IVG: un diritto in bilico tra obiettori e orientamenti politici
Claudio Furlan - Lapresse

Era il 22 maggio 1978 quando lo Stato italiano con la legge 194 iniziava a depenalizzare e a disciplinare l’aborto. Oggi, che di anni ne sono passati quaranta, quali sono gli esiti pratici della legge che garantisce il diritto all‘IVG nella penisola? E qual è il tasso di obiettori di coscienza?

Le relazioni annuali presentate dal Ministero della Salute al Parlamento monitorano l’andamento delle pratiche di interruzione volontaria sul territorio nazionale. 80733 è il numero di IVG registrato nel 2017, un dato che testimonia una diminuzione del fenomeno rispetto al 2016, e soprattutto rispetto al 1982, l’anno di picco in quanto a IVG in Italia.

IGV - I dati della relazione del Ministero per valutare il diritto all'aborto
Tabella 2 – Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194/78

I numeri parlano chiaro, eppure a volte mentono

I dati presentati nella relazione annuale pongono numerosi interrogativi sulla loro effettiva attendibilità in quanto rappresenterebbero un’immagine di IVG non reale del Paese, come dichiarato dalla dott.ssa Silvana Agatone, presidentessa della LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78) che a questa redazione ha spiegato anni fa le criticità del metodo.

Il 68,4% dei ginecologi italiani è obiettore di coscienza. Significa che su dieci medici, sette non si prestano all’IVG. A questi vanno sommati gli anestesisti obiettori pari al 45,6%. Il rapporto tra interruzioni praticate e obiettori di coscienza appare equo secondo il Ministero, ma i numeri dicono altro.

Mappatura delle regioni italiane

Se si focalizza lo sguardo sulle singole regioni emergono situazioni fortemente diversificate, non certo rassicuranti: l’Italia meridionale e insulare mostra percentuali più alte di obiettori rispetto alle altre parti del Paese. Sono soltanto due le regioni nelle quali gli obiettori di coscienza non raggiungono il 50%: Valle d’Aosta ed Emilia Romagna. Altre regioni presentano percentuali che oscillano addirittura tra l’80% e il 90%, come la Sicilia, la Basilicata e il Molise.

Obiezione di coscienza nella pratica dell'IVG
*Dati 2017 della Relazione del Ministero della Salute sull’attuazione della Legge 194/78

Questo vuol dire che una donna della provincia di Isernia, se vuole praticare un aborto, deve rivolgersi molto probabilmente all’azienda ospedaliera di un’altra regione, e d’altra parte l’unico medico non obiettore che opera nella provincia deve occuparsi solo di IVG.  Sul sito dell’ISTAT è possibile verificare il processo di migrazione legato all’IVG che di fatto si attua in Italia attraverso il rapporto tra gli eventi che si verificano nelle regioni di residenza e quelli che si verificano una regione diversa.

Una mappatura che valuti il rapporto tra IVG e obiettori di coscienza in ogni singola regione si rivela fondamentale nello studio del fenomeno perché prima ancora che discutere sull’andamento dei numeri è opportuno riflettere sulle condizioni che permettono la praticabilità di una legge che di fatto dovrebbe garantire un diritto.

L’IVG nell’Italia di oggi è un tema ancora caldo

In un passato non troppo lontano sono stati numerosi i casi in cui a una donna è stata respinta per ventitré volte la possibilità di aborto, a causa di obiezione o questioni burocratiche. In un passato non troppo lontano sono state immediate e numerose le reazioni quando nella regione Lazio di Zingaretti è stato attivato un bando riservati a non obiettori. Quanto appena citato dimostra quanto l’IVG risulta ancora una questione controversa, un diritto rivendicato nel 1984 così come lo è oggi, un motivo di scontro tanto ideologico quanto politico.

Ciò appare ancora più evidente nell’Italia del senatore leghista Pillon che persegue l’obiettivo “aborti zero”, in quella del ministro della Famiglia Fontana che è iscritto al Comitato No194, nell’Italia insomma delle forti posizioni sull’aborto, quella delle “marce per la vita”, dei Congressi delle famiglie e dei gadget a forma di feto. Nel bel Paese sempre più leghista e sempre più pieno di contraddizioni in cui è proprio il vicepremier Matteo Salvini a dover frenare la sua Lega sul tema aborto dichiarando «l’aborto non si tocca».

Regioni e orientamenti politici

Gli orientamenti politici delle singole regioni sono soggetti a cambiamento come dimostrano le infografiche di Termometro Politico. Se alcune realtà hanno mostrato più volte la propria affezione per un orientamento, non è così per altre.

aborto ivg

I colori politici di ogni regione potrebbero essere emblematici per spiegare i tassi di obiezione che oggi emergono, ma allo stesso tempo per altre realtà fuorvianti visti i cambiamenti di voto nel tempo. Una cosa è certa: le recenti elezioni hanno confermato un presentimento già diffuso, ovvero che i consensi verso la Lega, per quanti ancora si recano alle urne, sono diffusi a macchia d’olio dal Nord verso il Sud e le isole.

Elezioni regionali in Italia - diritto
*In aggiornamento

È lecito supporre che gli scenari politici in atto e quelli che si prospettano saranno sempre più determinanti per le scelte civili e in particolare per tematiche come l’aborto. La diffusione di una corrente politica che mira a snaturare il valore di una legge potrebbe svilirla ulteriormente e fare aumentare il tasso di obiettori? È una domanda che resta ancora aperta e che per questo necessita come non mai un’attenzione particolare.

La resa dei conti

«Le donne si presentavano dopo la mezzanotte, uscivano di casa con il buio, quando nessuno poteva vederle: arrivavano in ospedale con ferite gravissime, lacerazioni, emorragie, infezioni, accadeva ogni sera, ormai eravamo preparati: quelle donne, a volte quelle ragazzine, erano le reduci di aborti clandestini avvenuti chissà dove e con chissà quali mezzi, facevamo il possibile per aiutarle, alcune si salvavano ma altre morivano, e molte restavano lesionate per sempre» (dott. Carlo Flamigni in riferimento all’Italia degli anni Settanta, in De Luca, la Repubblica, 2011).

È stato un lungo cammino quello che ha portato alla regolamentazione dell’IVG permettendo di acquisire un diritto. È una legge che ricorda la nostra storia, la storia di tutti. Il femminismo, la lotta, la conquista. La libertà di scegliere in uno Stato democratico e laico. È bene ricordare il passato e ricordare le voci di chi ha guardato negli occhi le donne che rischiavano la vita e la galera quando il diritto dell’IVG non era loro riconosciuto.

Alba Dalù

1 commento

  1. Alba grazienl per questo articolo che trovo molto esaustivo.
    È giusto ricordare come si è arrivati all’acquisizione di alcuni diritti fondamentali attraverso anni di sofferenze e battaglie soprattutto da parte delle donne!
    Bisogna continuare a parlare di diritti e soprattutto far in modo che le generazioni future non dimentichino e non si arrendino di fronte a chi ogni giorno tenta di minare la nostra libertà di scelta!

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