Matilde Serao, Ventre, Napoli

Matilde Serao è la giornalista che meglio di chiunque altro è riuscita a raccontare Napoli e le sue mille sfaccettature: nella sua opera capitale, “Il Ventre di Napoli”, l’autrice procede attraverso una sorta di autopsia della città che è ancora oggi attuale.

Matilde Serao e i primi passi verso il giornalismo

Nata a Patrasso (in Grecia) nel lontano 1856 da una famiglia di esuli antiborbonici, Matilde Serao ebbe un’infanzia serena e spensierata grazie al supporto della madre, Paolina Borely che fu il suo modello esemplare di vita. Infatti, studiò con la mamma e nello stesso anno della proclamazione dell’Unità d’Italia fece ritorno in patria stabilendosi a Napoli.

Fin dai primi anni dell’adolescenza visse l’ambiente editoriale e redazionale: il padre trovò lavoro come giornalista presso Il Pungolo, ma la piccola Serao ebbe difficoltà nell’apprendimento della lettura e della scrittura. Fu solo intorno ai sedici anni che riuscì a colmare effettivamente le sue lacune grazie alla sua attività di semplice uditrice che svolse presso l’istituto “Eleonora Pimentel Fonseca” sito a piazza del Gesù. Ottenne così il diploma di maestra elementare che però non riuscì subito sfruttare: la sua famiglia non viveva una situazione economica florida e per questo motivo fu costretta ad accontentarsi del lavoro nei telegrafi di stato.

Intanto la passione per la città di Napoli e per la scrittura non passava: cominciò a scrivere racconti in appendice sul Giornale di Napoli e alcune novelle firmate con lo pseudonimo Tuffolina. Si sentiva stretta in una dimensione che non le apparteneva e decise di lasciare il suo lavoro recandosi a Roma alla ricerca di qualcosa che la facesse sentire realizzata.

Cominciò la sua carriera come giornalista con la rivista Capitan Fracassa pubblicando racconti, storie, novelle, narrazioni di cronaca rosa con il nomignolo di Ciquita. Tutti oramai la conoscevano, tanto che Matilde Serao veniva spesso invitata nei salotti romani per discutere di letteratura e di arte. Ma una partenopea dalla risata grossa e dai modi frettolosi non era adatta agli ambienti chic dei salotti della capitale. Fu Edoardo Scarfoglio uno dei primi a criticare il suo modo di scrivere non corretto, non bello; una miscela di vocaboli appartenenti un po’ al francese, un po’ all’italiano.

Intanto, Matilde Serao aveva colpito Scarfoglio in positivo: quella popolana così pettegola, così schietta, tanto affettuosa quanto vanitosa, lo aveva colpito non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche sentimentale. Tra i due nacque una relazione amorosa che culminò con il matrimonio. La loro unione non riguardava solo la sfera amorosa ma anche quella lavorativa: si trattava di un vero e proprio sodalizio professionale.

L’approdo al giornalismo: una vita dedita alla scrittura

Fu nel 1885 che Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio fondarono la testata giornalistica Il Corriere di Roma che però fu tranciato da un altro giornale più in voga all’epoca. Quello che spicca del modo di fare giornalismo della Serao è un innato senso di raccontare la realtà dei fatti, di mettere su carta quello che accade nella vita di tutti i giorni senza omettere nulla: i suoi racconti, i suoi romanzi e i suoi stessi articoli di giornale sono una raccolta di osservazioni sulla vita e sul suo svolgimento.

A causa di debiti, Il Corriere di Roma cessò di pubblicare articoli: i coniugi rientrarono a Napoli e fondarono un’altra testata giornalistica, il Corriere di Napoli, per cui scrissero i talenti letterari dell’epoca tra cui Giosuè Carducci, Salvatore Di Giacomo e Gabriele D’Annunzio. La svolta decisiva avvenne nel 1892 quando Matilde Serao fondò un’altra testata giornalistica, Il Mattino.

Ben presto i guai cominciarono ad arrivare: il marito, ebbe una relazione clandestina con una donna che rimase incinta e poi si uccise, lasciandogli la figlia che Matilde accolse in casa sua. Tutto ciò portò alla rottura e alla separazione tra i due e la situazione fu aggravata dallo scandalo dell’amministrazione Sulmonte: il senatore Giuseppe Saredo aveva accusato la Serao e il marito sia di corruzione sia di aver ricevuto dei soldi per evitare che su Il Mattino fosse raccontata una verità scomoda.

Matilde Serao lasciò Il Mattino e fondò successivamente nel 1903 il nuovo quotidiano Il Giorno: era la prima donna nella storia del giornalismo ad aver fondato una nuova testata. Morì alla sua scrivania colpita da un infarto nel 1927.

Matilde Serao, Ventre, Napoli
La prima pagina del quotidiano Il Giorno all’indomani della morte di Matilde Serao

Il Ventre di Napoli

Pubblicato dai fratelli Treves nel 1884, Il Ventre di Napoli è l’opera capitale di Matilde Serao.

«Questo ricco sangue napoletano si arroventa nell’odio, brucia nell’amore e si consuma nel sogno.»

Il Ventre di Napoli è il racconto di una città che mostra i suoi mille volti in ogni occasione: la Serao narra un’epidemia di colera che si abbatte su Napoli e le condizioni in cui i partenopei sono costretti a vivere. Si tratta della descrizione di un vero e proprio ventre dove tutti sono mescolati a tutto, dove scarseggia l’igiene e la pulizia ma non manca mai la volontà di sconfiggere la malattia.

Un’inchiesta: così è bene definire il capolavoro della Serao.

Ma quando l’epidemia è oramai passata, il ventre deve essere ripulito: Matilde Serao narra di quelli che sono i piani di risanamento per la città senza però tralasciare gli usi e i costumi dei partenopei.

I napoletani e la loro arte di arrangiarsi, di sopravvivere, di tirare avanti nonostante le difficoltà e le condizioni avverse: ne Il Ventre di Napoli emerge il racconto di un popolo che non si spaventa, che tenta spergiuri, superstizioni e che è abituato a crogiolarsi nel lamento e nella sventura. A distanza di circa 130 anni nulla è cambiato in questo popolo: l’attenzione per ogni singola cosa, la passione per i vicoli stretti, le miscredenze, il gioco del lotto, l’amore che pervade ogni angolo di Napoli.

Il Ventre di Napoli è allora un’attualissima autopsia letteraria che esamina ogni strato della città abitata da un popolo che non si arrende mai, che si rialza dopo un’epidemia di colera e che è pronto sempre a rimettersi in gioco nonostante sia destinato ad essere ultimo e imprigionato ancora tutt’oggi da speranza e caos.

Arianna Spezzaferro

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Arianna Spezzaferro, nata a Napoli il 12/04/1993, è laureata in Lettere Moderne e specializzanda in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Amante della cultura umanistica, della filologia romanza e della lettura, aspira a diventare un'insegnante di Letteratura italiana, perché crede fermamente di poter trasmettere, in futuro, ai suoi alunni l'interesse vivo per tale disciplina. Attualmente scrive per Libero Pensiero News come coordinatrice della sezione Cultura.