consapevolezza, follia, barriere
Fonte: https://essereintegrale.com/coscienza-consapevolezza-differenza/

Godere di una propria consapevolezza è importante per vivere al giorno d’oggi, soprattutto se le azioni possono essere vincolate e quindi falsate da handicap o ostacolate da barriere. Molto spesso, a prescindere da quelli che sono i limiti fisici o psicologici, ci si tende a porre degli intenti che non sempre vengono realizzati. Ma quando accade qualcosa di meravigliosamente sorprendente, i sogni e la follia appaiono soltanto vaghi ricordi e ci si concentra sulla vittoria ottenuta nel nostro presente.

Ognuno ha consapevolezza dei propri limiti: tutti sappiamo quando è il caso o meno di correre un rischio, così come siamo ben consci che esistono barriere che molto spesso impediscono la realizzazione di un sogno. Ma basta per un attimo pensare di voler realizzare qualcosa: all’inizio ci sembrerà una follia, una cosa impossibile da portare a termine; tuttavia, decidiamo di superare i nostri limiti mentali e fisici per cominciare una corsa stremante che ci condurrà a un meraviglioso traguardo.

Senza mai rischiare troppo e guidati dalla forza di volontà oltre che dalla consapevolezza del proprio essere, si arriva a dedurre che potenzialmente potremmo trovare una via d’uscita che potrà condurci al coronamento di un sogno: una posizione lavorativa a cui auspichiamo, un risultato scolastico, la vittoria ad una gara importante.

Il celebre Steve Jobs, in un suo altrettanto celeberrimo discorso, ha affermato: “Siate affamati, siate folli”. Spesso la piena consapevolezza del non poter riuscire seguendo i soliti schemi, può e deve invitarci al pensiero folle di tentare un passo, una mossa, un qualcosa che vada oltre qualsiasi lecita e normale convenzione di pensiero.

Ognuno nelle proprie attività quotidiane il più delle volte agisce per consequenzialità di eventi, senza pensare troppo al susseguirsi dei fatti o al come accadrà. Purtroppo chi soffre di disabilità è spesso costretto a trovarsi in balia delle onde e a non avere dei punti di riferimento: non ci sono regole da seguire, non c’è logica che tenga. A prevalere è sempre e unicamente la consapevolezza di sentirsi inadatti, inferiori alle contingenze della vita frenetica che la maggior parte delle persone sono abituate a vivere.

Genericamente, è necessario ricordare che la consapevolezza di quello che si è deve essere il motore di ogni azione umana: risulta impossibile agire con coerenza senza essere coscienti del proprio io. E questo vale per tutti: per chi non ha handicap fisici o psicologici e per il disabile che è circondato da numerose barriere. Avere consapevolezza del proprio io non significa non mettersi in gioco: a un certo punto della vita, in un momento più o meno importante, quando si è posti davanti a una scelta, l’essere umano tenta una follia e mette in atto una strategia che può sembrare vincente per arrivare allo scopo prefisso. La follia qualche volta si rivelerà un successo, altre volte condurrà a una sconfitta: nell’ultimo caso, il soggetto sarà costretto a rimettere in gioco tutto e a giungere ad una nuova consapevolezza di sé.

La sconfitta non è solo il ricordo di un limite dell’essere: l’individuo deve sapersi adeguare alle circostanze e alle barriere che gli vengono imposte, raggiunge la consapevolezza delle proprie capacità e capisce che i limiti esistono per tutti e non sempre possono essere valicati.

Nei soggetti affetti da handicap, la sconfitta può causare una nuova paura: quella di raggiungere una consapevolezza sbagliata di sé. Continueranno a prevalere idee negative basate sulla consapevolezza di non essere in grado di compiere una follia per realizzare un sogno tanto atteso e agognato, che ci sono barriere di ogni modo pronte a tranciare ogni idea.

La giusta consapevolezza è quella che aiuta ogni individuo a vivere meglio il presente, facilitando i ragionamenti e le idee. Non sarà mai la salvezza e la cura definitiva, ma almeno garantisce che si può vivere nonostante le difficoltà e le barriere, e soprattutto come qualunque altro essere umano può. Un aspetto affascinante e che deve restare sempre a vista è che la consapevolezza è utile per scoprire e riconoscere i limiti e i punti di forza di ognuno di noi: dalle barriere si potranno trarre i propri punti di forza per continuare a vivere, non mollare mai ed autodifendersi nell’ostile società odierna.

Eugenio Fiorentino

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto. Ho frequentato le scuole presso l'istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all'istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt'ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale. Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico. Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l'ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.

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