Per alcuni parlare di criptovalute vuol dire riferirsi al Bitcoin: un accostamento che viene immediato, soprattutto ai non addetti ai lavori, ma che in realtà non è del tutto corretto. Il Bitcoin è la valuta digitale più nota, la più famosa oltre che quella che ha raggiunto il valore più importante, ma non è l’unica: ce ne sono molte altre che si stanno facendo strada sui mercati in questo momento così florido e felice per le monete digitali. Tra quelle in grado di suscitare interesse c’è il Ripple. Forse non tutti conoscono questo nome, in molti lo avranno invece sentito almeno una volta. Ripple è una criptovaluta datata 2013, quattro anni dopo il Bitcoin quindi, che si basa sul medesimo meccanismo di trasferimento istantaneo di denaro sfruttando i canali virtuali. Il termine Ripple va ad indicare sia la moneta virtuale utilizzata per effettuare questi scambi che la rete virtuale o piattaforma sulla quale avvengono poi, in termini concreti, questi trasferimenti di valuta. Il tutto tramite un protocollo di trasferimento che prende il nome di XRP Ledger Consensus (XRP) che è basato su tre pilastri: accordo, progresso, correttezza.

La quotazione di Ripple

Qual è oggi la quotazione di Ripple? Partiamo da una breve analisi storica che nasce nel 2013, con la moneta che era scambiata a 0,0068 EUR; a fine estate 2020 per rendere l’idea, il dato era arrivato a 0,238 EUR. Se si cerca oggi in rete ‘Ripple Valore‘, questo è arrivato a 0,43: una quotazione che ha visto alti e bassi sui quali hanno influito diversi elementi. Non solo i tradizionali fattori che contribuiscono a creare il prezzo del Ripple così come di tutte le altre criptovalute (ovvero, la tendenza del mercato delle monete digitali; l’evoluzione della normativa in materia di criptovalute; gli aggiornamenti di attualità sul tema, etc.), ma anche accadimenti più specifici.
Ad esempio ha tenuto banco la vicenda fatta emergere dalla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti, che aveva evidenziato come Ripple avesse manipolato il prezzo di XRP per trarne benefici non leciti, aumentando o diminuendo le vendite di moneta a seconda delle condizioni di mercato. il che ha portato ad una causa tra il gigante delle criptovalute e l’ente che, negli Stati Uniti, si occupa di regolamentare i mercati finanziari.
E sempre dagli Usa era emersa poi una storia di una class action portata avanti da un cittadino della Florida che aveva raccolto centinaia di firme di soggetti tesi a dimostrare di aver subìto danni da Ripple, in quanto la vendita di XRP negli Usa non sarebbe stata legale. Due eventi che hanno contribuito a far crollare la valutazione di Ripple sui mercati nelle ultime settimane. 

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