L’hanno voluta positiva e ottimista, la protesta agli stabilimenti di Melfi.

Nella giornata di ieri, gli operai di Pomigliano D’Arco, i cosiddetti “confinati” del reparto di Nola per punizione, hanno distribuito ai cancelli Sata, migliaia di volantini e rotoli di carta igienica con la scritta ‹‹Le proteste di Renzi sono carta per il cesso!››.

Hanno pensato di criticare così il Jobs Act e di accusare il premier duramente, per l’incuranza verso le condizioni operaie, e in particolare per le limitazioni ai cassintegrati e ai licenziati. E stanno ben pensando di informare tutti gli altri colleghi d’Italia: «Stiamo pensando – ha detto Mimmo Mignano, uno degli attivisti presenti alla manifestazione di Melfi – di rifare la stessa iniziativa davanti a tutte le fabbriche di Fiat Chrysler Automobiles d’Italia, perché dovunque le condizioni degli operai sono drammatiche».

Non hanno intenzione di mollare e di silenziare. Anzi, hanno solo voglia di far sentire forte il proprio disagio, perché molti di loro hanno dedicato la vita alla Fiat e si rifiutano di pianificare un futuro lavorativo diverso, in un clima, quale quello italiano, che vieta ai giovani di lavorare e rende sempre più difficoltose le speranze per i più maturi.

Non hanno potuto incontrare Matteo Renzi ieri, ma non disdegnano di poterlo fare nei prossimi giorni, premesso che il Premier accetti. E ieri, 14 febbraio, alcuni di loro hanno unito la loro protesta a Bagnoli, per unirsi ad alcune centinaia di persone che hanno sfilato per chiedere l’annullamento delle condizioni poste dalla legge sblocca Italia e dalla bonifica di Bagnoli. I comitati di lotta si sono costruiti, anche in questo caso, un fantoccio con la faccia del Primo Ministro: stavolta, allo scopo di sensibilizzare la popolazione e dimostrare il disagio.

Non c’è alcun male se questi uomini protestano pacificamente per le condizioni in cui sono costretti a vivere. La maggior parte di loro ha famiglia e figli e in un paese democratico è inaccettabile che non si possa nemmeno avere un confronto con le istituzioni, dopo anni di disagio economico e di deprivazione materiale.

Anna Lisa Lo Sapio

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