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Bayern Monaco: storia di un modello sostenibile e vincente

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Oggi è semplice, troppo semplice, parlare di modello Bayern Monaco. Sono i risultati a raccontare la storia visto il bisogno umano di creare una narrazione intorno a qualsiasi cosa.
Ogni anno, infatti, siamo lì pronti a tessere le lodi del vincitore di turno, incensarlo di onori e di complimenti, salvo poi evidenziare del medesimo tutti i limiti, le criticità, quando le cose vanno male – vedi il Barcellona con il Tiki taka e la Masia oggi sembrano uno scempio da cancellare dalla memoria sportiva.
Ma il modello del Bayern ha un qualcosa di diverso: supera gli umori e le considerazioni approssimate. Infatti, anche qualora assistessimo a dei veri propri disastri sportivi, quest’ultimo risulterebbe comunque un sistema vincente sotto tutti i punti di vista: sportivo, commerciale, politico. Non lo dice questo articolo, lo dicono i numeri. Se il Barcellona per trattenere Messi deve indebitarsi e rischiare il tracollo, se il PSG ha bisogno degli aumenti di capitale dello sceicco Al-Khelaïfi per comprare Neymar e Mbappè, il Bayern ragiona su tutte altre logiche il cui minimo comune denominatore risponde a una sola parola: solidità.

Vi spieghiamo come funziona il modello Bayern in pochi punti:

Società sana:

Il bilancio del Bayern è in utile da 29 anni consecutivi (fonte: ilsole24ore). Ciò significa che il Bayern spende tanto ma incassa ancor di più. L’unica squadra top level che può fregiarsi del titolo dei conti. Come fa a bissare questo obiettivo? Non investendo (solo) in calciatori, ma in asset (strutture, stadio, merchandising, collaborazioni) di sicura valorizzazione (un calciatore può valorizzarsi ma anche no).

Stadio:

L’Allianz Arena è la punta di diamante del patrimonio del Bayern Monaco. Uno stadio che fattura e produce ricchezza anche quando non ci sono partite in programma. Ristoranti, centri bellezza, musei, negozi brandizzati Bayern, che segnano un fatturato annuo di 50 milioni di euro (se si escludono, appunto, le transazioni che riguardano l’aspetto strettamente sportivo), altrimenti bisogna aggiungere qualche altro zero a questa cifra.

Sponsor:

A Monaco di Baviera sono pionieri di un nuovo modo di intendere il calcio anche a livello commerciale e di marketing: i main sponsor del Bayern, infatti, sono anche piccoli azionisti del club.
La squadra professionistica è gestita dal Fc Bayern Munchen Ag, le cui quote azionarie sono state riviste nel 2014: il 75% sono detenute dalla casa madre, mentre l’8,33% ciascuno è di proprietà dell’Adidas, maggior sponsor del club e fornitore tecnico, di Audi e di Allianz che da anche il nome allo stadio. I tre colossi rispettivamente hanno sborsato per entrare in società 77, 90 e 110 milionio di euro negli scorsi anni. Una sinergia commerciale che rafforza tutti.

Mercati oculati

Il Bayern non ha la forza economica di Manchester City, PSG, Barca, Chelsea e, data la sua virtuosa condotta economica, sa fare un passo indietro quando l’asta per un calciatore assume pericolosamente la forma di quelle per le carte del mercante in fiera a Natale. Nessun gioco al massacro, nessun incanto dettato dall’appeal mediatico di alcuni giocatori. Eppure, grazie al blasone, grazie comunque a un portafogli di tutto rispetto, riesce comunque ad accaparrarsi i migliori talenti mondiali. La fitta rete di scouting, infatti, gli permette di assicurarsi i giocatori più promettenti a un passo dalla consacrazione (soprattutto dalla mediana in giù, che storicamente registra dei prezzi meno esorbitanti sul mercato ma che, al pari dei giocatori offensivi, sono fondamentali per conferire struttura a una squadra vincente). Pavard, Thiago, Lucas Hernandez, Jerome Boateng. Alcuni a volte anche strapagati, vedi Javi Martinez. Inoltre, cosa che li farà stare antipatici a molti, saccheggia il mercato interno sfruttando il suo appeal e la sua forza politica appropriandosi dei migliori talenti del campionato tedesco praticamente a due spicci: Lewandowski (preso addirittura a zero), Kimmich (8,5 mln), Goretzka (0), Sule (20).

fonte: fc bayern

Ciò che è certo è che al Bayern non sono mai interessate le primissime pagine dei giornali mondiali né hanno mai avuto la necessità di avere la star più in voga per incantare in Europa. Sono concreti, badano al sodo. Sono tedeschi. E portano quasi sempre a casa l’obiettivo. Questo gli ha permesso di strutturare un modello economico e sportivo che oggi fa scuola (si dice che il Milan di Elliot voglia replicarlo).
Quella del Bayern, insomma, non è una favola, ma una concretissima realtà.

Enrico Ciccarelli

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