interconnessione

Nella moderna società liquida, così come definita dal celebre sociologo Zygmunt Bauman, non siamo più in grado di rinunciare all’interconnessione fra gli individui: un interconnessione non più basata sulle dinamiche sociali che nascono con il contatto diretto, ma quel legame virtuale e cibernetico che impera sulla quotidianità.

L’era dell’interconnessione con gadgets più personalizzabili

Nell’era dell’interconnessione la parola “gadget” ha ampliato la sua connotazione così come si è ampliata la sfera di conoscenza e lo sviluppo tecnologico, portando ad attribuire sempre più valore simbolico ai gadgets personalizzabili con una sorta di strano feticismo.

La democratizzazione della conoscenza sta anche nel sempre più rapido ampliamento delle possibilità d’uso di oggetti, seppur piccoli e poco costosi, come i moderni dispositivi tecnologici senza fili. In un batter d’occhio si è passati da cellulari pesantissimi agli smartwatch che consentono di telefonare, contare le calorie bruciate, addirittura creare interconnessione e monitorare i parametri vitali a distanza.

Il confine labile di attività sanitaria

In quest’era di interconnessione sempre più necessaria, una recente sentenza della Cassazione ha creato abbastanza scompiglio nel settore della telemedicina, stabilendo che non è necessaria l’autorizzazione richiesta alle strutture sanitarie quando non implica “attività sanitaria”. Il tutto nasceva da un’azienda che aveva collocato all’interno di centri commerciali dei punti di raccolta dei parametri vitali con assistenza di un’infermiera, che sarebbero stati trasmessi  ad una centrale operativa per eventualmente ottenere un consulto medico.

L’intoppo giudiziario nasce proprio sulla definizione di attività sanitaria che, come ha chiarito la Suprema Corte, non necessita per l’esercizio del punto di raccolta per il fatto di limitarsi a trasmettere telematicamente i valori: solo successivamente la persona può decidere se richiede anche il vero proprio consulto medico. Bisogna sperare che questi cavilli legali non siano di intralcio al diffondersi della telemedicina, con i suoi tanti benefici.

I dispositivi wearable

Ad esempio coloro che soffrono di disturbi del sistema cardiovascolare i quali, a seguito di un evento particolarmente grave come l’infarto, sono costretti a cambiare stile di vita: questo include l’assunzione di molti farmaci senza interruzione, per i quali è una mano santa l’avvento dei dispositivi wearable per il monitoraggio continuo a distanza.

Prendendo i dati del Portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, in quest’ era di forte interconnessione virtuale, le patologie che riguardano il nostro sistema cardiovascolare sono ancora una delle principali cause di morte in Italia: sono responsabili, addirittura, di oltre il 40% dei decessi complessivi registrati in un anno.

I principali valori che i dispositivi intelligenti sono in grado di tenere sotto controllo sono:

  • fattore di coagulazione sanguigna: in Europa i pazienti che assumono regolarmente terapie anticoagulanti sono intorno ai 6 milioni;
  • parametri cardiaci successivi ad interventi o aritmie e cardiopatie: in questi casi un semplice quanto evoluto smartwatch svolge la funzione di messaggero, come se fosse un canale di interconnessione, dei dati del cardiofrequenzimetro fra il paziente ed il medico, facendo partire degli alert alla centrale cardiologica quando si verificano condizioni stabilite;
  • prevenzione cardiovascolare post infarto: la maggior parte necessita di una terapia per evitare danni secondari, monitorabile con microdispositivi dall’interno. Dopo aver fatto ingerire al paziente una “pillola robot”, questa sarà in grado di trasmettere i dati all’esterno del corpo, per l’invio al medico tramite la connessione di uno smartphone o smartwatch.

Fonte immagine di copertina: Pixabay

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