terapia occupazionale montecatone autodifesa

La vita per un disabile non è mai facile, sia per le problematiche legate alle barriere architettoniche che per quelle relative ai rischi derivanti da aggressioni e scontri: non è difatti impossibile imbattersi in estranei malintenzionati. Siccome chi subisce deve sapere come difendersi, ecco che all’ospedale riabilitativo Montecatone di Imola è nata la terapia occupazionale che insegna l’autodifesa ai pazienti con disabilità.

Interessati all’iniziativa, abbiamo intervistato in esclusiva la dottoressa Vannini, coordinatrice della Terapia Occupazionale.

Come è nata la collaborazione con l’Associazione Tiger’s Den Krav di Imola?

«È nata grazie a un nostro ex paziente, Alex Labindi, che ha partecipato ai loro corsi e ci ha fatto conoscere questa disciplina, elogiandone gli aspetti positivi e soprattutto dimostrandone praticamente la fattibilità anche per una persona disabile in carrozzina.»

Badando all’aspetto più pratico dell’iniziativa, ipotizziamo che ad un paziente emiplegico venga bloccato l’arto sano, come insegnate a divincolarsi?

«Abbiamo per ora indirizzato l’attività ai pazienti paraplegici, che hanno cioè una compromissione agli arti inferiori e al tronco ma che hanno gli arti superiori validi. L’istruttore sarà più chiaro a tal proposito, ma da quel che ho capito non esiste nulla di definito per la disabilità, loro hanno adattato la pratica normale studiandone l’applicazione grazie alla collaborazione con Alex.»

Nel caso in cui il paziente in questione soffra di qualche deficit psicologico, causato dal proprio incidente, che lo paralizzi se bloccato o messo alle strette, come gli si insegna a superarlo?

«Anche su questo l’istruttore potrà essere più chiaro, perché se ho ben capito l’obiettivo è sì insegnare delle tecniche ma soprattutto farle entrare in un meccanismo inconscio/primordiale che scatta come reazione di difesa. La paura di essere bloccati o messi alle strette accompagna ognuno di noi, tanto più una persona disabile che si sente più vulnerabile e possibile vittima più facile. Dargli degli strumenti per difendersi aumenta la loro stima ed è uno step importante del processo di empowerment per tornare a una vita attiva e soddisfacente.»

Oltre alla terapia occupazionale, potrebbe essere utile unire un buon lavoro di fisioterapia che riesca a dare al paziente migliore fisicità?

«Sicuramente un buon recupero fisico e funzionale facilita tutto ciò che è movimento e dinamicità.»

Nei vostri progetti c’è la possibilità di instaurare questo tipo di collaborazione anche con altri centri presenti sul territorio nazionale?

«Come Montecatone stiamo ancora pensando a come instaurare una collaborazione con l’associazione continuativa nel tempo, visto il grande successo riscontrato nei pazienti che hanno provato. Per la collaborazione con altri centri bisogna innanzitutto sentire la disponibilità dell’associazione, poi se occorre noi possiamo essere a supporto per portare la nostra esperienza.»

Intervista a cura di Eugenio Fiorentino

2 Commenti

  1. Eugenio veramente complimenti per il bel articolo che hai scritto “ oltre ad essesere fatto bene penso sia anche molto utile a persone che hanno delle difficoltà e non sanno come comportarsi “.
    Ancora complimenti xké usi il tuo “dono” di giornalista per aiutare magari i più sfortunati che nn sanno come comportarsi in situazioni simili..
    Complimenti, Complimenti è ancora Complimenti a mio avviso sei bravissimo, continua così !!
    ?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui