Molte persone credono che gli alimenti ricchi in grassi o in zuccheri creino dipendenza, portando i consumatori al sovrappeso e all’obesità. Dovremmo forse considerare il cibo alla stregua dell’alcol o del fumo? O si fa forse confusione tra termini quali “dipendenza”, “voglia” e “disordini alimentari”?

Si pensa che le vie cerebrali comuni siano responsabili della sensazione di piacere derivata dall’assunzione di cibo e dall’uso di droghe. Alcuni studi effettuati sui ratti di laboratorio hanno mostrato che la ripetuta ed eccessiva assunzione di zuccheri possa sensibilizzare i recettori cerebrali alla Dopamina. Questa sostanza è prodotta nel cervello quando si prova piacere, allo stesso modo dato dall’abuso di droghe illecite. Alcuni studi su persone utilizzando tecniche di neuro-imaging cerebrale, le quali permettono di visualizzare la struttura e la funzione del cervello, mostrano delle somiglianze tra le risposte fisiologiche all’anticipazione di alimenti appetibili e a quella dell’abuso di droghe – ad esempio la dopamina stessa è rilasciata nelle medesime aree cerebrali.
Tuttavia, la dipendenza dal cibo è caratterizzata dalla necessità irrefrenabile di utilizzare una sostanza o comunque un mix di sostanze, dal consumo incontrollato e dall’esistenza di sintomi di astinenza (tipici sono l’ansietà e l’irritabilità) quando viene impedito l’accesso alla sostanza. Le persone che soffrono di disordini alimentari come ‘la sovralimentazione’, la bulimia nervosa e l’anoressia nervosa tendono a mostrare questi sintomi, indicando una similitudine tra come il corpo reagisce all’uso di droghe e all’alimentazione compulsiva.
Esiste tuttavia una domanda precisa che incuriosisce il consumatore: Perché certi cibi – come patatine fritte, pizza e cioccolato – creano più dipendenza di altri – come salmone e riso?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo analizzare i risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista Plos One i quali suggeriscono che i metodi utilizzati per fermare il fumo, l’alcolismo o le droghe, possono essere utilizzati anche la dipendenza dal cibo e l’epidemica diffusione dell’obesità.
Mentre da un lato i cibi più elaborati, più gustosi e appetibili, sono quelli colpevolizzati di dare una qualche forma di dipendenza, i ricercatori non sanno ancora con sicurezza se questi cibi possano scatenare vere e proprie dipendenze alimentari, e quali siano i più dannosi per l’uomo, dice Ashley Gearhardt, assistente professore di psicologia presso l’Università del Michigan.
Dall’altra parte i cibi non elaborati, cioè quelli che non subiscono l’aggiunta di grassi e che non contengono carboidrati raffinati, non sono associati a casi di dipendenza alimentare.

Il primo passo è quindi quello di identificare i cibi e le proprietà dei cibi che possono innescare tale dipendenza. “Questo può anche aiutarci a cambiare il modo in cui affrontiamo e curiamo l’obesità, perché non si tratterebbe semplicemente di eliminare alcuni cibi, ma piuttosto di utilizzare un metodo come quello con cui ci si disintossica da alcool, droghe e fumo” ha detto Nicole Avena, assistente professore di farmacologia e sistemi terapeutici alla Icahn School of Mecidine di New York.
Dallo studio recente si evince anche alcune differenze nei cambiamenti prodotti in diversi neurotrasmettitori da parte delle droghe e da una impellenza compulsiva verso il cibo. Inoltre, virtualmente ogni piacere che incontriamo – la bellezza, la musica, il sesso, persino l’esercizio – è associato a picchi di Dopamina simili a quelli causati da un pasto ricco di grassi. Tuttavia noi consideriamo questi dei piaceri, non delle dipendenze, e gli studiosi hanno proposto spiegazioni alternative.

Esistono quindi delle reazioni a catena che legano le abitudini all’assunzione delle sostanze e tutto ciò è legato alla necessità che il nostro organismo ne valuta fin già dalla prima assunzione.
Fonti: Agroalimenti e Dintorni
Marcello Cepollaro
















































