Nature, Marica Branchesi inclusa tra i dieci scienziati dell'anno

Nature, rivista scientifica fondata nel lontano novembre del 1869, ha pubblicato la propria lista delle dieci persone ”who mattered this year (che hanno contato quest’anno)”: tra queste c’è anche un’italiana, Marica Branchesi.

L’astrofisica urbinate aveva già ricevuto il Breakthrough Prize l’anno precedente per la scoperta delle onde gravitazionali teorizzate da Einstein un secolo prima. In quel caso il premio era stato condiviso insieme ad altri 1011 scienziati e ai tre fondatori di LIGO Ronald W. P. Drever, Kip S. Thorne e Rainer Weiss.

La nomina di Nature è individuale, ma il valore riconosciuto alla Branchesi è proprio quello di aver saputo mettere in contatto specialisti provenienti da campi diversi, l’astronomia e la fisica. In definitiva, è un premio individuale per aver saputo coordinare e motivare un’azione collettiva.

Secondo Gabriela González, Marica Branchesi è stata «il comunicatore chiave tra astronomi e fisici». Anche grazie al suo lavoro, il 17 agosto dell’anno scorso è stato possibile osservare per la prima volta l’impatto di due stelle di neutroni e la conseguente origine di una kilonova.

Dopo aver conseguito il dottorato presso l’Università di Bologna, la Branchesi è tornata ad Urbino, dove nel 2009 si è unita a Virgo, un progetto di ricerca astronomica. Virgo collaborava con l’americana LIGO, ma fino all’arrivo della Branchesi questa unione di sforzi non aveva portato a nulla. Il merito della Branchesi, secondo Nature, è di aver spronato i fisici a segnalare qualsiasi allerta riguardo eventi potenziali, aumentando così le possibilità di osservare qualcosa di significativo, come poi è avvenuto ad agosto.

Quando l’opportunità di una tale osservazione si è materializzata, è stata proprio l’antenna Virgo a risultare decisiva. Due settimane prima del 17 agosto, l’antenna aveva rilevato un segnale molto debole. Proprio la debolezza del segnale, riporta il New York Times, è stato il fattore che ha permesso al gruppo di localizzarne la provenienza nell’Idra, la più estesa delle 88 moderne costellazioni. Dato che la regione cadeva in un punto cieco per Virgo, sono stati poi gli astronomi cileni a continuare la “caccia alle stelle”.

L’evento documentato è stato definito da David Reitze come «il più grande spettacolo di fuochi artificiali dell’universo». La differenza con le precedenti rilevazioni effettuati dalla LIGO è che quando due stelle di neutroni si scontrano, chiunque può vederle, al contrario di quanto avvenga quando a scontrarsi sono buchi neri. Inoltre, è stato provato che impatti del genere sono all’origine della presenza nell’universo di metalli come oro, argento e platino.

Il riconoscimento alla Branchesi da parte di una rivista storica e prestigiosa come Nature, oltre ad essere un altro passo nella già notevole carriera di un’astrofisica ancora molto giovane, è uno di quei segnali di speranza e incoraggiamento verso il mondo della ricerca in Italia. Un evento che potrebbe ispirare diversi giovani studenti/studentesse e ricercatori ricercatrici perché la Branchesi è l’ennesima prova che le donne e la scienza sono un binomio perfettamente compatibile; prove di cui sembra ci sia ancora bisogno in Italia se si pensa ai fatti di Savona, dove un uomo ha rifiutato di farsi operare perché l’anestesista era di sesso femminile) a continuare a credere nel futuro di ciò che studiano.

Luca Ventura

 

 

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