Filippine, scoperto un misterioso antenato dei Sapiens

Il ritrovamento di alcuni strumenti di pietra rivoluziona le teorie sulla presenza degli uomini nelle isole del sud-est asiatico. Ma a chi appartengano questi resti resta un mistero: sarà un antenato dei Sapiens?

Una misteriosa quanto inaspettata scoperta quella realizzata da un gruppo di studiosi in una pianura alluvionale delle Filippine: gli strumenti raccontano di un antenato dell’uomo sicuramente precedente ai Sapiens stabilitosi nelle isole del sud-est asiatico. Ma chi fossero questi uomini, cosa facessero su quelle isole e soprattutto come abbiano fatto a raggiungerle resta ancora un mistero tutto da svelare.

La scoperta pubblicata su Nature interessa una serie di attrezzi in pietra utilizzati per la caccia: sono stati, infatti, ritrovati attorno a una carcassa di rinoceronte. Sicuramente questi antenati dell’uomo moderno erano alla ricerca di cibo come dimostrano i segni ritrovati sulle ossa dell’animale: segni di taglio indicano l’utilizzo degli utensili come oggetti adibiti al recupero  della carne dalla carcassa. Non è però l’uso degli attrezzi, né la loro natura in pietra, a sorprendere: quello che ha sorpreso gli studiosi è la loro età.

Le ossa dello sfortunato animale hanno circa 700mila anni e questa datazione ha creato non pochi grattacapi agli studiosi. Poteva trattarsi di un errore eppure verifiche incrociate hanno accertato la bontà dei risultati: ne nasce immediatamente un problema. Se gli ultimi studi  avevano datato la presenza di ominidi nelle Filippine intorno ai 67 mila anni fa è chiaro che qualcosa non torna. Inoltre chiunque abbia prodotto quegli utensili deve essere necessariamente un antenato dell’Homo Sapiens comparso sulla Terra molto più recentemente. Questa scoperta ha rivoluzionato completamente tutte le nostre teorie riguardo la presenza degli uomini nelle Filippine e più in generale in tutto il sud-est asiatico.

Sia Thomas Ingicco, archeologo del Museo Nazionale di Storia Naturale in Francia, responsabile dello studio che Michael Petraglia, paleoantropologo del Max Planck Institute for the Science of Human History di Jena non coinvolto nella ricerca concordano sulla portata storica del ritrovamento: questa scoperta fornisce nuova linfa allo studio delle nostre origini e avvalora la teoria secondo la quale gli antenati degli Homo Sapiens fossero comparsi su alcune isole tra cui le Filippine.

Queste teorie che vedevano le isole del Pacifico popolate già migliaia di anni fa erano sembrate per molti anni delle pure speculazioni: la presenza dell’oceano sembrava una barriera invalicabile per i nostri antenati, i quali si sosteneva non fossero in grado di navigare. Questa teoria pare trascurare l’aspetto fortemente adattivo della vita e degli esseri umani: è sempre più evidente che queste isole fossero abitate da antichi progenitori dei Sapiens in grado di affrontare il mare aperto probabilmente spinti dalla fame o dall’umana curiosità. Già nel 2004 erano stati ritrovati alcuni reperti di Homo Floresiensis, comunemente chiamato Hobbit a causa delle dimensioni ridotte causate dal nanismo insulare, sull’Isola di Flores in Indonesia. Così come nel 2016 sono stati ritrovati strumenti sull’Isola di Sulawesi sempre in Indonesia: i reperti sono stati datati circa 120mila anni fa, ovvero 60mila anni prima della comparsa dei Sapiens.

Quello che però è mancato negli anni è stata una ricerca più approfondita e in grado di andare a datare con precisione numerosi altri reperti presenti ad esempio nelle Filippine. Già dagli anni ’50 era stato individuato nella piana alluvionale di Kalinga un grosso sito di reperti ossei. La difficoltà legata alla datazione dei reperti è stata superata grazie al ritrovamento di questo scheletro di un antico ed estinto progenitore del rinoceronte. Oltre alla più classica datazione al Carbonio14 relativa ai resti dell’animale è stato possibile confrontare i risultati con una particella di vetro fuso proveniente dall’impatto di un asteroide: uno scontro avvenuto circa 781 mila anni fa. In questo modo la datazione intorno ai 700mila anni degli strumenti in pietra appare molto più che attendibile.

Una volta datati gli utensili resta insoluta una domanda: chi li ha realizzati? Le teorie sono principalmente due: da un lato i Denisoviani, un gruppo di ominidi prima sconosciuto, noto grazie al DNA e alla scoperta di alcuni fossili in Siberia, dall’altro un nostro più antico progenitore come l’Homo Erectus. Ad avvalorare la seconda teoria sono anche i ritrovamenti nell’Isola di Giava di alcuni fossili di Erectus, datati più di 700 mila anni fa. In ogni caso, Erectus o meno, è sempre più evidente che il mare non rappresentava per i nostri antenati un confine insuperabile.

Come abbiamo fatto però ad attraversare gli oceani è ancora un mistero: potrebbero essere stati involontariamente aiutati dalle fortissime tempeste che devastano quelle aeree e che avrebbero potuto letteralmente strappare pezzi di terra e lasciarle galleggiare fino a raggiungere le coste delle isole. In effetti resta un mistero anche il trasferimento della fauna: immaginare un grosso rinoceronte nuotare nell’oceano è piuttosto fantascientifico. Gli studiosi però concordano sull’aspetto casuale della diffusione dell’Erectus nelle isole del sud-est asiatico. 

Quando il come troverà la sua risposta resterà poi da capire quale tipo di impatto e relazione avranno instaurato gli antichi abitanti di queste isole con l’Homo Sapiens giunto circa 60 mila anni dopo. La storia, anzi, la preistoria di questa fetta di mondo è ancora tutta da scoprire e potrebbe nascondere nuove e inaspettate sorprese.

Francesco Spiedo

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