Investire nel meridione: l'eccezione dello Spazio D'Art a Sala ConsilinaInvestire nel meridione: l'eccezione dello Spazio D'Art a Sala Consilina

La Costituzione italiana si apre con un principio che dovrebbe essere garantito a tutti i cittadini della Repubblica. Il primo articolo fondamentale, infatti, recita:

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Nonostante ciò, negli ultimi anni la domanda che ci si pone più spesso è: “esiste attualmente, nel nostro Paese, un diritto al lavoro?”

Lo Stato italiano negli ultimi anni non ha fatto altro che creare ostacoli, piuttosto che rimuoverli, per quanto riguarda l’accesso al lavoro e la permanenza prolungata all’interno di esso. A risentirne sono soprattutto i giovani: dopo anni di studio, si ritrovano catapultati in un mondo del lavoro che non li vuole, che non gli dà le giuste tutele, che non li rispetta, che li sfrutta per poi licenziarli.

Tutto questo al meridione è amplificato. Sono migliaia i giovani che partono dal Sud Italia ogni anno alla ricerca di fortuna altrove, al Nord Italia o addirittura all’estero, dove la situazione, almeno per come ci viene raccontata, dovrebbe essere migliore.

Un caso particolare

In questo marasma, ci sono quelle eccezioni che danno speranza agli incerti, ai pessimisti, ai demolitori di sogni, ai disillusi. Abbiamo intervistato una di queste eccezioni, ovvero i fondatori dello Spazio D’Art (a Sala Consilina) e dell’associazione che ne deriva: Fausto Marino, Dario Danile e Isabella De Lio. Questi tre ragazzi hanno deciso di investire tutto quello che hanno imparato nel loro paesino di provincia affinché i giovani di ora possano avere uno spazio polifunzionale, quello che è mancato a loro durante gli anni della crescita.

Spazio D'ArtCi hanno raccontato il loro progetto e ci hanno spiegato perché i giovani non dovrebbero arrendersi, ma continuare a combattere e a sperare nel loro futuro. 

Ci raccontate dello Spazio D’Art? Da quali esigenze è nato?

«Spazio D’Art è un’associazione culturale, forse un po’ atipica. Il suo obiettivo non è solo quello culturale, ludico e creativo, ma anche e soprattutto quello sociale. Spazio D’Art infatti nasce dall’esigenza di avere uno spazio lavorativo per tutti noi che non avesse costi eccessivi e che fosse grande abbastanza da ospitare noi e le nostre attività. Da qui la fortuna di capitare nel “condominio” di Spazio D’Art. Tanto spazio a nostra disposizione che abbiamo deciso di condividere con i ragazzi del territorio. Questi ultimi sono, per noi, uno sprono per fare sempre meglio e una possibilità per loro di realizzare progetti, condividerli e avere il massimo del supporto che tutti gli associati possono fornire». 

 Perché investire sul vostro territorio, quello dove siete cresciuti? Quanto è importante riqualificare gli spazi abbandonati presenti in questi piccoli paesi meridionali?

«Investire nel territorio significa dare un’ulteriore possibilità a quello che è il nostro Paese. L’Italia non è solo grandi città, moda, tendenze e marchi, ma soprattutto provincia. Una provincia che tende a migrare verso le opportunità offerte dai grandi centri attrattivi, dimenticando la realtà iper-connessa che contraddistingue la nostra epoca. Crediamo, infatti, che le possibilità non ci vengano offerte, ma siamo noi stessi a doverle creare e quindi: “perché non crearle lì dove per antonomasia manca tutto?“. Noi abbiamo deciso di riqualificare una delle miriadi di strutture esistente sul nostro territorio per far si che non muoiano, e con loro le nostre origini». 

Cosa pensate dell’attuale situazione lavorativa dei giovani italiani? Raccontate anche la vostra esperienza.

Spazio D'Art«Pensiamo e crediamo fermamente che la situazione lavorativa giovanile nel nostro Paese, così come in tutto il mondo, non sia mai stata florida e per questo non screditiamo il presente pensando che sia il down peggiore della nostra storia (i nostri nonni hanno fatto la  guerra… forse stavano peggio!). Le nostre esperienze ci hanno insegnato a credere in noi stessi, abbracciando, realizzando e valorizzando le nostre passioni, al fine di renderle il nostro lavoro». 

A tal proposito, credete che per i giovani ci sia speranza? In cosa, secondo voi, dovrebbero sperare? E cosa potrebbero fare di concreto?

«In sostanza: credere in se stessi è l’unica arma per combattere ogni situazione negativa.  Il mondo del lavoro, come è successo in ogni generazione passata, si è evoluto, è cambiato, ha aperto nuovi orizzonti e possibilità. Nel marasma più totale, l’unica certezza sono le nostre capacità. Sfruttiamole e crediamoci, i risultati arriveranno!».

Federica Ruggiero

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