molto più curato. È la prima volta che lavoriamo con un produttore artistico (Mattia Cominotto) che ha partecipato allo sviluppo delle canzoni. Sicuramente le tematiche affrontate sono diverse; sarà un lavoro molto personale ed intimo. Non vogliamo anticipare troppo.»

Vincenzo Nicoletti

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