Guinea: colpo di Stato e legame col prezzo dell'alluminio
Golpe in Guinea. Fonte: Altrenotizie (https://www.altrenotizie.org/primo-piano/9391-guinea-un-golpe-contro-mosca.html)

Il 5 settembre è stato annunciato un golpe in Guinea. Non si tratta del primo colpo di Stato avvenuto nel paese, che già da anni sta vivendo una situazione politica ed economica di tensione e crisi, guidata dalla presenza di dittatori che alimentano e sfruttano il malcontento della popolazione. Si tratta di una storia simile a molte altre: le crisi di governo che hanno caratterizzato la vita politica di vari paesi africani, spesso conclamati “Stati falliti”, sono dovute alle difficoltà nel mantenere la stabilità di Stati che basano la propria economia sull’esportazione di poche materie prime per i paesi più ricchi.

Guinea, una situazione politica instabile

Prima di trovarsi nell’attuale situazione che ha portato al colpo di Stato, la Guinea ha attraversato svariati momenti di crisi ed instabilità politica. Il paese aveva dovuto affrontare una lunga dittatura sotto Sekou Touré, che aveva ottenuto il potere nel 1958 con la forza, e lo aveva mantenuto fino alla sua morte nel 1984. Fu denunciato per violazioni dei diritti umani: in particolare, le violazioni riguardavano campi di detenzione per minacciare i cittadini, polizia segreta ed esili per i diffamatori.

Touré fu sostituito dal primo ministro Louis Lansana Beavogui ma, in seguito ad un colpo di Stato da parte della giunta militare guidata da Lansana Conté e Diarra Traoré, i due leader del golpe diventarono rispettivamente presidente e primo ministro.

All’inizio della sua presidenza, Conté aveva denunciato e condonnato Touré e le sue violazioni dei diritti umani. Nonostante il suo apparente tentativo di non servirsi delle misure adottate dal suo predecessore, la situazione non migliorò e Conté si preoccupò quasi esclusivamente rafforzare il suo dominio sul paese, provocando un aumento delle proteste. A quei tempi, Alpha Condé – l’attuale presidente della Guinea– era il membro principale dell’opposizione e venne condannato e mandato in esilio in Francia. Intanto, Conté faceva proseguire il suo mandato per la terza volta con un referendum.

Fonte: Wikipedia Commons

Nel 2008 il paese aveva vissuto un altro colpo di Stato quando, in seguito alla morte del presidente Conté, il militare Moussa Dadis Camara aveva preso il potere con la promessa di una transizione pacifica, che non fu mantenuta. Un esempio tristemente noto fu la repressione di un comizio riunito allo stadio, conclusosi in una brutale violenza di Stato che provocò la morte di 157 persone.

L’anno successivo Dadis Camara dovette abbandonare il potere per ragioni di salute. Così, nel 2010 arrivò il turno di Condé, eletto con quelle che sono state considerate le prime elezioni “libere” dopo almeno 50 anni. Nonostante le speranze dei guineani, però, il paese guidato da Condé ha conosciuto una crisi economica molto acuta, con una continua repressione delle proteste. Il 5 settembre, un gruppo di golpisti guidati dal tenente-colonnello Mamady Doumbouya ha rovesciato il vertice dello Stato. Doumbouya è il capo delle forze speciali guineane ed ex soldato della legione straniera francese.

Il presidente Condé, 83 anni, era al suo terzo mandato, nonostante il divieto di andare oltre i due mandati. Condé, come hanno fatto altri prima di lui, ha cambiato le regole della Costituzione per poter essere rieletto e, in questo modo, il 18 ottobre del 2020 aveva vinto nuovamente elezioni democratiche evidentemente inquinate da brogli. La decisione del presidente di ricandidarsi è stata condannata dall’opinione pubblica in quanto anticostituzionale ed ha scatenato delle proteste da parte della popolazione. In questo modo è aumentata l’instabilità del pase, con abusi da parte delle forze dell’ordine per sedare le ribellioni: sono state denunciate morti, torture e feriti da parte di attivisti e da Amnesty International.

Ciò che sicuramente avrà lasciato ancora più delusi i cittadini è il fatto che il presidente Condé, prima di arrivare a questo punto, abbia passato buona parte della sua vita lottando per la democrazia contro i precedenti dittatori. In seguito al golpe, il presidente è stato sequestrato. Su internet sono reperibili fotografie di Condé mentre viene portato via su un’auto ed altre mentre è seduto su un divano, circondato dai militari armati.

Fonte: www.ansa.it

Doumbouya si è autoproclamato presidente. Ha tenuto un discorso che è stato trasmesso dalla televisione nazionale RTG, durante il quale ha spiegato che la scelta di intraprendere un colpo di Stato deriva dalla situazione di instabilità del paese e dal cattivo lavoro di Condé. L’economia e le istituzioni in crisi, le trasgressioni da parte del presidente, la corruzione, le volenze subite dai cittadini ed il malcontento generale sono i fattori scatenanti per cui i militari hanno deciso di agire.

Sono state annunciate delle misure eccezionali: Doumbouya ha dichiarato lo scioglimento della Costituzione – spiegando che verrà riscritta dai golpisti insieme ai cittadini – e la chiusura dei confini terrestri del paese per una settimana. Ha promesso una transizione pacifica e il rispetto degli impegni verso le organizzazioni internazionali. Doumbouya si è appellato ai guineani chiedendo di restare uniti per costruire insieme il paese e affermando che la politica non verrà più affidata ad un solo uomo ma a tutto il popolo. C’è poco speranza che questo avvenga, come la storia del paese dimostra. Tanto più che il rovesciamento del presidente Condé non è dovuto solo alla sua impopolarità, ma soprattutto a fattori macroeconomici.

La relazione tra il golpe in Guinea e il prezzo dell’alluminio

Esiste un legame tra il golpe in Guinea e l’aumento del prezzo dell’alluminio, usato particolarmente nel settore automobilistico, in quello degli imballaggi e per i dispositivi per le energie rinnovabili. Già da prima del colpo di Stato, il prezzo dell’alluminio è arrivato a raggiungere il suo livello massimo dal 2011: a marzo 2020 i futures di alluminio venivano scambiati a 1450 dollari, ora il prezzo è aumentato fino ai 2748 dollari.

Questa impennata è legata alla scelta del governo del Guangxi (provincia della Cina) di imporre maggiori controlli sui consumi di energia. La regione è tra le più importanti al mondo per la produzione di alluminio e tale industria, per poter funzionare, necessita di grandi quantità di energia e grandi emissioni di gas serra.

L’aumento dei prezzi deriva dall’aumento della domanda di alluminio – come conseguenza delle misure di stimolo applicate dai governi per poter rilanciare l’economia – e dalla diminuzione dell’offerta. La Guinea è uno dei più importanti estrattori di bauxite, la materia prima per l’alluminio e oltre metà delle importazioni cinesi di bauxite derivano da paese africano.

Per il momento l’azienda cinese Aluminum Corporation of China Limited ha dichiarato che le attività stanno procedendo normalmente e che continua ad avere grandi riserve di bauxite. Resta comunque la preoccupazione dei mercati per il colpo di Stato: infatti l’instabilità politica potrebbe avere un’influenza negativa sull’estrazione della bauxite e, visto il calo di produzione, aumenterebbero ulteriormente i prezzi. Le conseguenze riguarderebbero soprattutto i guineiani, schiavi di un sistema economico e politico tragicamente interconnessi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui