Elisa Garbo, la musica come distorsione onirica del reale
Fonte: Emic Entertainment

Il suono di una chitarra è capace di tendere la mente dell’uomo ai margini dell’infinito, di esprimere l’inesprimibile e di svelare le più recondite sensazioni ed aspirazioni. Attraverso le proprie composizioni, la libertà emozionale di un chitarrista si eleva in tutta la sua complessità ed autonomia, sino a solcare radicalmente ogni singola produzione.

Tale concezione è stata ben compresa ed assimilata da Elisa Garbo, poliedrica musicista che ha intravisto nel suo strumento prediletto una via privilegiata per vivere ed abbracciare il lato onirico del reale. Le atmosfere fiabesche e le melodie distese, volutamente dai contorni mai nitidamente definiti, offrono la possibilità di compiere un immaginario viaggio tra suggestioni irreali e mondi di mirabile bellezza in cui esecutore e ad ascoltatore sono dettati da un destino comune determinato dalla musica.

Sulla scia delle precedenti release che l’hanno vista interprete di brani iconici del panorama musicale internazionale in chiave totalmente sperimentale, Elisa Garbo ha deciso, stavolta, di cimentarsi nell’arrangiamento ed esecuzione di una personalissima versione strumentale in cui gli elementi strutturali vengono reiterati in modo ossessivo di “Frozen”, celeberrima hit resa nota a tutto il mondo nel 1997 da Madonna.

La copertina del nuovo brano di Elisa Garbo ”Frozen”

Desiderosi di conoscere qualche curiosità riguardante l’ultimo inedito di Elisa Garbo, in uscita per Emic Entertaiment, l’abbiamo contattata. Di seguito l’intervista completa:

Ciao Elisa, bentrovata! “Lullaby” dei The Cure, “Hyperballad” di Bjork, “Teardrop” dei Massive Attack ed infine “Frozen” di Madonna: hai seguito una motivazione logica che ti ha portata dritta verso la rielaborazione di quest’ultimo brano che, se non il fatto di essere entrato di diritto tra i grandi classici, non parrebbe avere altri punti in comune con gli altri, oppure ti sei basata solo ed unicamente sul tuo gusto?

«Ciao a tutti, è un piacere essere nuovamente con voi! Per quanto concerne la scelta dei brani in questione, non mi sono basata su alcun leitmotiv ma sul mio istinto di chitarrista. In particolar modo la realizzazione di quest’ultimo inedito (Frozen”), è dettata da una scelta di cuore: Madonna è un’artista incredibile che mi ha accompagnata sin dalla mia infanzia nella mia crescita artistica e personale.»

Nell’arrangiamento di canzoni pop, la chitarra acustica viene, nell’ottica comune, raramente tenuta in considerazione in termini di capacità di chi la suoni e difficoltà d’esecuzione; con la tua reinterpretazione di “Frozen” di Madonna – considerata la regina indiscussa del pop – hai decisamente sfatato questo falso mito. Cosa ci dici a riguardo?

«Sono del parere che ogni strumento debba essere lasciato libero di esprimersi nella sua interezza, senza essere relegato in qualche angolo di scarso rilievo. Il fatto che, nella musica pop moderna, raramente una chitarra acustica venga considerata al di là di un semplice strumming, è, ahimè, vero; ciò non implica che la sua potenzialità si limiti a questo.»

Seppur mantenendo il classico approccio minimalista che ti contraddistingue, hai portato alla luce una strumentale in cui ogni elemento tematico ed armonico rimanda ad un qualcosa di indefinito ma al contempo concreto. Come sei riuscita nell’intento di racchiudere questa contraddizione nei soli all’incirca cinque minuti della durata di “Frozen”?

«In fase di realizzazione, mi sono posta l’intento di miscelare suoni che rimandano a sfere sensoriali dissimili ma non per questo tra loro inconciliabili: ho cercato di far convivere effetti acustici serraticon altri che amo definire “aerosi”, abbozzando nella mia mente un disegno che andava facendosi man mano sempre più delineato.»

In un’era in cui il fatto artistico viene percepito come un dato legato principalmente alla combinazione razionale di suoni per soddisfare il gusto estetico della società, quando è importante, secondo l’opinione di Elisa Garbo, ricordare che la musica è fondamentalmente espressione dell’inconscio?

«Andrebbe tenuto sempre a mente: l’arte va intesa come estrinsecazione della società e, al contempo, come manifestazione massima del rapporto del singolo con il suo Io interiore e con l’ambiente contiguo.»

Vincenzo Nicoletti

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