Deserto di Atacama, la scoperta della vita alimenta le speranze per Marte

L’analisi condotta da un gruppo di planetologi ha confermato la stabile presenza  di forme di vita batterica nel deserto cileno di Atacama, forse il luogo più inospitali della Terra: una simile scoperta alimenta la speranza di trovare analoghi microorganismi nel sottosuolo di Marte.

Il deserto di Atacama, estendendosi longitudinalmente per 1600 km e latitudinalmente per 180 km, ricopre un territorio compreso tra il Perù meridionale e il Cile settentrionale. La costa dell’Oceano Pacifico da un lato e la catena delle Ande dall’altro costituiscono i confini di quello che si presenta come uno dei luoghi più aridi del pianeta: benché le precipitazioni annue oscillino in media tra i 0.6 mm e i 2.1 mm in alcune zone di questo deserto può non piovere per decenni. Un clima siffatto si rivela peraltro ottimale per le osservazioni astronomiche (che risentono delle distorsioni generate dall’umidità dell’aria) e in particolare per l’European Southern Observatory (ESO) situato proprio nel deserto di Atacama.

I ricercatori, guidati dal planetologo Dirk Schulze-Makuch, cominciarono a lavorare nel 2015 dopo che un’epocale alluvione ebbe colpito il Cile settentrionale: a causa dell’insolita presenza di acqua nel deserto di Atacama fu rilevata una straordinaria proliferazione microbica. Le analisi condotte durante i due anni successivi permisero agli scienziati di tenere d’occhio il comportamento dei batteri che per adattarsi al meglio al rinnovato incremento di siccità cominciarono gradualmente a entrare in uno stato dormiente. “In passato i ricercatori hanno trovato microorganismi morenti vicino alla superficie e resti di DNA, ma questa è davvero la prima volta che qualcuno è stato in grado di identificare una persistente forma di vita nel suolo del deserto di Atacama.” ha dichiarato Dirk Schulze-Makuch, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. In altre parole le tracce biologiche rilevate finora in superficie non erano necessariamente rivelatrici di un’attività microbica presente nel sottosuolo, ma potevano essere state prodotte altrove ed essere poi trasportate dall’atmosfera.

È evidente la somiglianza tra la distesa rocciosa del deserto di Atacama e la superficie di Marte, fotografata dal rover Curiosity della NASA.

Che c’entra tutto questo con la ricerca della vita su Marte? Ebbene, il deserto di Atacama è probabilmente il luogo più simile al pianeta rosso presente sulla Terra, tanto che le agenzie spaziali sono solite testarvi i rover da inviare sulla superficie marziana. Sicuramente le condizioni ambientali di Marte sono ancora più estreme: l’atmosfera è assai rarefatta e quasi priva di ossigeno, le temperature sono gelide e le radiazioni micidiali. Tuttavia, analogamente a quanto accade nel deserto cileno, il sottosuolo potrebbe costituire un microclima più favorevole per le più elementari forme di vita: “Sappiamo che c’è acqua congelata nel suolo marziano e recenti ricerche suggeriscono fortemente la presenza di nevicate notturne e di altri eventi di intensificata umidità vicino alla superficie; ─ ha affermato Schulze Makuch ─ se la vita si è mai evoluta su Marte, la nostra ricerca suggerisce che abbia potuto trovare una nicchia sotto la superficie oggi estremamente arida”.

Già a partire dagli anni ’60, periodo in cui le prime sonde raggiungevano l’orbita marziana, gli scienziati cominciarono a ricostruire la storia evolutiva del pianeta. È possibile che milioni di anni fa l’ambiente in superficie fosse favorevole allo sviluppo della vita? Gli studi attuali suggeriscono che milioni di anni fa l’atmosfera fosse densa e tiepida abbastanza da impedire a tutta l’acqua, che presumibilmente formava un vasto oceano, di evaporare o di congelare. Non sembra dunque impossibile che eventuali microorganismi apparsi milioni di anni fa, perennemente dormienti nell’attesa della periodica comparsa di acqua, sopravvivano tuttora nel sottosuolo marziano.

Al momento in orbita marziana sono presenti svariate sonde aventi il compito di studiarne il clima e la geologia, mentre ben due rover della NASA (Curiosity e Opportunity) si muovono sulla superficie per effettuare analisi ravvicinate. Nell’immediato futuro altri tre veicoli scientifici (Mars 2020 della NASA, ExoMars dell’ESA e un piccolo rover dell’Agenzia Spaziale Cinese) saranno lanciati con l’intento di scovare tracce di vita presente o passata.

Sebastiano Martorana