genocidio Gaza
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Prima di guardare alle reali motivazioni che stanno dietro al genocidio di Gaza, è opportuno fare una distinzione tra crimini di guerra e genocidio. Anzitutto, il termine genocidio non è una posizione politica, né da sostenere né da contestare: è una definizione giuridica precisa, e va distinta dai crimini di guerra. A Gaza non ci sono crimini di guerra, perché semplicemente una guerra non c’è.

Una guerra implica uno scontro tra due eserciti, ma quello che vediamo oggi a Gaza, dopo più di 640 giorni dal 7 ottobre 2023, è una distruzione totale del territorio e un’eliminazione scientifica, pianificata e organizzata della popolazione civile palestinese. I numeri parlano chiaro: oltre 55.000 morti, tra cui moltissimi bambini e donne; due milioni di persone ridotte alla fame; e il piano di Smotrich, ministro delle Finanze israeliano e di Netanyahu che prevede di deportare e costringere i civili palestinesi a lasciare la Striscia per fare spazio, in accordo con Trump, alla cosiddetta “Riviera d’Oriente”.

Chiarito questo, bisogna dire una cosa semplice: ai bambini di Gaza non interessa se si chiami genocidio o crimine di guerra, ma il fatto che si continui a evitare di chiamare un genocidio con il suo nome, è la misura esatta di quanto l’Italia e il blocco euroatlantico siano ormai servilisti nei confronti di Israele.

La domanda giusta da porsi oggi è: perché ancora il genocidio dei civili palestinesi nella Striscia di Gaza persiste? Per rispondere a questa domanda è necessario comparare le motivazioni ufficiali, di propaganda, utilizzate dal governo di Israele dietro al genocidio, e le motivazioni reali che si celano dietro quest’ultime.

L’obiettivo dichiarato di Israele, quindi la motivazione ufficiale, è quello di distruggere Hamas e liberare gli ostaggi, come reazione militare all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Sicuramente, il 7 ottobre deve essere riconosciuto come una grave violazione da parte di Hamas, un becero attacco terroristico, ma ciò non giustifica l’attacco genocida di Israele.

Dietro la retorica antiterrorista, Israele persegue una logica coloniale di eliminazione della popolazione palestinese. Il motivo strutturale della totale devastazione della Striscia, quello propagandato da Netanyahu, è quello di garantire la pace e la sicurezza nazionale. Ma tutto questo è parte di un progetto coloniale di lunga durata, volto alla cancellazione della presenza palestinese, in linea con pratiche storiche di eliminazione di popolazioni indigene. Come riportato dalla Relatrice Speciale dell’ONU, Francesca Albanese, nella relazione anatomia di un genocidio, “l’annichilimento della popolazione indigena è parte integrante del colonialismo d’insediamento”. Francesca Albanese, giurista italiana e Relatrice Speciale dell’ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, è una delle voci più autorevoli, indipendenti e coraggiose nella denuncia dei crimini contro il popolo palestinese. Dopo aver fatto i nomi di grandi multinazionali che traggono profitti dalla situazione a Gaza, in un rapporto ufficiale, l’amministrazione Trump le ha imposto sanzioni, dimostrandosi più attratti dall’ingiustizia che dalla giustizia.

Dal punto di vista del diritto internazionale, Israele dichiara di agire nel rispetto dello jus in bello, con bombardamenti massicci, la distruzione di infrastrutture, e considerando la morte dei civili come “effetti collaterali”. In realtà, Israele manipola lo jus in bello come “camouflage umanitario”, per riprendere il termine utilizzato da Francesca Albanese. Gli attacchi di Israele nella Striscia di Gaza sono sistematici, classificabili come genocidio: uccisioni di massa, fame indotta, sfollamenti forzati, traumi deliberati e distruzione culturale. Secondo i dati più recenti del Ministero della Salute di Gaza, oltre 58.000 palestinesi sono stati uccisi, di cui oltre il 50% donne e bambini .

Questi sono i reali motivi dietro le motivazioni di propaganda del governo israeliano. A questo si aggiunge il sostegno internazionale e l’impunità di cui Israele gode, grazie all’appoggio politico, economico e militare ricevuto da molti governi, che consentono la prosecuzione delle azioni senza conseguenze. Proprio per questi motivi il genocidio a Gaza oggi persiste. Ora possiamo utilizzare tutta l’immaginazione e la semantica che vogliamo, ma un popolo, nel 2025, sta per essere sterminato intenzionalmente da un governo democratico.

Claudio Napolitano

Claudio Napolitano
Laureato triennale in Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe, con focus sulla Penisola Iberica e laureato magistrale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Master di secondo livello in Advanced European Studies al Collegio Europeo di Parma in corso. I suoi principali argomenti di interesse vertono su storia delle relazioni internazionali, politica nazionale ed estera, il mondo dello sport e il cinema.

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