iSCRM, l'esigenza di far filtrare la luce dalle proprie ombre
Fonte: Dreamworld Records

Un’unione esplosiva di cinque personalità traboccanti, decisamente abili nell’amalgamare riflessioni attuali e accattivanti a sonorità di grande carattere e unicità. Così potremmo sintetizzare la musica degli iSCRM, quintetto legnanese che ha recentemente rilasciato Part Of You”, loro primo singolo pubblicato per l’etichetta discografica Dreamworld Records disponibile su tutte le piattaforme streaming.

Don’t have to be yourself to be who you are
I’m a part of you and you’re a part of me because I

Al di là della minuziosa attenzione estetica e melodica, estremamente curata in ogni dettaglio e scelta, ciò che colpisce del brano degli iSCRM, la cui produzione artistica è curata da Larsen Premoli, è la profondità della lirica incentrata sulla crescita personale, processo che, volenti o nolenti, ha luogo per tutta la vita, plasmandoci.

Disconoscere le proprie eclissi interiori è come negare delle parti di noi; se ciò accade queste assumono il ruolo di sabotatrici interne. Accettare sé stessi radicalmente, nei propri limiti e nel proprio reale valore, esporsi gradualmente a ciò che della nostra persona più ci spaventa comporta un calo progressivo dell’attivazione emotiva negativa, fino alla sua totale dissoluzione. Nel momento in cui le sensazioni scaturite dalla rievocazione di situazioni interne critiche non saranno più disturbanti, allora avremo, una volta per tutte, raggiunto la meta prefissataci.

Per saperne di più su questo interessante progetto, a cavallo tra il rock e l’elettronica, abbiamo posto qualche domanda agli iSCRM:

Oggi Libero Pensiero ospita gli iSCRM. In poche righe, per chi non vi conoscesse, vi potete presentare ai nostri lettori?

«Ciao, a tutti! Siamo una band formata da cinque ragazzi originari dell’Altomilanese che, attraverso sonorità tendenzialmente electro rock, è alla perenne ricerca di un sound moderno. Non abbiamo riferimenti specifici, se non tutto ciò che la musica ci ha regalato: abbiamo la piena consapevolezza che ai giorni nostri è molto complesso inventare qualcosa di nuovo, mentre è molto più originale prendere qua e là a livello sonoro e metterlo, sensatamente, insieme.»

ll vostro più recente singolo “Part Of You” è un brano al confine tra generi musicali e universi emotivi tra loro antitetici. Data la sua complessità, sorge spontaneo chiedervi come siete riusciti a “cucire il vestito” intorno all’idea embrionale.

«Il fulcro di ogni lavoro degli iSCRM, è la sperimentazione. Una nostra canzone può nascere da un testo, da un synth o da un groove; dopodiché parte la ricerca sonora volta al raggiungimento del risultato finale. In questo caso specifico, abbiamo scelto in maniera accurata i suoni da utilizzare nel singolo, variandoli in un loop infinito, finché non ne siamo stati, tutti e cinque convinti. Siamo molto democratici in questo.»

Dentro di noi convivono luci e ombre: sono parte di ciò che siamo, di ciò che non vogliamo essere e di ciò che vorremmo divenire. A vostro parere, per quali motivi è così arduo raggiungere l’equilibrio tra ciò che sappiamo e ciò che non ammettiamo?

«Per convivere con quanto di recondito è presente in noi, dobbiamo, senz’altro, essere muniti di una buona dose di accettazione della realtà. Accettare le nostre ombre può implicare dolore, ma, perché no, cambiamento ed evoluzione: la comprensione della propria parte oscura permette di conoscere appieno sé stessi e di sviluppare una sana autostima. Le ombre possono darci le risposte che cerchiamo, le luci abbagliarci, distogliendoci dalla percezione del reale.»

Traendo spunto da quello che sinora è stato il vostro percorso insieme, quali ritenete essere le caratteristiche che maggiormente constraddistinguono gli iSCRM?

«L’improvvisazione non è il nostro forte; ciò che ci caratterizza è lo studio e la curiosità: non ci fossilizziamo su un determinato punto, esploriamo parecchio prima di trarre una conclusione. Sicuramente anche l’aspetto live è di vitale importanza per noi: il nostro gruppo rende tantissimo dal vivo, ci divertiamo un sacco e tutto, di conseguenza, risulta essere coinvolgente.»

Vincenzo Nicoletti

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