NORMAL: «Non possiamo non sentirci importanti e felici»

Dopo il singolo d’esordio Uranio, pubblicato lo scorso 10 maggio, NORMAL regala al suo pubblico un nuovo inedito, dal titolo Helium .

Jessica Passilongo (nome all’anagrafe della giovane cantautrice veronese, classe 1992) ha confermato di essersi calata appieno nel progetto recentemente intrapreso e dato prova ancora una volta delle sua spiccata personalità e doti artistiche: la linea melodica di Helium è inizialmente lenta, per poi progredire man man in un crescendo che raggiunge il suo culmine nel ritornello. Il tema principale del brano è il desiderio di emersione e appagamento personale. Spesso capita di perdersi in desideri suggeriti e imposti dalla società dimenticando le proprie reali aspirazioni.
A detta di NORMAL, per essere in grado di stravolgere la propria vita e raggiungere l’autorealizzazione, è necessario conoscere, esprimere e sviluppare le proprie potenzialità e lavorare su se stessi. Solo così sarà possibile far emergere ciò che si è davvero, anche se può non risultare facile e immediato.

Nella prima strofa, NORMAL esprime la propria voglia di riscatto, ma allo stesso tempo è consapevole della propria attuale condizione e sa che non è facile uscirne (“We all try to reach the sky/ trying to fly high like a butterfly/ but we know, we’re bogged down here”). Nonostante la strada appaia in salita e molte sono le difficoltà lungo il cammino, per raggiungere le proprie ambizioni bisogna tenere duro e non arrendersi. Nell’inciso, la cantautrice ripete svariate volte la frase “I will rise” come se volesse convincere se stessa e l’ascoltatore di potercela fare. Nella parte finale del testo, ribadisce di non essere disposta ad accettare vincoli che possano minare la propria felicità e a scendere a compromessi con la vita (“I can’t settle down since I am alive/ I won’t be chained up here”).

Libero Pensiero News ha avuto il piacere di intervistare NORMAL. Ecco quanto da lei rilasciato:

Iniziamo con una domanda di rito: puoi raccontarci qualcosa del tuo percorso artistico? Come e quando hai deciso di metterti in gioco e calarti nelle vesti di NORMAL?

«La mia passione per la musica è nata assieme a me, tramandata dalla mamma. Fin da piccola cantavo in ogni momento e, crescendo, la cosa non è cambiata. A 10 anni, ho iniziato a studiare chitarra per potermi accompagnare e per scrivere le mie prime canzoni e, a 13, mi sono iscritta all’Accademia Superiore di Canto di Verona. Ho studiato canto per molti anni; parallelamente ho conseguito la laurea in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica che io chiamo “il mio piano B”. Ho deciso di mettermi in gioco, calandomi nelle vesti di NORMAL, quando ho finito l’Università e sono arrivata a chiedermi davvero cosa volessi fare della mia vita. Nonostante la neuropsicologia mi affascini molto, non penso che sia la mia strada: la mia passione per la musica è più forte. La consapevolezza di voler fare musica l’ho sempre avuta, ma è stato proprio nel momento in cui mi sono trovata a dover costruire sul serio il mio futuro che ho capito al cento per cento quale fosse la mia vocazione.»

Di recente è uscito il tuo singolo Helium. Il brano presenta alcune analogie con il precedente Uranio: inizialmente il cantato segue una linea melodica lenta, poi aumenta d’intensità nel ritornello. A cosa è dovuta questa tua scelta stilistica? C’è una motivazione ben precisa che ti ha spinto ad adottarla?

«Il mio obiettivo principale, come cantautrice, è quello di mettere le mie emozioni dentro ai brani che creo, in maniera più vera e sincera possibile. Spesso le mie canzoni nascono da un processo di ricerca, di riflessione personale che è possibile ritrovare anche nella loro struttura. Il ritornello è la presa di coscienza, il punto d’arrivo della riflessione ed è il momento in cui le emozioni raggiungono l’apice ed esplodono. La struttura delle mie canzoni è tale proprio perché vorrei che l’ascoltatore sentisse quello che sento io.»

Il tema principale del tuo nuovo inedito è la voglia di emergere. Per farlo non serve necessariamente stravolgere del tutto la propria vita, ma prendere atto di ciò che siamo e cercare di ri-assemblare i pezzi creando nuovi equilibri. La ricerca della felicità dipende innanzitutto da noi stessi. Sei d’accordo? A tuo parere quali sono gli ingredienti chiave per sentirsi realizzati e in armonia con il proprio Io?

«Credo che la felicità dipenda da ciò che ci succede, unitamente a come noi reagiamo agli eventi, a come noi percepiamo ciò che ci sta attorno. Senz’altro l’equilibrio e la consapevolezza di se stessi – che deve tradursi in accettazione dei propri limiti – sono ingredienti fondamentali di questa formula. Ciò che sottolineo in “Helium” è proprio il fatto che, nonostante sappiamo di essere dei piccoli puntini nell’Universo, non possiamo non sentirci importanti e di conseguenza felici. Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte e di provare fino in fondo a realizzare i propri sogni. La felicità è un processo lungo e in continua costruzione: solamente impegnandosi e promettendo a se stessi di essere in grado di farcela è possibile preparare la nostra mente ad accoglierla.»

Come hai saputo dimostrare attraverso i tuoi brani, la musica ha un enorme potere nel plasmare l’animo umano e porci, quindi, a stretto contatto con le nostre emozioni più profonde. Della volte, fa da cornice ai nostri traguardi mentre, in altre occasioni, può essere un supporto nelle situazioni avverse.
Che cosa rappresenta, per NORMAL, la sua arte?

«Per me la musica è una sorta di miracolo. Un filo che ci connette a diverse cose:

  • connette, per esempio, la nostra razionalità alle nostre emozioni: il testo all’interno delle canzoni è il nostro pensiero logico, mentre la melodia tocca una parte di noi molto più primitiva e innata;
  • connette il presente al passato: è molto comune associare ricordi a delle canzoni o sentire esattamente gli stessi sentimenti provati in particolari situazioni a distanza di tempo;
  • unisce il nostro corpo con la nostra mente: a suon di musica ci muoviamo, balliamo, sentiamo le vibrazioni nel petto e sentiamo che quando ascoltiamo tutto il nostro essere è coinvolto;
  • connette anche le persone: una stessa canzone può emozionare sia un vecchio sia un bambino, sia una casalinga sia un adolescente e ha il potere di ricreare, direttamente, le emozioni di chi la compone in chi l’ascolta.

Vincenzo Nicoletti

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here