Luka Doncic

30 aprile 2015, Palacio de Deportes di Madrid. Il Real sta dominando contro la Unicaja Malaga, una vittoria importante che vorrebbe dire sorpasso e primo posto in campionato. A 1’28” alla fine del quarto periodo, un ragazzo biondo di 16 anni si appresta a fare il suo debutto nella Liga.“Un momento que podría ser histórico”, racconta il telecronista, perché in campo sta per entrare Luka Doncic, il più giovane giocatore di sempre ad esordire con la maglia del Real Madrid. Il pubblico è già in piedi ad applaudirlo, una sorta di standing ovation preventivata – evidentemente la voce sul suo talento si era già sparsa dopo le prestazioni con la squadra B. Ci mette 12 secondi ad infilare il suo primo canestro da professionista, la tripla del +22. Da quel momento in poi la carriera europea del giovane ragazzo sloveno è una continua climax ascendente: vincerà tutto con la squadra della capolista, e lo farà da protagonista. E nell’ultima stagione ha  messo a segno il triplete personale: MVP della Liga, e della Eurolega, sia per la stagione regolare che per le Final Four. Una stagione da dominatore assoluto a soli 19 anni. L’anno scorso, lo abbiamo potuto ammirare anche con la nazionale slovena agli Europei, dove, insieme a Goran Dragic, ha guidato i compagni alla vittoria finale.
I due hanno vinto il primo trofeo assieme ma non era la prima volta che celebravano la conquista di un trofeo. Quando il giovane Goran era una – 21enne – promessa del basket sloveno, aveva vinto il campionato sloveno con Union Olimpija. Insieme a lui giocava nel ruolo di ala Sasa Doncic. Potete vederli nella foto qui in basso. Tra i giocatori potete scorgere un imbucato, un bambino di nove anni con la maglia verde dell’Olimpija, è il figlio di Sasa, Luka.

Oggi a noi piace chiamarlo per nome e cognome, anche perché il binomio possiede una sua forza attrattiva, come per il James Bond di Ian Fleming. Ma, soprattutto, a noi piace vederlo giocare a pallacanestro. E, a quanto pare, anche agli americani, oramai. 

Luka Doncic è probabilmente il giocatore europeo che ha avuto più seguito da parte dei media e scout americani di qualunque altro, e non solo. La sua straordinaria maturità, assurda e fuoriluogo per un ragazzo di neanche vent’anni, e il suo modo di giocare hanno fatto sì che l’hype per la sua scelta al draft dello scorso giugno arrivasse a tutti gli appassionati di basket europei, che hanno avuto la possibilità di seguirlo per molto tempo. 

Il talento, forse, è stato sottovalutato dalle franchigie NBA, Phoenix e Sacramento, che hanno passato e cercato altro (con tutta la libertà di farlo, ovviamente) e Atlanta, che l’ha chiamato con la terza scelta assoluta e poi ha deciso di cederlo ai Dallas Mavericks in cambio di Trae Young, quinta scelta assoluta.

Naturalmente, non ci permettiamo di dire che chi ha deciso di puntarci abbia sbagliato, anzi. Parliamo di un draft dal livello altissimo e che, con ogni probabilità, passerà alla storia come uno dei migliori di sempre. Ayton, Bagley III, Jackson, Bamba e lo stesso Young saranno tutti dei giocatori dal futuro importante.

A questo punto l’anno scorso, almeno cinque top-pick – Markelle Fultz, Josh Jackson, Jonathan Isaac, Malik Monk e Luke Kennard – sembravano già non essere quello che le franchigie che li avevano scelti pensavano che fossero, soprattutto considerando che gli Utah Jazz avevano preso Donovan Mitchell dopo tutti loro. Draft del genere non sono inusuali, capitano spesso. Ogni anno, una buona fetta di ragazzi si brucia velocemente. Anche la leggendaria classe del 2003 – con LeBron James, Carmelo Anthony, Chris Bosh e Dwyane Wade tra i primi cinque – aveva Darko Milicic bloccato lì dentro come una scheggia. Scegliere un talento al draft rappresenta sempre un rischio, un salto nel buio: sai cos’è, intravedi quello che potrebbe diventare, ma non sai se effettivamente andrà come previsto. Col senno di poi è semplice, ma nel 1984 aveva senso, per fare un esempio, selezionare San Bowie prima di Michael Jordan. Mai scelta fu più errata a posteriori, ma quella era la lega dominata dai centri e dai lunghi in generale – MJ fu l’unica guardia selezionata tra le prime sei chiamate. Quest’anno, però, tutti i primi 12 selezionamenti sembrano legittimi giocatori che possono stare nel contesto NBA, e molti hanno un potenziale da protagonista. Nessuno di loro è vicino ad essere un bust. Non è mai successo prima. Dall’alto verso il basso, è la classe di lotteria più impeccabile nella storia della NBA.

Il problema è Luka. Per loro. Sta disputando una stagione così impressionante da far oscurare tutti, che pure stanno giocando bene. 

– Tra i rookie che si sono qualificati nella storia della Lega, lui è l’unico a fare 27 punti, 9 rimbalzi e 6 assist per 100 possessi; 
– Si classifica 107esimo tra tutti i rookie con una eFG del 54,7%;
– Sta tirando in maniera meravigliosa da tre.

Doncic è il vero gioiello di un franchigia che cerca di colmare il vuoto di Dirk Nowitzki e restituire i Mavs a un livello di competitivo decente. La franchigia potrebbe aver dovuto separarsi da una scelta del primo turno del 2019 nella notte del draft per ottenerlo, ma sta dimostrando il suo valore. Luka Doncic ha tutti gli strumenti per diventare l’opzione numero uno per una contender.

Michele Di Mauro

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