Ferrari, Silverstone

Dimentichiamoci di loro, che a metà luglio hanno già messo più di una mano sul Campionato costruttori e – lo sappiamo – anche piloti. La continuità delle due Mercedes si riconferma anche nel più antico dei templi devoti alla Formula Uno, a Silverstone. Settima doppietta in dieci gare e un potenziale inestimabile che continua a raccogliere quanto seminato. Dopo il mezzo passaggio a vuoto in Austria, infatti, Lewis Hamilton ha vinto il Gran Premio di Gran Bretagna. Seconda piazza a Valtteri Bottas, che ha patito le glorie del compagno non potendo realizzare a pieno la propria strategia a causa di una Safety Car a metà gara. A seguire tutti gli altri, Ferrari compresa, in un contesto a parte.

La Silverstone degli altri

Altri che, a questo punto, basterebbero a creare uno scenario molto più divertente che eviti solite noie almeno per due domeniche di fila. Quest’anno a farla più interessante, infatti, sta contribuendo l’ormai ovvio avvicendamento tra Ferrari e Red Bull per i gradini più bassi del podio.

Pur se alla vigilia delle prove più abbordabili in ottica mondiale (da Hockenehim a Spa), per il team di Maranello sono aumentate le gatte da pelare. Stranamente anticipato, infatti, il momento della ribalta in casa Red Bull, che negli anni precedenti ha spesso dimostrato valore solo al termine dei giochi mondiale. Questa volta, invece, con un solido Max Verstappen intorno al quale costruire vettura e strategie, il successo è arrivato già prima di Silverstone, in Austria.

Non solo questioni di aerodinamica a separare la SF90 dalla collega austriaca. Malgrado la difficoltà nelle curve lente, infatti, con il disegno del fondo che poco probabilmente si discosterà mai dall’originale di marzo, la monoposto italiana non vive a suo agio in quest’annata di pneumatici Pirelli, con lo stesso Charles Leclerc che ha mostrato non pochi dubbi quando interrogato a riguardo.

Leclerc e Verstappen, a Silverstone ma per il futuro

Un degrado troppo affrettato che ha avuto luogo proprio in gara a Silverstone, quando al giro 7 il monegasco ha dovuto anticipare i tempi della prima sosta bruciando la possibilità di anticipare le mosse in Red Bull. Peccato, comunque, non essere riusciti a differenziare la strategia fin dallo start sulle due Ferrari, entrambe dichiaratamente sulle due soste e con gomma Soft iniziale (due stint di Soft e uno di Hard).

Ferrari, Silverstone
Charles Leclerc, in preparazione del GP di Silverstone

Nessuna remora sulla scelta delle Soft (che era da copione e, anzi, strategia consigliata), tuttalpiù si palesa ancora una differenza troppo sottile nel passare dal compound morbido a quello medium. Aver introdotto l’ibrido sarà pure stata una manna dal cielo in quanto a ricerca e sviluppo (e soprattutto ambiente); malgrado però gli sforzi di Pirelli nel semplificare il lotto, le gomme sono ancora una discriminante troppo decisiva e non facilmente prevedibile nelle gare di oggi. Sappiamo che a breve verrà vidimato un nuovo Patto delle Concordia (fine 2020), e che per la prima volta anche i piloti potrebbero essere coinvolti nella stesura di un regolamento per il 2021. Chissà che un parere del genere (che mai è stato preso in considerazione) non possa evitare alla F1 di immettersi su strade ancora più tortuose per il futuro.

Questo Silverstone però ha detto molto altro. Finalmente, dopo le riviste, dopo i convenzionalismi delle cabine di commento e giusto pochi altri dibattiti da bar, anche la pista ha battezzato il duello tra i due piloti del futuro. Da una parte un ormai inamovibile e arrembante Max Verstappen, emblema del team che lo ha lanciato e del ruolo che Honda è tornato ad avere nel Circus (ahi ahi, Fernando). Uomo chiave, perno di tutta Milton Keynes. Non ha ancora nulla da perdere, solo molto altro da guadagnare. Non paga inoltre il confronto al box con Pierre Gasly, al momento il meno lucido della combriccola delle nuove leve – relativamente ai mezzi che ha.

Dall’altra parte invece Charles Leclerc, che ha conquistato a Silverstone il suo quarto podio consecutivo e, già da tempo, un grosso cumulo di reputazione. Il pericolo imminente rappresentato da Red Bull potrà coinvolgerlo in diversi scontri in pista fino alla fine del campionato e, con le due Mercedes solo nel mirino di un cannocchiale, concedergli sicuramente libertà maggiori. I venti, insomma, gli soffiano in poppa. A questo punto in Ferrari sarà d’obbligo imparare ad amarsi, perché non si mandi alle ortiche un grosso investimento per il futuro.

Seb non è ancora agli sgoccioli

Ed è proprio nella parola futuro che compare ancora sorniona la faccia di Sebastian Vettel. A quasi dodici mesi esatti dal disastro di Hockenheim, il quattro volte campione del mondo non ha ancora ritrovato il giusto mordente. A chi lo stuzzica ricordandogli il 2014 e il primo anno di Daniel Ricciardo in Red Bull, Seb risponde che non è esattamente lo stesso con Leclerc (con Red Bull qualcosa aveva vinto).

Ferrari, Silverstone
Gli effetti del tamponamento Vettel-Verstappen

Sa bene che qui dalle nostre parti il tifo ha delle dinamiche distorte, che nel giro di una manovra ti portano dalla cima al fondo della piramide sociale. A Silverstone un errore grossolano, e troppi alti e bassi che nascondono un forte sentimento di insoddisfazione per la macchina e se stesso. A Maranello qualcuno la viveva nello stesso modo anni fa, un altro campione del mondo forse poco abituato a gestire i momenti no; ogni giorno aumenta la probabilità che Sebastian Vettel si ripeta come il predecessore.

Sbagliato però alzare mura intorno al tedesco, perché evidentemente non giovano così tanto a morale e prestazione. Qualcuno ha preferito smettere di correre anziché smettere di vincere, ma per Seb questo non è ancora un epilogo.

Ai nostri occhi in una Scuderia vincente bisogna realizzare la vettura, venire incontro ai piloti e gestire il box e la stampa. Niente o nessuno da trascurare. Non è quindi questo il momento di mettere altra carne a cuocere in Ferrari, che su queste cose ha (quasi) sempre fatto le mosse sbagliate.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: automoto

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