Les Fleurs Des Maladives: la band comasca con l'obiettivo di rianimare il rock italiano

I Les Fleurs Des Maladives sono un gruppo musicale italiano formatosi nel 2002 a Como composto da Davide Noseda (voce, chitarra e testi), Ugo Canitano (basso e cori) e Alberto Maccarone (batteria e percussioni).

Dopo una prima fase embrionale e una demo, il trio lombardo nel 2007 decide di pubblicare il primo discoAntinomìe EP” che contiene quattro brani autoprodotti tra cui ”Novembre”, canzone reinterpretata successivamente da Nada.

La cantautrice di Rosignano Marittimo è rimasta talmente impressionata dai Les Fleurs Des Maladives da contattarli personalmente per una collaborazione che li ha portati in giro per l’Italia tra concerti ed esibizioni radiofoniche e televisive.

Nel 2010 i Fiorellastri (nickname dato alla band dai propri fans) entrano nuovamente in studio per lavorare al loro primo album ufficiale ”MEDIOEVO!” in cui sono presenti i brani ”Medioevo” e ”Amoxicillina’, inclusi nella compilation ufficiale del Concerto del Primo Maggio a cui il gruppo prese parte nel 2014 e nel 2016, e ”Dharamsala’, premiata da Amnesty International in occasione festival ”Voci per la libertà” .

Nel marzo 2017 la band pubblica il suo secondo album ufficiale ”Il Rock è morto” contenente il singolo ”Homo sapiens”, uscito in anteprima il 20 febbraio 2017 con un’esclusiva su MTV New Generation.

La redazione di Libero Pensiero News ha avuto il piacere di intervistare il frontman dei Les Fleurs Des Maladives, Davide Noseda, che ha gentilmente risposto ad alcune nostre domande. Ecco l’intervista completa.

Come e quando vi siete incontrati e avete deciso di dar vita al vostro progetto musicale?

«Il progetto nasce nel 2002 da un’urgenza espressiva e autorale di Davide. Nel 2009 e nel 2014 gli incontri prima con Ugo e poi con Alberto hanno portato ad un percorso comune con una visione condivisa. Ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti e abbiamo iniziato a lavorare insieme per fare del buon Rock’n’Roll con testi in italiano.»

Il nome della band, Les Fleurs Des Maladives, è chiaramente ispirato alla dedica iniziale de ”I fiori del male” scritta da Baudelaire a Téophile Gautier: ”De la plus profonde humilité / Je dédie / Ces fleurs maladives.” A cosa è dovuta questa scelta così singolare?

«Adoro la visione estetica e decadente contenuta ne “I Fiori del Male” di Baudelaire e penso che si avvicini molto al concetto di “bello e maledetto” da sempre legato al rock. I nomi delle band in inglese sono inflazionatissimi e li ho sempre trovati banali: il francese mi sembrava il modo migliore per usare una lingua diversa mantenendo intatto lo spirito dell’opera poetica.»

Avete uno stile musicale molto particolare: la matrice è prevalentemente rock con riff e sonorità potenti che rimandano alla musica stoner e grunge. Nonostante questo vostro amore per la scena alternative anni ’90 avete, però, mantenuto una forte vena cantautorale. Cosa volete esprimere attraverso la vostra musica? Cosa significa per voi fare rock?

«Fare musica per noi significa trasmettere un messaggio. Pensiamo che le canzoni abbiano un fortissimo potere sociale, culturale ed educativo e per questo non dovrebbero essere relegate a semplice strumento di intrattenimento. Chi scrive musica, anche e soprattutto nel 2018, ha una grossa responsabilità. Il rock oggi in Italia non va di moda, non a caso il nostro ultimo album si intitola “Il Rock è morto”, ma da sempre è il genere che rappresenta la ribellione al conformismo e alle verità calate dall’alto. Noi facciamo rock proprio perché, parlando dell’attualità che ci circonda, vogliamo risvegliare la bellezza della diversità di pensiero che si nasconde dentro ognuno di noi.»

Nei vostri brani avete spesso e volentieri affrontato tematiche importanti tra cui le problematiche che, purtroppo, affliggono la nostra società. Tanto per fare un esempio la vostra canzone Dharamsala che parla del genocidio tibetano nel 2014 è stata premiata da Amnesty International. Quali sono i messaggi che volete dare al vostro pubblico?

«In parte ti ho già risposto alla precedente domanda. I nostri sono sempre messaggi positivi che vogliono colpire per stimolare l’ascoltatore a ragionarci su. Anche quando parliamo di argomenti delicati lo facciamo con grande spontaneità, senza la retorica che renderebbe tutto vuoto e noioso. Le ovvietà e i riti formali comunicativi mi annoiano molto: quando scrivo ho bisogno di mantenere sempre freschezza.»

Nel corso della vostra carriera avete avuto modo di collaborare e di condividere il palco con artisti del calibro di Giorgio Canali, Nada e Caparezza. Avete in mente nuove collaborazioni? Cosa avete in serbo per il futuro?

«Per il nostro ultimo disco abbiamo avuto la fortuna di lavorare con Max Zanotti (Deasonika, Rezophonic, Casablanca) che ha sposato in pieno il nostro progetto e ha curato la produzione artistica, dalla sala prove al master. Nello stesso album è presente un featuring di Alteria che ci ha prestato la sua bellissima voce per duetto nella nostra personale rivisitazione de “Le tre verità” di Lucio Battisti. Per il nuovo lavoro vedremo, non sono cose che decidiamo a tavolino ma sulla base delle canzoni che scriviamo di volta in volta. Per l’immediato abbiamo in serbo l’uscita del nostro nuovo video “NABA Design Blues”, nuovo singolo estratto da “Il Rock è morto” che è uscito proprio in questi giorni. Per il futuro siamo in fase creativa e stiamo mettendo mano alle idee che comporranno le nuove canzoni: continuate a seguirci e saprete dove ci porteranno!»

Vincenzo Nicoletti

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