Il termine Ramadan indica il nono mese dell’anno del calendario lunare islamico durante il quale, secondo la tradizione, Maometto ricevette la prima rivelazione del Corano.  La sua durata è compresa tra i 29 ed i 30 giorni e, durante questo lasso di tempo, tutti i credenti musulmani adulti hanno l’obbligo di praticare il digiuno dall’alba al tramonto, astenendosi da qualsiasi vizio, dedicando maggior tempo alla preghiera e alla meditazione. Sono esentati da questa pratica i minorenni, gli anziani, i malati, le donne che allattano o in gravidanza. Nel caso in cui ci si trovi, per motivi di viaggio, a più di 84km (o a più di due giorni di viaggio a cammello) dal luogo abituale di preghiera, il digiuno può essere momentaneamente sospeso e ripreso in seguito.

L’astensione dal cibo, interrotta al tramonto solitamente con un dattero ed un bicchiere d’acqua, precede l’iftar, il vero e proprio pasto serale. Dal momento che il calendario islamico è composto da 354 o 355 giorni, il Ramadan capita sempre in periodi differenti dell’anno solare, fino a cadere addirittura in stagioni diverse.

Quest’anno il periodo del Ramadan è cominciato il 16 maggio e terminerà il 14 giugno. Il digiuno destabilizza fisicamente chi lo pratica. Ma cosa succede quando ad essere coinvolto in questa situazione è un’atleta professionista?

SPORT E RAMADAN

Quando il Ramadan si incrocia con lo sport l’integrazione tra i due appare molto difficile. Ogni atleta professionista, impegnato durante il periodo di digiuno, è stretto in una morsa: da una parte l’incombenza di un dovere fondamentale, che costituisce uno dei Cinque Pilastri della Sharia islamica. Dall’altra la necessità di dover mantenere il proprio corpo in una condizione ottimale per poter affrontare al meglio i propri impegni sportivi.

Quest’anno il Ramadan interesserà in maniera diretta due dei più importanti eventi calcistici al mondo: la finale di Champions League, in programma il 26 maggio ed i Mondiali di Russia2018, che prenderanno il via il 14 giugno, proprio durante l’ultimo giorno di digiuno. Salah, Manè e Benzema saranno tre protagonisti di entrambi gli appuntamenti. Se i due calciatori del Liverpool si atterrano quasi sicuramente ai dettami religiosi, diversa è la situazione per il franco-algerino che già in occasione dei Mondiali in Brasile del 2014 preferì fare un’eccezione.

RUSSIA2018 

L’ironia della sorte ha voluto che il Ramadan capitasse proprio nel periodo di preparazione in vista del Mondiale con più partecipanti di Paesi musulmani della storia: ben 7 (Arabia Saudita, Iran, Egitto, Tunisia, Marocco, Nigeria e Senegal).

Proprio in Egitto, nell’ultimo periodo, in merito all’eventualità di saltare il Ramadan, si sono espressi personaggi importanti del mondo calcistico e religioso. Hector Cuper, il c.t. capace di riportare l’Egitto a giocare un campionato del mondo dopo 28 anni d’assenza, aveva esposto chiaramente il problema, spiegando come fosse difficile impostare un’adeguata preparazione atletica, fisica e tattica per i suoi uomini: impossibile allenarli durante il giorno, altrettanto difficile farlo nel corso della notte. Lo stesso Samir Zaher, presidente della Federcalcio Egiziana, aveva sottolineato come il digiuno potesse essere un grave ostacolo alla preparazione del torneo. La questione è stata risolta da Shawki Allam, il Gran Mufti egiziano, che ha emanato una speciale fatwa (editto religioso) attraverso il quale ha sollevato dall’obbligo del digiuno tutti i calciatori selezionati dal tecnico argentino. Ad opporsi a questa decisione però è stato Abdel Hamid al-Atrash, ex capo del comitato delle fatwe di al-Azhar, tra le più prestigiose istituzioni dell’Islam sunnita, che ha ribadito la maggiore importanza del dovere religioso rispetto allo sport.

Polemiche anche in Arabia Saudita, dove si è scatenato un acceso dibattito sulla medesima questione: Adel Ezzat, presidente della Federcalcio saudita, ha sin da subito esentato i calciatori dal rispettare il Ramadan, affermando di aver ottenuto una speciale licenza come accaduto per l’Egitto. In realtà pare che nessuna autorità religiosa abbia rilasciato questo permesso e molti tifosi  hanno espresso il loro disappunto attraverso i social, criticando lo stesso Ezzat.

Il “conflitto” non riguarda però soltanto le nazionali musulmane, ma anche diverse selezioni europee in cui militano alcuni calciatori naturalizzati: è il caso di Benzema per la Francia o di Ozil per la Germania. I due, assieme ad Emre Can, Sagna e Ribery si trovarono già ad affrontare una situazione simile durante gli Europei di due anni fa: tutti optarono però di rimandare il digiuno, praticandolo soltanto alla fine del torneo.

I PRECEDENTI SPORTIVI

Diversi sono i precedenti in cui il mese del Ramadan è coinciso con importanti manifestazioni sportive: ai Mondiali in Brasile del 2014 l’Algeria, impegnata negli ottavi di finale contro la Germania, scelse di rispettare il digiuno nonostante avesse ottenuto un fatwa speciale: i tedeschi ebbero la meglio sugli avversari soltanto ai supplementari. Durante le Olimpiadi di Londra del 2012 la squadra di calcio degli Emirati Arabi ricevette un permesso speciale grazie al quale potevano mangiare e bere normalmente soltanto durante i giorni delle partite. Particolare fu invece la decisione presa durante la Coppa Asiatica del 2017 in vista dell’incontro tra Oman e Palestina: il calcio d’inizio, previsto per le 21.30, fu posticipato alle 23 per permettere a calciatori e tifosi di rifocillarsi prima del match.

Un altro episodio proviene invece dal mondo del basket: Hakeem Olajuwon è ricordato come uno dei più grandi atleti sportivi islamici. Nel 1995 il Ramadan cadde a cavallo tra i mesi di gennaio e febbraio: “The Dream”, che dominava la scena NBA in quegli anni, decise di continuare a giocare. Il risultato fu straordinario: Olajuwon vinse il premio come miglior giocatore del mese. In 14 gare segnò 29.5 punti di media con 10 rimbalzi, 3.4 stoppate, 1.5 rubate e 3.8 assist.

A sette giorni esatti dalla finale di Champions e nel periodo cruciale di preparazione a Russia2018 sembrerebbe prevarre, tra le Nazionali interessate, la scelta di un Ramadan non rispettato o, quantomeno, rimandato per “cause di forza maggiore”. Vedremo quale sarà la decisione finale dei singoli Paesi e dei suoicalciatori, ed eventualmente come influiranno sui risultati sportivi. Perché forse, in qualche occasione, il calcio sembra essere più sacro di qualsiasi altra cosa.

 

Ugo D’Andrea

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui