Un rosso opaco tinge le mura di Maranello. Con la partenza del Campionato Mondiale a Melbourne, questa strana uscita australiana mette a dura prova mente e corpo. Si profilano reazioni scomposte, a volte poco pensate e frutto della foga del momento.
Purtroppo questo lavoro costringe sempre (o quasi) chi scrive ad esprimere giudizi, e anche il più velocemente possibile. Così diventa facile contraddirsi, pesare male le parole e trovarsi a dare pareri troppo affrettati. Questo è molto più che uno sport; attraverso gli anni la Formula Uno ha globalizzato il suo bacino di utenza e si è rapidamente diffusa a macchia d’olio tra le varie generazioni. Il motorsport si nutre di media e dell’opinione pubblica anche più di quanto si possa immaginare, ma spesso finisce per diventarne schiavo. Questa rapida introduzione dovrebbe cercare di rendervi meno lettori e più interpreti, meno disfattisti e più attendisti. Consapevoli anche quest’anno che quanto più si complica la disciplina e tanto più è difficile provare a spiegarla.

Detto ciò, questo Campionato è iniziato nel segno del dubbio, come al solito. Sul copione di Melbourne si trova scritto a caratteri cubitali il nome di Valtteri Bottas, che ha vinto e soprattutto convinto. Un dominio assoluto dal primo all’ultimo giro, fatta eccezione per il sabato delle qualifiche (che ha dato la pole numero 84 a Lewis Hamilton).

Il finlandese toglie il fiato di bocca, strappando applausi e riapparendo nel paddock con un piglio decisamente diverso rispetto allo scorso anno (merito la citata barba da boscaiolo che Carlo Vanzini ha provato a chiamare in causa all’infinito). Più cattivo. Parte (dalla seconda piazza) meglio del compagno di squadra, e macina un vantaggio che inizierà a farsi dilagante solo dopo i pit stop degli altri. È qui infatti che la scelta tra i top driver di passare dalla mescola Soft alla Medium si dimostra troppo affrettata. Il muretto Ferrari, infatti, gioca di anticipo rispetto a quello Mercedes, provando l’undercut su Hamilton con Vettel a nemmeno 20 giri dal via. A valanga in molti faranno lo stesso, fatta eccezione per i rispettivi compagni di team, Leclerc e Bottas, che al netto convinceranno di più nel confronto.

Nota: quest’anno Pirelli ha lavorato sulle gomme – apprendiamo – perché i problemi di blistering e graining possano verificarsi con meno frequenza. In più, saranno disponibili solo tre mescole a gara (una rossa, una gialla e una bianca), a scelta tra diverse configurazioni di durezza.

Complici valutazioni errate, dalla Ferrari non è evidentemente partita la chiamata giusta. Il passo gara di Vettel non è mai parso accettabile, né tantomeno vicino ai livelli previsti, e il tedesco ha faticato a portare la vettura persino ai piedi del podio. Il tipo di mescola Medium non ha portato ai suoi frutti quasi per nessuna delle monoposto che hanno effettuato il pit nella stessa finestra del pilota Ferrari, eppure a pagarne dazio più degli altri sembra essere stato proprio Sebastian Vettel.

Qualcosa sembra non aver quadrato nel favorire il ritmo della SF90 del tedesco, ed è lo stesso pilota che nella seconda parte del GP ha avanzato ipotesi via team radio. Basta poco, tra l’altro, perché una gara che già alla vigilia sembrava tutt’altro che abbordabile diventi di colpo pane per le prime pagine dei quotidiani sportivi nazionali, che la definiranno una figuraccia. Assetto non indovinato e un venerdì di free practice che evidentemente ha ingannato tutti sulla mescola Medium. Dall’altro lato, invece, prestazione comunque sottotono anche per Charles Leclerc, che, al contrario però, ha fatto meglio nella seconda parte di gara.

Quasi contatto tra Vettel e Leclerc al via, con la manovra del monegasco che ha evitato spiacevoli incidenti di percorso.

Il distacco finale tra la prima delle Mercedes a Melbourne (quella di Bottas) e la “Lina” di Sebastian Vettel dice quasi un minuto, che da qualsiasi lato si interpreti resta sempre un’eternità. Alla prima gara stagionale questo distacco fa notizia a prescindere, soprattutto quando si auspicava tutt’altro (con le dichiarazioni che provenivano dalla concorrenza come dalla dirigenza). Ebbene, è presto perché vinca il disfattismo. Sappiamo che trattare i numeri rappresenta un’attività grossomodo rischiosa, specialmente quando se ne perdono di vista altri di più nascosti.

Pertanto, a meno di soffiate, resta un sospetto fondato che, viste le difficoltà di adattamento alla mescola, Ferrari abbia deciso di accontentarsi di uno svantaggio anche grosso pur di salvaguardare la PU per evitare futuri problemi di affidabilità. Si spiegherebbero degli atteggiamenti che agli occhi di molti sembrano paradossali, su tutti il mancato pit stop di Leclerc sul finale di gara per provare a fare il giro veloce, o anche l’enorme gap tra Valtteri Bottas e il 5 volte iridato Lewis Hamilton. Anche per l’inglese, infatti, non si esclude che il team abbia ragionato in maniera conservativa, soprattutto dopo che il ritmo di Bottas ha iniziato a diventare troppo migliore rispetto al resto dei piloti.

Charles Leclerc, comunque, è ufficialmente il secondo pilota della Rossa. Qualora non fossero bastate le dichiarazioni di Binotto di qualche settimana fa, a Melbourne ne è arrivata una conferma, anche se piuttosto scomposta. Il monegasco ha chiuso in quinta posizione, dietro Vettel, e dopo esserglisi avvicinato il più possibile, nella speranza di un rallentamento di Verstappen (che viaggiava in terza), ha dovuto alzare il piede e accodarsi. Verstappen, infine, ha regalato finalmente il primo podio dell’era ibrida a Honda, e ci conferma che è quanto di meglio potesse chiedere la F1 in questi ultimi anni. Il talento orange, infatti, unitamente al ritrovato Bottas, potrebbe giocare un ruolo importante nella lotta mondiale.

Il profilo della Ferrari, in verità, oggi si dimostra potenzialmente vulnerabile, vista la furtività del suo team principal (che ai microfoni non parla a caldo, preferendo dichiarazioni tardive, ma fredde e logiche) e la difficoltà che questi ha trovato già in principio di stagione sulla sua strada.

La vettura rappresenta in linea di massima la naturale evoluzione della gestione Arrivabene, e in ogni caso saranno necessari forti step evolutivi che ne migliorino gli aspetti lamentati dai piloti a Melbourne (entrata nelle curve e messa in temperatura delle gomme).

Quella di Melbourne è sicuramente una pista anomala, un tracciato sui generis che i team non considerano un vero e proprio banco di prova mondiale. È comunque da mettere in risalto che i principali rivali hanno iniziato molto presto la corsa agli aggiornamenti: la Mercedes già nella seconda settimana di Barcellona, con la Red Bull che ha anticipato in Australia i pezzi previsti per la Cina. La Rossa dovrà tornare protagonista già in Bahrain, a questo punto il primo snodo importante del 2019.

Nicola Puca

Fonte immagine in evidenza: automoto