Guida pratica per comunisti alle elezioni politiche del 4 Marzo 2018

Cosa fanno due comunisti?…”Tre partiti comunisti!” – Divertente vero? Come spesso succede, la comicità e la satira politica sono sempre affidabili quando si tratta di veicolare verità scomode e spiacevoli, ma profonde.

Da quel freddo 3 febbraio 1991, quando la maggioranza dei delegati del congresso approvarono la cosiddetta svolta della Bolognina mettendo fine alla storia gloriosa del Partito Comunista Italiano, innumerevoli sono stati gli scontri, le scissioni, le espulsioni, i nuovi soggetti, i nuovi partiti, i nuovi movimenti e i nuovi leader della cosiddetta sinistra comunista. “Proletari di tutti i paesi, unitevi!“? Altroché! In questa sede non si vuole però proporre un racconto fenomenologico intricato della storia politica del comunismo post-sovietico (si, sono consapevole che tutti avrete tirato un sospiro di sollievo). Quindi, portiamoci con un salto verso il presente: le elezioni politiche del 4 Marzo sono ormai alle porte.

Ogni comunista sa, ammesso che non abbia convenuto di disertare le urne, in preda alla disperazione ed alla disillusione o perché completamente disinteressato alle sterili pratiche della democrazia borghese, che il momento della fatidica scelta elettorale si avvicina.

Ancora una volta l’imbarazzo della scelta non manca, e per questo, cari compagni e care compagne, può essere utile una sintesi esaustiva che illumini la via del suffragio. Dopo una dovuta cernita, per ragioni di spazio, cerchiamo di fare chiarezza e di distinguere tra le posizioni e i programmi che rappresentano le tre principali formazioni o coalizioni che si richiamano al pensiero comunista e che parteciperanno a questa tornata elettorale.

I partiti e le coalizioni

Ecco i nostri protagonisti, rigorosamente in ordine alfabetico:

• Il Partito Comunista (PC), guidato dal segretario Marco Rizzo e di ferme e pure posizioni ideologiche marxiste-leniniste, con pochissime concessioni alle istituzioni ed alla società borghese, corre da solo e con il suo simbolo, l’intramontabile Falce e Martello.

Per una Sinistra Rivoluzionaria (SR), coalizione nata dalle formazioni Sinistra Classe Rivoluzione e Partito Comunista dei Lavoratori, guidata da Claudio Bellotti, anch’essa ideologicamente rivoluzionaria, ma vicina alla Quarta Internazionale e distante dai supposti eccessi del socialismo reale (“supposti” perché su questo punto si rischia davvero una crisi diplomatica).

• Più eterogenea e movimentista è la lista unitaria “Potere al Popolo!” (PaP), nata dalla confluenza di Rifondazione Comunista, Rete dei Comunisti, Partito Comunista Italiano (da non confondersi con l’originale della Prima Repubblica) e di numerosissimi comitati e movimenti associativi sotto la proposta del centro sociale napoletano Ex OPG – Je so’ Pazzo. La portavoce e capo politico della coalizione è la ricercatrice precaria Viola Carofalo.

Guida pratica per comunisti alle elezioni politiche del 4 Marzo 2018

L’Europa

La critica aspra alle istituzioni europee accomuna tutti gli schieramenti comunisti presi in esame.

Se tutti i comunisti sono concordi con la rottura unilaterale degli attuali trattati europei, le posizioni si sfumano quando si passa alla fase successiva: il PC rivendica l’uscita dell’Italia dall’UE e dall’Euro, senza intravedere nel medio periodo una nuova integrazione europea, pur nel quadro di una collaborazione internazionale tra lavoratori. PaP propone la costruzione di un’altra Europa fondata sui diritti sociali e sulla solidarietà tra popoli. SR ribadisce il no all’Europa delle banche e del capitale, impegnandosi nella realizzazione di una futura federazione socialista d’Europa.

Il lavoro e i lavoratori

Anche con riguardo alle misure a sostegno del lavoro e dei lavoratori le convergenze delle tre liste sono considerevoli.

Tutte e tre le formazioni sono concordi sull’abolizione di qualsiasi forma di precarietà del lavoro, a partire dal Jobs Act e dalla legge Fornero, sul supporto al salario minimo stabilito per legge, sul ripristino della scala mobile, sulla riduzione dell’orario di lavoro, sul reddito di disoccupazione, sulla lotta alle forme di sfruttamento e di discriminazione, sull’attenzione alle libertà sindacali e di sciopero, nonché sulla sicurezza e la salute sul posto di lavoro.

Sia PaP che il PC che SR prospettano apertamente, seppure con sfumature diverse, grandi investimenti pubblici e ripubblicizzazione di banche e aziende strategiche, da restituire all’interesse collettivo ed alla partecipazione diretta dei lavoratori. Una sintonia quasi totale che non può che far riflettere.

Disuguaglianze, welfare e redistribuzione della ricchezza

Ancora una volta, si parte da basi comuni. PaP propone un’imposta sui grandi patrimoni, il ripristino della progressività del sistema fiscale, lotta alla grande evasione ed elusione fiscale, la rinegoziazione del debito pubblico, lo stop alle privatizzazioni e l’avvio delle ripubblicizzazioni in tutti i settori vitali dell’economia.

Il PC concorda su tutto, e si concentra anche sulla nazionalizzazione senza indennizzo delle banche, delle società finanziarie, dei fondi speculativi, delle grandi aziende e delle aziende dei settori strategici di rilevanza nazionale.

SR ribadisce l’esigenza di una tassazione fortemente progressiva, dell’esproprio del patrimonio dei grandi evasori fiscali e dell’abolizione delle imposte indirette.

Grazie alle nuove risorse incamerate attraverso tali azioni di politica economica potranno essere garantiti servizi pubblici di elevata qualità a tutta la popolazione: dall’istruzione all’università, dalla ricerca alla sanità, dalla realizzazione di infrastrutture per il territorio alla sua tutela ambientale, ai trasporti, fino all’edilizia popolare.

Tutti settori strategici verso i quali vanno destinati investimenti straordinari per rifondare la società in senso più equo e polverizzare povertà e disuguaglianze. Pensioni minime sono previste nei programmi da tutte le formazioni, mentre l’istituzione di un reddito minimo garantito trova l’appoggio di PaP ma la contrarietà di PC e SR. La comunità di vedute è comunque pressoché totale, leggere per credere.

Fenomeno migratorio

La gestione dei flussi e dell’accoglienza dei migranti si impongono come una delle problematica fondamentali dell’attualità.

Sorprende constatare che il PC non si sia dotato di una posizione strutturata al riguardo all’interno del programma, nonostante una comunque chiara posizione antirazzista.

PaP e SR sono sostanzialmente, ancora una volta, concordi: abolizione del decreto Minniti, dei regolamenti di Dublino III, della legge Bossi-Fini, l’estensione della cittadinanza agli stranieri residenti e ai figli nati da immigrati, assieme ad una gestione non più emergenziale, militarizzata e “straordinaria” dell’accoglienza, sostituita da un sistema razionale che metta al primo posto il rispetto dei diritti umani e valorizzi i migranti nella loro professionalità.

Diritti civili

Anche su questo punto il PC non esprime una posizione programmatica precisa.

Temi come i diritti delle donne e delle persone LGBTQI e le loro rivendicazioni sociali e civili sono invece ben presenti nei programmi tanto di PaP quanto di SR, nel contesto peraltro di una spiccata laicità dello stato, condivisa anche dal PC.

Guida pratica per comunisti alle elezioni politiche del 4 Marzo 2018

Dopo questo sintetico excursus programmatico si può giungere ad una sconvolgente conclusione: i comunisti marciano divisi ma le loro proposte politiche concrete si sovrappongono in modo impressionante.

L’ormai mitica “unità dei comunisti” non solo è possibile, ma è praticamente stata già siglata nei programmi, nelle lotte e nelle visioni comuni, nei bisogni e nelle aspirazioni dei lavoratori e dei cittadini. Il memoriale di Jalta, testamento politico del segretario Palmiro Togliatti, sottolineava la necessità di una “unità nella diversità” del movimento comunista internazionale. Un messaggio prezioso ma, evidentemente, dimenticato.

Tralasciando ipotesi maligne e comunque non dimostrabili, forse le ragioni di tanta incomprensibile e a tratti farsesca frammentazione, che hanno alienato dalla falce e martello consenso, supporto e credibilità, si riscontrano proprio nelle posizioni più marcatamente e astrattamente teoriche ed ideologiche, attinenti per lo più al passato, alle diatribe personali ed ai dettagli simbolici ed agiografici, che in questa sede si è ritenuto di non raccontare e di non sottolineare, con un pizzico di premeditazione e di malizia, proprio per dimostrare questa tesi.

Perché lo confesso, tornando alla divertente battuta dei due comunisti e dei tre partiti comunisti con la quale ho iniziato ed intendo concludere, il sottoscritto non riesce davvero a fare a meno di versarla qualche lacrima.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

6 Commenti

  1. Ti consiglio di votare potere al popolo, che ha capito questo problema; mi associo al pianto finale, ma cerchiamo di ripartire dai compagni “inclusivi”. Gli altri rinnegano, come hai osservato, un punto fondamentale. Ci sarà un motivo (quello che pensi tu), ma è un motivo che sta fuori dal comunismo.

  2. chi si sente orgogliosamente COMUNISTA deve votare il simbolo falce e martello e stella su bandiera rossa,cioè,
    il partito comunista di cui è segretario Marco Rizzo. Chi si presenta una volta con l’arcobaleno ,poi con la lista Ingroia,ora con potere al popolo,che sono cartelli elettorali eterogenei che durano il tempo delle elezioni.
    La cosiddetta sinistra radicale,gli anarchici,i troskisti hanno sempre fatto bei proclami, ma quelli che hanno cambiato la storia ,vincendo guerre e rivoluzioni sono sempre stati i comunisti di matrice leninista .

  3. Per una Sinistra Rivoluzionaria pur avendo dei punti programmatici comuni con gli altri due partiti si differenzia dagli altri per il bilancio del passato e la prospettiva futura. A differenza di Potere al Popolo e del PC nessun rappresentante di Sinistra Rivoluzionaria è mai stato complice di maggioranze borghesi di centrosinistra che hanno votato misure anti-lavoratori, finanziarie lacrime e sangue, missioni di guerra ecc. Non credo che politici come Ferrero, Turigliatto e Rizzo, tanto per fare alcuni nomi, possano dimostrare altrettanta estraneità alle dimenticabili esperienze di Prodi nel 96 e nel 2006. Sui programmi futuri esiste una differenza fondamentale con PaP che ha una impostazione riformista radicale e SR che ha una impostazione rivoluzionaria e anticapitalista a partire dalla ripartizione del lavoro alla abolizione del debito pubblico alla nazionalizzazione di banche e imprese senza indennizzo per i grandi azionisti.

    • Ma complici di cosa che Potere al Popolo si è formato solo pochi mesi fa ed è formato da persone e compagni che operano tutti i giorni nel territorio e hanno sempre fatto politica dal basso? Ma come si fa a scrivere certe porcherie così a cuor leggero?

  4. bhe a quel che ne so io, il PC di marco rizzo aveva fatto un’appello alle forze e alle organizzazioni che si riconoscono in una visione marxista della società, per mettere da parte le divergenze e formare un’unica lista elettorale che corresse sotto il semplice simbolo della falce e martello, (presente sia nel prc che nel pci) senza altre diciture o cappelli.
    Pare che l’inivito sia stato declinato a causa della fortissima opposizione ideologica del PRC (forza egemone in PaP) che ancora una volta ha preferito un orientamento movimentista.
    Essendo stato in quel partito per 23 anni non fatico a crederlo.
    Pare che nella testa di molti dirigenti (tanti bertinottiani transfughi del PSI lombardiano) ci sia ancora il vecchio sogno bertinottiano dichiarato più volte dopo l’abbandono della segreteria, di usare i voti comunisti per cogliere una vittoria elettorale e di seguito forti di deputati e visibilità, sciogliere il partito in un’oraganizzazione leggera e d’opinione sul modello del movimentismo americano, di matrice socialdemocratica radicale (tipo quella tipicia dei paesi scandinavi di qualche anno fa).
    Nulla da eccepire su questo, è un loro diritto e gli faccio i miei migliori auguri.
    Tuttavia essendo io un comunista non credo alle derive negriane di riformabilità del sistema dall’interno attraverso le sole battaglie per i diritti civili.
    Penso che sia necessario un ripensamento totale del modello di sviluppo e il superamento dello stato presente di cose.
    Quindi, senza dubbi o ripensamenti, ma col solo rimpianto di non essere riusciti a fare una lista di unità comunista, voterò il PC di rizzo

  5. Trovo sempre un po’ ingenuo e contraddittorio l’aggettivo “rivoluzionario/a” nel nome di un partito che si presenta alle elezioni, ma devo essere io che forse vado a cercare il pelo nell’uovo. D’altra parte, dopo 43 anni di diritto al voto, penso di potermi permettere di fare dell’ironia. Ciò non toglie che l’analisi contenuta in questo articolo, che mi vede pienamente d’accordo, mi faccia incazzare, perché vedo sprecata l’ennesima occasione di fare l’interesse dei cittadini, sacrificata ancora una volta alle guerre tribali tra partiti con percentuali ridicole, ma che se sotterrassero i personalismi e si presentassero insieme potrebbero forse avere un peso in parlamento. ‘Sta cosa non funzionava col proporzionale, figuriamoci con l’attuale pessimo sistema elettorale. Su compagni, c’ho già una certa e ho capito da mo’ che questo paese una rivoluzione non la farà mai, me la volete dare una soddisfazione?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui