Chef Rubio è tutto quello che la sinistra italiana non ha mai saputo essere
Fonte: chefrubio.it

A seguito dell’omicidio perpetrato a Trieste ai danni di due poliziotti scoppia la polemica, e nell’occhio del ciclone finisce un personaggio non propriamente legato al mondo della politica bensì Chef Rubio, cuoco televisivo molto attivo sui social ed elevato ormai a opinion leader, al punto da scatenare un putiferio ad ogni tweet tra commenti sprezzati di chi lo vorrebbe sentir parlare solo di cucina e di chi lo accusa di prendere posizioni estremiste. Evidentemente, il linguaggio colorito e la giusta dose di populismo che trapela dalle sue stories di Instagram veicolando messaggi inclusivi, progressisti e umanitari lo rendono particolarmente esposto agli attacchi da parte di esponenti sovranisti o meglio, di destra. Forse la sinistra italiana avrebbe qualcosa da imparare dal suo modo di comunicare e di mostrarsi senza remore dalla parte dei più deboli.

Il tweet della discordia di Chef Rubio

A proposito della sparatoria, il tweet incriminato accusa la mancanza di preparazione dei poliziotti dovuta a “un sistema stantio che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente”. Una denuncia legittima, finalizzata a provocare un dibattito su un tema serio e poco affrontato, proprio alla luce di una tragedia che dovrebbe far aprire gli occhi sulla sicurezza e sulle condizioni lavorative di chi tutela la nostra incolumità.

Tuttavia, la tempestività di Chef Rubio nel commentare la vicenda ha suscitato reazioni rabbiose da parte di Giorgia Meloni, che lo definisce un miserabile, e di Matteo Salvini, già avvezzo agli alterchi contro lo chef,  che invece lo addita come uno scemo. Non tarda la risposta di Rubini che twitta: “Ho capito per cosa io pago le tasse: per far giocare Matteo Salvini sui social”. Anche il fratello di una delle vittime reagisce alzando i toni e scusandosi poco dopo. La lista di chi sembra aver mal interpretato – o volutamente travisato – le parole dello Chef non è terminata, dal momento che si è aggiunta al coro Rita Dalla Chiesa, che ha commentato tuonante il tweet di Rubio, e molti giornali che parlano già di flop del suo programma tv, “Rubio alla ricerca del gusto perduto” trasmesso su NOVE. Infine, un siparietto avvenuto a seguito della trasmissione “Non è l’Arena” in cui Massimo Giletti dichiara di aver cercato di raggiungere telefonicamente lo Chef senza ricevere risposta. La telefonata è stata poi smentita dal diretto interessato, assicurando che il giornalista non è in possesso del suo numero di telefono. 

Chef Rubio è tutto quello che la sinistra italiana non ha mai saputo essere
Fonte: twitter.com

Un linguaggio semplice ed efficace

A quanto pare, la schiettezza e il mancato rispetto del politically correct di Gabriele Rubini, in arte Chef Rubio, non solo si prestano facilmente alla strumentalizzazione da parte di figure come Meloni o Salvini, ma provocano reazioni disparate che dividono l’opinione pubblica e alimentano il dibattito. 

Rubio non si fa scrupoli a mostrare le sue posizioni su molteplici questioni storicamente legate alla sinistra, come dimostrano le sue Instagram Stories sul conflitto israelo-palestinese, sul caso Cucchi e il suo attivismo nel campo dei diritti umani e contro le discriminazioni. Per esempio, lo Chef si è distinto per le varie collaborazioni con l’IFAD, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite o con la Open Arms quando ad agosto si trovava a Lampedusa, sebbene la controversa partecipazione alle iniziative di Amnesty International Italia sia stata sospesa a causa di alcune dichiarazioni misogine di Rubio ai danni di Selvaggia Lucarelli. 

In estrema sintesi Chef Rubio, in maniera provocatoria e parlando alla pancia della gente (non solo dal punto di vista gastronomico), lancia messaggi chiari su argomenti di cui la sinistra dovrebbe tornare ad appropriarsi. Il rispetto dei diritti umani, la lotta contro la discriminazione e le diseguaglianze, la protezione delle minoranze, la tutela dei lavoratori e degli ultimi della società presentati senza quella patina del “politicamente corretto” a tutti costi, senza quella ricerca perpetua di un equilibrio che caratterizzano la sinistra italiana. Il suo linguaggio è crudo, a volte troppo semplicistico, ma sicuramente funziona e riesce a calamitare l’attenzione. 

D’altro canto, il pericolo di utilizzare un linguaggio a volte simile a quello dei sovranisti nostrani potrebbe avere il suo rovescio della medaglia, in quanto la comunicazione della sinistra italiana, spesso ritenuta stucchevole dal suo stesso elettorato, dovrebbe costituire un’alternativa allo stile comunicativo della destra, superficiale nella forma e nei contenuti. Ad esempio, nel commentare il femminicidio commesso a Foggia da una guardia penitenziaria nei confronti della moglie e delle figlie lo Chef sembra peccare di faciloneria. Secondo alcuni utenti, infatti, il nesso di Rubini fra l’omicidio e la condizione in cui versano le carceri e l’intero sistema penitenziario non regge. 

Una lezione per la sinistra

La sinistra italiana dovrebbe trarre piuttosto qualche insegnamento dall’esposizione mediatica di Chef Rubio, capace di attirare l’attenzione di giornalisti, politici e seguaci ad ogni suo messaggio. Ancor più, oggi si parla dell’utilizzo dei social della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, soprannominata “il Trump dei democratici” per il successo virale ottenuto in rete, che attraverso la creazione di contenuti propri e le sue risposte sagaci ai suoi avversari riesce ad avere un forte seguito, senza ricorrere all’individuazione di un nemico e indirizzando il suo impegno nel perorare cause ben precise, la crisi ecologica e le diseguaglianze sociali.  Forse, il segreto sta nel mostrare un impegno concreto nei confronti dei problemi quotidiani delle persone e lasciarlo trapelare attraverso una comunicazione più diretta, adatta all’era digitale.

Rebecca Graziosi

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