playoff

Un’altra stagione regolare si è conclusa. E anche se per molti versi i leit motiv non sono stati molto dissimili da quelli recenti, qualcosa di nuovo ha scosso la superficie troppo calma dell’oceano NBA degli ultimi anni, indice di un cambiamento che potrebbe avvenire di qui a pochi mesi. Non è sicuramente una novità Golden State che pur non macinando gli avversari – non ve n’è bisogno –  si è confermata al primo posto ad ovest e squadra da battere; James Harden ha disputato l’ennesima regular season straordinaria, confermandosi il giocatore offensivo più impressionante; Russell Westbrook divide la folla, come suo solito, tra chi si entusiasma per una stagione nuovamente con una tripla-doppia di media e chi polemizza sul suo stat padding; San Antonio riesce per l’ennesima volta a qualificarsi per la post-season, nonostante per la prima volta in questo millennio le sue frecce non presentino alcuna punta di diamante. E parlando di qualcosa di luccicante e prezioso, anche quest’anno abbiamo dovuto dire addio a giocatori che hanno rappresentato una parte importante della storia di questa lega, Dirk Nowitzki e Dwyane Wade.

Come detto, non tutta la narrazione è stata routine in questi ultimi mesi. Innanzitutto, per la prima volta dal 2004, ci apprestiamo ad assistere a dei playoff NBA senza LeBron James. Della stagione fallimentare dei Lakers abbiamo già parlato, ma, per onore di cronaca, segnaliamo che le strade di Luke Walton e la squadra losangelina si sono ufficialmente separate; l’annuncio è arrivato nella notte. Come accade ogni anno, nuovi talenti si sono mostrati al mondo, ma non c’è dubbio sul fatto che questa classe del draft 2018 sia speciale, ne sentiremo parlare ancora a lungo. Luka Doncic e Trae Young hanno disputato una stagione da rookie fuori dal comune, oscurando un po’ tutti gli altri, ma ci sono almeno altri 3-4 giocatori – Ayton e Bagley III su tutti – che possono diventare qualcosa di importante. La notizia più importante di questa intera stagione, in realtà, era in nostro possesso prima ancora che si alzasse il sipario: la Eastern Conference potrebbe regalarci i playoff più interessanti e combattuti di questo decennio. 

Eastern Conference

  • Milwaukee Bucks vs Detroit Pistons (8)
  • Toronto Raptors vs Orlando Magic (7)
  • Philadelphia 76ers vs Brooklyn Nets (6)
  • Boston Celtics vs Indiana Pacers (5)

La spedizione di James verso l’Oceano Pacifico alla conquista dell’ovest ha aperto una voragine all’interno della Eastern, che tutti naturalmente non vedono l’ora di colmare. Al primo posto ai nastri di partenza si presenta Milwaukee, che per la prima volta dal 1981 raggiunge quota sessanta vittorie in stagione regolare (60-22) e rappresenta il miglior record dell’intera NBA. I Bucks sono stati nettamente la migliore squadra fino ad ora, guidando la lega con net rating più alto(8.6). E se la produzione offensiva [quarti, ndr] ha un significato importante ma è pur sempre la regular season, il dato più interessante riguarda la fase difensiva: 104.9 punti concessi ogni 100 possessi, miglior difesa in assoluto. Un altro dato che può offrire uno spunto per la post-season riguarda gli scontri diretti tra le migliori cinque dell’est, anche in questo caso al primo posto troviamo la squadra di Giannis Antetokounmpo.

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Sì, perché anche se entra in scena solo a metà di quest’opera, il greco è tanto il protagonista di questa stagione NBA quanto lo è Channing Tatum in The Hateful Eight. La stagione della consacrazione è arrivata e potrebbe portarlo a vincere il titolo di MVP, e forse altro. Non esiste un singolo dato in cui non sia migliorato rispetto alla passata stagione, ma quel che più impressiona di The Greek Freak è la sensazione che stia solo grattando la superficie del giocatore che può diventare. Adesso è arrivato il momento di fare sul serio, di confermare la crescita all’interno dei playoff. I Bucks non vincono una serie dal 2001, anno in cui arrivano alle Finali di Conference [perse contro Philadelphia a gara-7, ndr], e il primo turno non poteva regalare un avversario più alla portata, quei Detroit Pistonsche in questa stagione hanno sempre battuto facilmente: 4-0 e distacco medio di circa 19,5 punti. Un risultato che sperano di confermare, viste anche le difficoltà che ha incontrato la squadra della città dei motori, che ha subito un crollo verticale nelle ultime due settimane e il cui miglior giocatore, Blake Griffin, non è al meglio per un problema al ginocchio sinistro.

Milwaukee non è l’unica squadra che deve dimostrare il proprio valore. Torontosi gioca molto, non solo in termini di presente, ma di futuro considerando il contratto in scadenza di Leonard. Negli ultimi anni ha sempre disputato buone stagioni, finendo sempre nel tritacarne quando arrivava il momento dei playoff. In una situazione così difficile, la dirigenza ha fatto scelte coraggiose. Non solo è stato ceduto DeRozan l’estate scorsa, a gennaio anche Valanciunas è stato messo sul primo aereo verso Memphis in cambio di Marc Gasol. Avere lo spagnolo e l’MVP delle Finals 2014 in squadra vuol dire moltissimo, sia in termini di valore dei giocatori quanto di segnali di cambiamento, che in campo si traducono in un diverso modo di giocare. E adesso bisognerà dimostrare la validità di queste scelte, arrivando quantomeno alle Finali di Conference. L’obiettivo non può essere inferiore. Il primo turno li vedrà contrapposti agli Orlando Magic, che hanno disputato una rs sorprendente, se consideriamo dov’erano l’anno scorso e in generale dal post-Howard. Sulla carta i Raptors sono i favoriti, ma i risultati deludenti degli anni scorsi pesano e dunque il lavoro più importante dovrà essere di tenuta mentale. Uno dei punti chiave sarà la lotta a rimbalzo. Negli scontri in stagione regolare Orlando ha sempre prevalso da questo punto di vista, e l’addio di uno protettore del pitturato come Valanciunas potrebbe ampliare la differenza tra le due squadre. 

Arriviamo alle due sfide più promettenti, Celtics vs PacersPhiladelphia vs Brooklyn. Due sfide molto simili, per peso sul presente e futuro delle squadre che vi faranno parte. Se da una parte Indiana (senza Oladipo) e Brooklyn non hanno molto da perdere, e il risultato da loro portato a casa è già importante, Boston e Philadelphia sono obbligate a superare quantomeno il primo turno. I diciassette volte campioni hanno vissuto una stagione molto particolare, per lunghi tratti complicata, in relazione alle premesse dell’estate. Lo scorso anno senza i due giocatori migliori, Kyrie Irving e Gordon Hayward, sono stati in grado di portare a gara-7 delle Finali di Conference i Cavs di James. Quest’anno ci si aspettava un ulteriore passo in avanti, considerati i rientri dei due All-Star. Non è stato così, anche a causa delle voci che hanno coinvolto (e continueranno a coinvolgere) Irving e il suo futuro. I Celtics restano, però, la squadra più attrezzata per arrivare fino in fondo; ha un’ottima miscela di talento ed esperienza, ma soprattutto, a differenza di tutte le squadre con cui si giocheranno il posto per le Finali, hanno dei giocatori che hanno già dimostrato di riuscire ad essere presenti nei momenti chiave di una serie playoff, fattore non da sottovalutare. I Sixers sono la squadra che tutti aspettiamo, e non da ora. Pensavamo che a questo punto sarebbero migliorati molto più di quanto abbiano in realtà fatto. In questo, Simmons rappresenta al meglio Philadelphia: potenziale clamoroso ma difficoltà a farlo fruttare. Nella stagione in cui, però, arriva anche Jimmy Butler un risultato deludente non può essere accettato. 

Western Conference

  • Golden State Warriors vs Los Angeles Clippers (8)
  • Denver Nuggets vs San Antonio Spurs (7)
  • Portland Trail Blazers vs Oklahoma City Thunder (6)
  • Houston Rockets vs Utah Jazz (5)

Saltiamo a piedi pari la serie tra Golden StateClippers, che è quella in cui il divario è troppo ampio per essere sovvertito in una serie al meglio delle sette. Resta, a prescindere, una stagione straordinaria per Los Angeles, capace di arrivare ai playoff senza alcun All-Star. Da segnalare le prime presenze del Gallonella post-season. Il risultato resta prevedibile, e non per colpa dei giocatori di Doc Rivers, che sicuramente daranno tutto per tentare l’insperata impresa. Una cosa sembrerebbe accomunarli con Utah, che dovrà vedersela con l’unica squadra che in questi due anni è riuscita a mettere in difficoltà gli Warriors. Houston, nonostante non abbia brillato come l’anno scorso, resta la migliore contendente al titolo dopo i campioni in carica. Del resto, i segnali che Hardenha mandato nel corso di tutta la stagione regolare parlano da sé, compresa la mostruosa prestazione alla Oracle Arena di qualche mese fa. I suoi 36.1 punti di media rappresentano il dato più alto mai registrato dai tempi di Michael Jordan, simbolo di un’ennesima stagione incredibile, che adesso va confermata dove conta davvero. 

Impresa a cui sono chiamate tutte le squadre che si trovano di fronte i San Antonio Spurs, al di là di chi abbiano o meno in roster. Nikola Jokic, uno dei giocatori più illuminanti di questa stagione, proverà a guidare i suoi Denver Nuggetsa vincere la prima serie di playoff dal 2009, anno delle Finali di Conference [perse 4-2 contro i Lakers, ndr]. In stagione regolare le sfide sono state molto equilibrate (2 vittorie a testa), con le squadre capaci di prevalere solo tra le mura amiche. E questo potrebbe essere il primo aspetto da tenere in considerazione per la serie, perché una vittoria da corsari potrebbe risultare decisiva più che in qualunque altra sfida di questi po. Gli Spurs sono sicuramente più esperti, più preparati a partite di questo genere, nonostante non ci siano più i Big Three e neanche Leonard. Gregg Popovich potrà contare come sempre sulla sua lunga panchina, che può risultare decisiva in un momento della stagione in cui le rotazioni tendono ad accorciarsi; e avere dalla propria gente del calibro di Belinelli,Mills Gaypuò risultare decisiva. Non può dire lo stesso coach Malone, i cui giocatori chiave sono contati, giovani ed inesperti. Il lato positivo è che sono straordinari e giocano come dei veterani. Siamo tutti molto curiosi di vedere come Murraye lo stesso Jokic approcceranno le prime difficoltà con cui naturalmente bisogna fare i conti a questi livelli.

Arriviamo alla serie probabilmente più complicata da leggere e impronosticabile, Portlandvs Oklahoma City. In regular season le uniche costanti positive che hanno avuto i Thunder riguardano Paul George, nettamente uno dei migliori cinque giocatori, e le partite proprio contro i Blazers, che sono tutte terminate con una W (quattro partite giocate). Escluse queste due cose, non vi sarebbero motivi logici per pensare che una squadra così disordinata, spesso disorganizzata possa mettere in difficoltà i Blazers. A meno che Russell Westbrookdecida di giocare da Russell Westbrook, quello della versione MVP (e precedenti), e allora la serie potrebbe davvero risultare come la più divertente di tutte. Portland dovrà fare a meno di Jusuf Nurkic; questo potrebbe risultare un fattore determinante all’interno della serie, perché Kanter, Collins e Meyers Leonard saranno chiamati a fronteggiare Adams e Noel, due giocatori chiave su entrambi i lati per OKC. La sua produzione offensiva è la terza migliore dell’intera lega (113.6 off rtg) dovrà vedersela con la quarta migliore difesa (106.4 def rtg), per cui sarà necessario il miglior Damian Lillard. Ma su questo ci sono pochi dubbi.

Michele Di Mauro

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