Si è tenuta presso lo Spazio Nea di Napoli la discussione sulla dispersione scolastica e sulle disuguaglianze presenti nella scuola nel territorio del Mezzogiorno, organizzata da Possibile Napoli città Metropolitana.

La riflessione ha visto protagonisti diverse personalità politiche e intellettuali del panorama partenopeo: Fiorella Esposito, rappresentate di FLC CGIL Napoli; Luigi Felaco, Presidente della commissione scuola del Consiglio Comunale di Napoli; Roberto Serpieri, professore del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II; Giulio Cavalli, giornalista e membro del Comitato Scientifico di Possibile e la docente Patrizia Perrone che ha potuto parlare senza peli sulla lingua della sua esperienza diretta. Ognuno di loro ha avuto la possibilità di  intervenire e approfondire diversi aspetti di questo delicato argomento cercando di fornire agli ascoltatori una panoramica a 360 gradi sulla situazione attuale.

scuola
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Simone D’andrea, portavoce di Possibile, ha voluto sottolineare come la decisione di trattare simultaneamente il problema della dispersione scolastica e il tema della disuguaglianza non sia stato casuale:

abbiamo deciso di collegare questi due temi perché secondo noi il problema non può essere affrontato in maniera separata. Dove c’è dispersione scolastica ci sono fortissime disuguaglianze e sono i dati a confermarlo”.

Il fenomeno sociale della dispersione scolastica ha seguito negli anni un trend costante e negativo in tutto il Paese ed è andato ad aggravarsi nel Mezzogiorno, a causa della presenza di realtà problematiche sul territorio. Diverse zone, infatti, sono caratterizzate da difficili situazioni economiche e sociali le quali si sommano, creando maggior disuguaglianza e un peggioramento palpabile della condizione scolastica meridionale. Dati alla mano, la Regione Campania si posiziona al terzo posto in Italia per tasso di abbandono scolastico con una percentuale del 31.6%, percentuale che raggiunge invece il 36,1% solo nella città metropolitana di Napoli.

La discussione ha inoltre toccato altri punti nevralgici della questione come la mancanza di un apparato scolastico omogeneo e uniforme che vada dal Nord al Sud Italia. Qui la mancanza di uguali strumenti e strutture ha il suo peso nella questione. Inoltre il puro Diritto allo Studio sancito dalla Costituzione sembra essere stato dimenticato dalla politica che, da vent’anni a questa parte, ha attutato scelte scolastiche che non tendono a considerare il sistema nella sua interezza, come mezzo per istruire, come un bene comune grazie al quale formare gli adulti di domani.

I vari argomenti trattati sono serviti come base di conoscenza e spunto di riflessione per sensibilizzare e mirare ad un progetto che vuole essere ancora più grande e concreto. Questa iniziativa vuole rappresentare solo un punto di partenza come precisa lo stesso D’Andrea:

un tema del genere non può essere trattato solo a livello teorico. Sappiamo bene che da troppo tempo i problemi non vengono affrontati perché la politica pensa di poter dare una soluzione a tutto senza ascoltare chi vive sulla propria pelle queste esperienze. Noi di Possibile vogliamo iniziare una serie di campagne vere coinvolgendo diverse associazioni e cercando di dare una risposta concreta a queste problematiche.”

Le parole più crude e decise, ma anche quelle più giuste e disarmanti, arrivano dalla bocca della docente Patrizia Perrone che più di tutti ha vissuto sulla sua pelle le trasformazioni e i peggioramenti del nostro sistema scolastico:

Lo sforzo è far capire che la lotta per la scuola è una lotta per il futuro. Perché altrimenti siamo tutti spacciati.”

Il problema della dispersione scolastica, delle disuguaglianze della scuola italiana che lentamente cade a picco in un baratro dal quale, se non si agisce, difficilmente risalirà, non è un problema dei docenti, dei politici di turno, dei bambini che la frequentano o dei genitori che la vivono più da vicino ma un problema di ogni singolo individuo. L’indifferenza a queste tematiche è la dimostrazione della crisi epocale che l’Italia sta vivendo.

Alessandra Vardaro

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