
Concettualizzata nel 1956 durante la Conferenza di Dartmouth, l’intelligenza artificiale ha subìto un lungo inverno prima di diventare l’argomento più dibattuto dei tempi moderni. Mentre per la definizione ISO/IEC-AIMS rientrano nello standard quei sistemi che mostrano «capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività», la nostra significazione di questi stessi concetti si sta gradualmente trasformando. Innanzitutto, gli investimenti per l’addestramento e la gestione degli LLM che abbiamo visto aumentare in maniera esponenziale, si stanno ridimensionando sensibilmente, tanto che Andrea Daniele Signorelli su Guerre Di Rete avverte di un possibile scoppio della bolla speculativa dell’IA. L’interfaccia trionfalmente posta sull’altare di una nuova rivoluzione industriale, ha cambiato le persone più delle sorti del settore tecnologico.
In molti considerano il lancio di ChatGPT come il momento in cui l’utente medio ha avuto accesso a un’interazione profonda con le informazioni rielaborate dalle macchine. La mediazione tra come viene posta la domanda e la risposta generativa, frutto di calcoli statistici e corrisponldenza tra saperi archiviati e categorizzati in dataset (frutto di un’estrazione predatoria del materiale accessibile in rete che riguarda diverse Corporation digitali, ndr), ha comportato la democratizzazione del campo di azione, seguita dagli strascichi del vecchio mondo analogico. L’infinita disponibilità e rapidità di un sapere “liberato” dall’autorevolezza del sapere specializzato ha inebriato di entusiasmo per quei sistemi che assecondano, il più delle volte accontentano, e mal volentieri ammettono di allucinare. Seppur privi di coscienza, orientano le scelte e i destini di milioni di persone, in particolare quando è il personale tecnico a usufruirne: è il caso di società di consulenza come Deloitte, sorpresa a utilizzare l’IA in un rapporto da 290.000 dollari contenente riferimenti a ricerche accademiche inesistenti e una citazione inventata su una sentenza, ora alle prese con un rimborso parziale al suo committente, il governo australiano.
Il mito della neutralità è presto sfatato: oltre alle scelte di inclusione/esclusione dal dataset, con le conseguenti problematiche relative alla marginalizzazione di intere categorie e gruppi sociali, oltre al training basato su istruzioni precise, le finalità meritano altrettanta attenzione. Nondimeno l’analisi dei programmi politici è stata l’occasione per approfondire le proposte in occasione di due recenti competizioni elettorali (politiche 2022 ed europee 2024): ignorare il fenomeno avrebbe configurato l’incapacità di stare al passo con i tempi, posizionarsi senza averne contezza smascherava la rappresentanza dinanzi ai mutamenti d’agenda. A seguito di aspre critiche, l’IA scomparve dal programma elettorale di Fratelli d’Italia, presente, invece, all’interno degli “Appunti Per Un Programma Conservatore” , dove era possibile riscontrare la volontà di introdurre i sistemi nell’orientamento al mercato del lavoro, destinato a studentə diplomatə, ma privo di dettagli su trasparenza, garanzia di non discriminazione, supervisione umana e diritti di appello. In Albania, il primo ministro Edi Rama ha annunciato appena un mese fa la nomina di un’IA a ministra di governo. In Italia, sono arrivati in Parlamento Norma, Mse (Macchina scrittura emendamenti) e Depuchat.
La più grande mobilitazione che ha interessato Hollywood è partita dalla contrattazione collettiva, tra gli altri, sulla garanzia di mancato utilizzo dell’IA previo consenso del soggetto interessato ed entro percentuali ben definite nell’ambito creativo. I writers temevano che modelli generativi potessero essere usati per “sostituire” parti del lavoro creativo nelle sceneggiature, erodendo posti di lavoro, remunerazione e diritti d’autore. Perciò la WGA chiedeva limiti chiari sull’uso dell’IA nei processi creativi e garanzie su compensi/crediti. Attori e attrici temevano che tecnologie (e deepfake) in grado di replicare volto, corpo, voce o movenze potessero consentire alle produzioni di usare “repliche sintetiche” senza adeguata autorizzazione, compenso o controllo, o addirittura di utilizzare tali repliche per scene senza la presenza fisica del lavoratorə.
Perché ci riguarda? Perché quella mobilitazione ha creato un precedente nel mercato del lavoro. La combinazione degli scioperi ha paralizzato produzioni, promozioni e l’industria dei media, creando forte leva negoziale. La protesta ha aperto il dibattito sul piano pubblico e politico su come regolare l’IA, da mera questione sindacale e una battaglia sul futuro della creatività e dei diritti digitali. E il nodo cruciale: i termini inseriti nei contratti hollywoodiani sono serviti come modello per altri settori e per i sindacati a livello internazionale che ora rivendicano protezioni simili rispetto all’uso di IA. Rumori di fondo preallertano sulla possibile sostituzione della manodopera umana (in ambiti quali l’editoria, l’interpretariato, la comunicazione, il giornalismo), anche quando non dimostrata nei fatti. Ciò che appare già tangibile – quand’anche contestabile – è l’aumento degli investimenti a scapito dell’assunzione di figure entry level.
L’autenticità non nasce spontaneamente dall’IA, è così che la rivista di Porn Studies apre il suo decennale. E così anche la creatività, tant’è che numerose penne descrivono il fenomeno opposto: i sistemi si stanno mangiando Internet e nel farlo stanno fagocitando il passato senza immaginare il futuro. E l’immaginazione è una prerogativa della politica, ovvero delle modalità attraverso cui una società si dà dei valori, che si fondano sulle nostre intelligenze collettive.
Sara C. Santoriello

















































