Gli altri come Mimmo: i passeur moderni oltre Riace

Passeur è una parola francese con un significato molto preciso: il passeur è chi organizza il trasporto clandestino di persone attraverso un confine – significato diventato quello principale negli ultimi anni; per Pennac, invece, il “passeur” è colui che possiede la cultura da tramandare agli altri, in sostanza gli insegnanti.
I membri del collettivo “Tous Migrants” di Briançon, Cedric Herrou e il sindaco di Riace Domenico Lucano sono i passeur di oggi. Loro che hanno fatto della disobbedienza civile il loro stendardo, con l’unico obiettivo di voler aiutare i migranti, prestando soccorso a persone in serio pericolo.

I passeur moderni da Riace in su

Il filo rosso che accomuna tutti questi passeur è proprio la disobbedienza civile, una forma di lotta politica attuata essendo consapevoli di star infrangendo una precisa norma di legge, considerata ingiusta. L’obiettivo è quindi quello di evidenziare, mediante la disobbedienza, l’ingiustizia della norma di legge e le conseguenze che essa comporta.

Se pensiamo allo “Stato” come a un’istituzione fondata su diritti e doveri, ma soprattutto come a un’unione di persone, e quindi di cittadini, che hanno di conseguenza la facoltà di vigilare sull’azione politica, allora denunciare questi fatti che si considera illeciti tramite la disobbedienza è un dovere salvifico. Come ci insegna la Storia, non sempre legalità significa giustizia.

La disobbedienza civile della Seconda Guerra Mondiale

Durante la Seconda Guerra Mondiale moltissime persone, nei paesi toccati dalla guerra, offrivano rifugio ai cittadini ebrei che secondo le leggi vigenti all’epoca in alcuni Stati avrebbero dovuto essere rinchiusi nei campi di concentramento e quindi uccisi solo perché così volevano i dittatori.

Oggi, siamo di fronte a una situazione politica diversa, ma il modo di reagire dei passeur è simile a quella dei “Giusti tra le nazioni”, il termine utilizzato per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah.

Forme di disobbedienza civile che partono da lontano si incontrano e si intrecciano. Alcuni casi dell’epoca contemporanea riguardano in particolare l’aiuto offerto agli immigrati per riuscire a raggiungere le loro mete o per, semplicemente, impadronirsi di una vita almeno decente.

Legalità non sempre significa giustizia, il caso di Herrou

passeur, riaceNella valle della Roia, una enclave montana tra l’Italia e la Francia, la fattoria di Cedric Herrou ha ospitato centinaia di migranti che cercavano di passare il confine e ha offerto loro un letto dove dormire, un pasto caldo, un aiuto. Herrou trasporta migranti, facilita il loro passaggio dall’Italia alla Francia e rivendica tutto quello che fa per queste persone. Rivendica tutto, nonostante sia un fuorilegge. Le sue azioni lo hanno costretto ad affrontare un processo, tre fermi e 128 ore di detenzione. È stato accusato di aver facilitato l’ingresso, la circolazione e il soggiorno di immigrati irregolari: il procuratore del tribunale di Nizza ha chiesto, per questo, otto mesi di prigione con la condizionale. 

Cedric è un disobbediente civile a tutti gli effetti. Le sue sono azioni politiche e sono una protesta contro la chiusura della frontiera franco-italiana, ennesima conseguenza della totale assenza di una degna accoglienza per i richiedenti asilo. A luglio, la Corte costituzionale francese ha stabilito che aiutare i migranti per ragioni umanitarie non può costituire reato. Nella sentenza, la Corte ha scritto:

«Il concetto di fraternità conferisce la libertà di aiutare gli altri per scopi umanitari senza tenere conto della legalità o meno della loro permanenza sul territorio nazionale».

Oltre al fatto che la fraternità è uno dei valori fondanti della Repubblica francese, la legislazione del Paese stabilisce che chi aiuta chiunque si trovi illegalmente sul territorio rischia fino a cinque anni di prigione e 30 mila euro di multa. Allo stesso modo, però, la legge garantisce la sospensione della pena nel caso si dimostri che la persona non ha ottenuto guadagni dalla sua attività illecita.

Il collettivo Tous Migrants

passeur, riace

Un altro esempio di disobbedienza civile è dato dal collettivo Tous Migrants stabilitosi a Briançon. La vita di questa cittadina è caratterizzata dall’arrivo di tantissimi migranti, anche qui aiutati dall’immensa solidarietà dei volontari. A maggio, l’associazione Tous Migrants e Benoit Ducos, la guida alpina francese indagata dalla magistratura francese per aver soccorso una famiglia di migranti al confine tra l’Italia e la Francia, hanno ricevuto il premio “Mediterraneo di Pace” che ogni anno viene assegnato a coloro che a livello professionale o personale si sono impegnati in attività di dialogo e solidarietà.

Gli esempi italiani

Riace accoglienza Mimmo LucanoIn Italia, a Riace in Calabria, dal 2004 il sindaco Domenico Lucano ha scelto di attuare delle politiche di ospitalità accogliendo oltre 6 mila richiedenti asilo. La cittadina di mare, grazie a questi cittadini acquisiti, si è ripopolata riuscendo a vivere, di fatto, una seconda vita. Il modello attuato è quello dell’accoglienza diffusa: i migranti vivono in appartamenti indipendenti, lavorano in bar e panetterie e collaborano con gli abitanti autoctoni, anche per la gestione della raccolta differenziata garantita da due ragazzi extracomunitari.

L’integrazione dei migranti è assicurata da settanta mediatori culturali assunti dal comune e facenti parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Lo scorso 2 ottobre, il primo cittadino di Riace è stato messo agli arresti domiciliari con l’accusa di istigazione dell’immigrazione clandestina.

Qualche giorno dopo, Alessio Pascucci, il sindaco di Cerveteri e coordinatore nazionale di “Italia in Comune”, si è autodenunciato per disobbedienza civile. Queste le parole che si leggono nel comunicato stampa, esplicative di quanto detto finora:

«Fermo restando la nostra fiducia nei confronti della Magistratura, il sindaco di Riace ci sembra la vittima sacrificale sull’altare del salvinismo che vuole attaccare un modello di integrazione vincente, sperando di macchiarlo e rovinarne l’esempio che ha dato in questi anni in Italia e nel mondo. Quell’isola felice che è Riace, in cui vivono in perfetta sintonia popoli e culture differenti, non può essere sporcata pubblicamente tacciandola di un reato come quello dell’immigrazione clandestina che solitamente colpisce gli scafisti che lucrano sulla pelle dei migranti».

Federica Ruggiero