Mancava solo l’ufficialità, ma l’aria di cambiamento di respirava già da qualche mese: finalmente Pepito torna a casa. Il classe 1987 nato in New Jersey riparte dal Genoa, al quale arriva da svincolato. Dopo l’ultima parentesi spagnola chiusa con il nuovo infortunio al crociato, Giuseppe Rossi continua a bruciare di quella voglia di non mollare, di quel bisogno che lo spinge a continuare a tornare sui campi da calcio.

Era il 2004 quando i Red Devils di Manchester videro e si innamorarono delle giocate di quel ragazzino, basso di statura ma con un sinistro quasi surreale. Buoni inserimenti e visione di gioco, ma ancora troppo acerbo. Un futuro campione che Sir Alex non si fece scappare. Purtroppo giocherà con poca frequenza e in due anni raccoglierà quasi 12 partite con 4 gol e 1 assist.

Tre anni dopo, gennaio 2007: in mezzo ad una giostra di prestiti e riscatti, il giovane Giuseppe Rossi approdò di nuovo in Italia, al Parma. Il momento perfetto nel quale si aprì la scena per la dimostrazione del valore personale ed atletico del giovane ragazzo italo americano: un Parma ultimo a metà campionato che vide l’esonero di Pioli e l’arrivo di Massimo Ranieri in panchina, e che a gennaio si ritrovò per le mani un giovanissimo ragazzo dal Manchester United. Inutile dire che quel parma di salvò, e proprio Giuseppe Rossi firmò con 9 gol e 4 assist la stagione del suo trampolino di lancio verso l’Europa che conta.

A luglio del 2007 venne acquistato dal Villarreal CF per una cifra intorno ai 7 milioni di euro. La stagione della consacrazione. Il fenomeno Giuseppe Rossi diventa Pepito. I numeri servono solo da cornice alle prestazioni straordinarie del talento italo americano: giocate, corsa, quella classe viva che non smetteva di bruciare quando lanciava un compagno o si metteva in posizione per piazzare il sinistro sotto il sette. In 4 anni, Pepito ha giocato 190 partite con 81 gol e 25 assist. Un campione.

Poi, purtroppo, gli infortuni. Una sequenza di sfortuna mista a delusione e rimpianto hanno iniziato ad accompagnare la vita del fenomeno di New Jersey dall’ottobre 2011, quando il crociato non resse il colpo. Rottura, e 557 giorni di stop. Una montagna, che potrebbe distruggere la carriera di chiunque. Ma non di Giuseppe. Testa bassa, lavoro, sacrificio, voglia di non mollare mai.

Siamo allora nel 2013, e in Italia si accese di nuovo una fioca luce. È la Fiorentina, che quell’anno si stava attrezzando con Vincenzo Montella in panchina ed ancora Jovetic in attacco ad assaltare l’Europa League ed a costruire una squadra in grado di poter realmente competere. Per 10 milioni di euro la squadra del giglio riuscì ad assicurarsi le prestazioni di Rossi, ancora in recupero dall’infortunio.

Purtroppo, la storia della relazione Giuseppe Rossi-Fiorentina venne segnata dai continui infortuni che il ragazzo italo americano non smise di subire: altri tre infortuni prima della scelta di tornare in Spagna a finire il contratto. Di quegli anni, ci si ricorda tanti gol, ma tre in particolare furono significativi. Una tripletta che marchiò per sempre la figura di un giocatore negli occhi di un tifoso. Non perchè era la Juventus, la quale non perdeva a Firenze da 10 anni; non perchè Giuseppe Rossi diventò il capocannoniere della Serie A davanti a un certo Tevez. Mi ricordo di quella tripletta perchè mi resi conto di cosa voleva significare la parola campione.

Il primo su calcio di rigore. Un sinistro chirurgico batté un Buffon che aveva intuito, ma non ci è potuto arrivare. Il risultato si sbloccò sull’1-2. Qualche minuto dopo arrivò a Pepito un pallone centrale, tra le linee, con il quale saltò in piroetta Pogba, senza guardare nemmeno la porta esplose un sinistro in pochissimi secondi: pareggio. Poi il pianto al terzo gol, quella dedica al padre, e gli occhi alzati al cielo di Firenze.

Purtroppo, la sfortuna ha continuato ad assillare Giuseppe Rossi, il quale ha cercato il riscatto in Spagna, prima al Levante poi al Celta Vigo, nel quale un altro infortunio ha fermato la carriera del talento italo americano.

Fino ad ora, fino al Genoa:

Giuseppe Rossi riparte dal Genoa, che crede nell’aiuto che potrà dare il fenomeno ad un cammino in campionato quanto mai difficoltoso, e che riserverà sorprese inaspettate. Pepito potrà essere l’arma in più, il jolly che il Genoa allenato da Ballardini può sperare di sfruttare al meglio. Un giocatore che ha dato tutto per la sua passione, il calcio, e per la quale non ha mai smesso di mollare. Dedizione ed esperienza, classe e sapienza le caratteristiche che cercherà di portare in aiuto ai suoi compagni; i quali erano già spinti dal sostegno del nuovo ingresso già dalla partita contro l’Atalanta:

Non mi resta che augurare un sincero in bocca al lupo a Pepito, con la speranza di vederlo primeggiare sui campi della Serie A, ancora una volta, come durante quei rari episodi di Firenze e di veder rispettata la sua volontà: essere il numero 10 della Nazionale agli Europei del 2020.

 

Fonte immagine in evidenza: tuttobolognaweb

Niccolò Inturrisi

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