Shell vince la battaglia legale, ma le proteste degli ambientalisti continuano
Foto di Zukiman Mohamad da Pexels

Sono quattro le organizzazioni ambientaliste che in questi giorni di tensione stanno portando avanti la campagna Stop Shell, volta a fermare la Royal Dutch Shell. La famosa società petrolifera anglo-olandese, come approvato nel 2014 dall’allora ministro delle risorse minerarie Ngoako Ramatlhodi, avrebbe dovuto compiere la prima esplorazione mercoledì 1° dicembre lungo la Wild Coast, in Sudafrica, tra Morgan Bay e Port St. John.

Il progetto del gigante petrolifero contempla un’ispezione di cinque mesi lungo le acque africane, durante la quale verranno eseguite le cosiddette prospezioni geosismiche. Questo tipo di indagine prevede la creazione di onde sismiche a forte impatto acustico nei mari: ogni giorno il fondale marino verrà colpito da onde d’urto ogni dieci secondi, per cinque mesi. L’eco di questi suoni restituisce dati sulla struttura e sulla composizione del fondale marino ed è quindi capace di rilevare la presenza di combustibili fossili.

Gli attivisti e le attiviste si mostrano preoccupati, soprattutto se si pensa che le indagini verranno svolte proprio durante il periodo di riproduzione delle balene. Ogni anno, tra giugno e dicembre, le balene franche australi e le megattere migrano verso il Sudafrica per accoppiarsi, ma si teme che l’imminente indagine possa sconvolgere il delicato sistema marino.

Molti sono gli studi che nel corso degli anni hanno provato la pericolosità di queste operazioni, estremamente dannose per pesci e mammiferi. Numerosi scienziati hanno infatti registrato una drastica riduzione di mammiferi nelle aree soggette ad attività sismiche. Questi ultimi, costretti a cambiare habitat, sviluppano anche alti livelli di stress e gravi problemi all’udito. Non meno preoccupante è l’enorme danno che i piani della Shell potrebbero provocare all’economia e alla cultura delle comunità locali, fortemente dipendenti dall’ecoturismo e dalla pesca per il loro sostentamento.

Il ricorso presentato al tribunale da parte delle organizzazioni ambientaliste, ma anche l’impressionante escalation di critiche al progetto da parte di attivisti e attiviste, ha fatto sì che la Shell venisse momentaneamente fermata.

Tuttavia la sentenza, emessa venerdì 3, ha respinto le accuse mosse dalle ONG, sostenendo che non ci sono prove sufficienti per dimostrare la pericolosità di queste operazioni e quindi consentirà alla Shell di iniziare l’indagine sismica lungo la costa orientale del Sudafrica.

Nonostante l’insuccesso dell’interdetto, gli attivisti e le attiviste seguitano a protestare lungo le spiagge della Wild Coast e a perseguire azioni legali per fermare l’ennesima attività antropica a danno dell’ambiente e di molti altri esseri viventi.

Intanto la petizione lanciata da GreenPeace, avente come obiettivo il raggiungimento di 100.000 firme, continua ad avere molto successo.

Happy Khambule, responsabile della campagna per il clima e per l’energia per Greenpeace Africa, ha dichiarato: «Continueremo a sostenere la resistenza nazionale contro Shell e perseguiremo la via legale per fermare Shell. Dobbiamo fare tutto il possibile per annullare l’eredità coloniale distruttiva dell’estrattivismo, finché non vivremo in un mondo in cui le persone e il pianeta vengono prima dei profitti delle compagnie di combustibili fossili tossici».

Melissa Sellitto

5 x mille Survival
Attivista per i diritti degli animali e sostenitrice dei diritti umani, sogno da sempre di diventare una reporter. L’amore per la scrittura mi ha spinto a pubblicare nel 2019 il mio primo libro, "Gli anni difficili". Nel tempo libero leggo e scrivo molto, dormo poco e faccio polemica.

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