Blue Origin, il turismo spaziale è alle porte

La Blue Origin, impresa spaziale fondata dal presidente di Amazon Jeff Bezos ha completato con successo un nuovo test del New Shepard, il veicolo suborbitale che nei prossimi anni aprirà la strada al turismo spaziale.

La Blue Origin è una delle numerose compagnie private americane protagoniste del New Space, espressione usata per indicare quel contesto che comprende tutta una serie di innovative realtà e tecnologie spaziali che negli ultimi anni stanno rivoluzionando le modalità d’accesso allo spazio. Nel panorama che si sta configurando le ponderate e costose missioni programmate dalle agenzie spaziali stanno un po’ alla volta cedendo il posto alle iniziative commerciali di imprese spaziali private che ambiscono a rendere lo spazio un ambiente facilmente praticabile e non più appannaggio di un’élite specializzata. I progetti in corso di realizzazione sono svariati: mini-lanciatori ultra economici, razzi riutilizzabili, stazioni spaziali gonfiabili, costellazioni satellitari e perfino il turismo spaziale, concepito da due imprese americane in particolare: la Virgin Galactic e la Blue Origin.

Il New Shepard (dal nome del primo americano a raggiungere lo spazio nel 1961 Alan Shepard) è il sistema di volo concepito da quest’ultima per trasportare nello spazio gli avventurosi passeggeri. Si tratta di un veicolo suborbitale composto da due parti: un razzo riutilizzabile e una capsula contenente i turisti paganti. “Volo suborbitale” significa che il razzo raggiunge lo spazio (il quale inizia convenzionalmente a 100 km di altezza, a partire dalla linea di Kàrmàn), vi rimane per qualche minuto e infine riprecipita verticalmente sulla Terra. In altre parole, la capsula non viene lanciata con potenza sufficiente e con la traiettoria adatta a raggiungere l’orbita terrestre, ossia ad entrare in rotazione intorno al pianeta. Una volta raggiunto lo spazio il razzo vettore si sgancia dalla capsula abitata e ridiscende fino ad atterrare tramite propulsione in modo da essere in seguito ispezionato, rifornito ed infine riutilizzato. Nel frattempo l’equipaggio rimasto all’interno della capsula ha l’opportunità di sperimentare per qualche minuto l’assenza di gravità e di contemplare il pianeta nella sua sfericità. Trascorso qualche minuto la capsula è programmata per rientrare in atmosfera ed infine atterrare utilizzando un classico sistema di paracadute.

I test del New Shepard si susseguono con successo ormai da tre anni. La Blue Origin è stata la prima impresa privata a far atterrare e a riutilizzare con successo un razzo proveniente dallo spazio; oltretutto il medesimo veicolo (una precedente versione del New Shepard) è riuscito ad atterrare addirittura cinque volte in fase di test. Con l’ultimo collaudo, avvenuto il 29 aprile, è stato compiuto un ulteriore passo avanti. “Ciò che vogliamo fare è una serie di prove di volo, testare l’incorporazione di alcuni dei cambiamenti che di volta in volta apportiamo al veicolo” – ha affermato Bob Smith, amministratore delegato di Blue Origin – “e poi assicurarci di avere una stabile configurazione che possiamo riutilizzare molte volte prima di giungere al primo volo con equipaggio”. Il primo volo umano non commerciale, ancora programmato per testare l’affidabilità e la sicurezza del veicolo, è previsto per la fine del 2018. Una volta completati i test, ha aggiunto Smith, la Blue Origin penserà a vendere i primi biglietti.

Interno della capsula con equipaggio del New Shepard (Blue Origin)
Interno della capsula con equipaggio del New Shepard (Blue Origin)

In una recente intervista Jeff Bezos, presidente di Amazon e fondatore di Blue Origin, ha dichiarato che quest’ultimo progetto è senza dubbio il più importante a cui stia lavorando. Secondo Bezos l’unica soluzione alla crescente necessità energetica è un futuro impiego delle risorse disseminate nello spazio, la più disponibile e abbondante delle quali è rappresentata dall’energia solare. Per poter sostenere una vita migliore sulla Terra gli uomini devono cominciare a lavorare e a frequentare abitualmente l’intero sistema solare: i voli turistici a bordo del New Shepard, così come il servizio di trasporto commerciale che tra un paio d’anni verrà inaugurato dal razzo ultra-pesante New Glenn (sempre di Blue Origin), sono senz’altro progetti innovativi e utili allo scopo.

Pur ponendosi obiettivi differenti e lavorando su progetti alternativi Jeff Bezos ed Elon Musk (amministratore delegato di SpaceX e di Tesla) sembrano condividere l’idea dell’insediamento umano nello spazio. A tal proposito, qualche settimana fa Elon Musk ha annunciato che a breve inizieranno i test del BFR, il veicolo interplanetario ideato per condurre i primi uomini su Marte. Inoltre, entrambi i visionari imprenditori ritengono che il loro obiettivo sia raggiungibile solo qualora i veicoli spaziali divengano interamente recuperabili: “La chiave è il riutilizzo.” – ha dichiarato Jeff Bezos – “La civiltà di cui parlo, in cui milioni, miliardi e infine trilioni di persone possano lavorare e vivere comodamente nello spazio, non può essere realizzata per mezzo di veicoli spaziali utilizzabili una volta sola e poi da buttare via. Questo è un modo di accedere allo spazio ridicolo e costoso”.

Sebastiano Martorana