riccardo noury
Riccardo Noury

Riccardo Noury è il portavoce di Amnesty International Italia, ha scritto libri sulla pena di morte, sulla tortura, in generale sulla violazione dei diritti umani, ha tradotto poesie dei detenuti di Guantànamo.

Ho intervistato Riccardo Noury in un’affollata e trepidante giornata primaverile romana, così come trepidante è l’inarrestabile lotta per i diritti umani. Di seguito l’intervista:

In sei città italiane (tra cui Caserta) partirà la sperimentazione della taser: come funziona quest’arma e quali sono i rischi che comporta?

La taser è un’arma che ha un effetto stordente, incapacitante, immobilizzante temporaneamente. Però si presta ad essere utilizzata in maniera pericolosa e può avere degli effetti letali. Noi abbiamo studiato l’impiego della taser negli USA e nel Canada (una ricerca approfondita l’ha condotta la Reuters) e dai dati emerge che dal 2000 ha provocato 1005 morti. Il vantaggio per chi la usa è di poter mantenere una distanza. In questa fase di sperimentazione ci dev’essere la massima attenzione, tuttavia ciò non garantirà l’assenza di esiti letali.

In quali circostanze viene utilizzata la taser?

Non in caso di conflitti armati, dovrebbe essere un’arma utilizzata durante manifestazioni, durante rivolte carcerarie, quindi circostanze in cui la vittima è solitamente disarmata. Il fatto che sia considerata non letale può portare ad un uso improprio. L’arma potrebbe essere letale per persone con disturbi di cuore, donne incinte che possono perdere il bambino: il problema è che alla vittima, prima di immobilizzarla, non gli puoi chiedere il certificato medico.

Dal decreto Minniti all’utilizzo della taser per placare le manifestazioni: dal punto di vista dei diritti umani in che direzione stiamo andando in Italia e in Europa?

In generale noi utilizziamo questo termine: la restrizione degli spazi per l’espressione della libertà. Non c’è una direttiva europea che dice “picchiate duro in piazza” però intanto in Francia sono state vietate le manifestazioni in nome dello stato d’emergenza, per il fatto che non c’era la disponibilità di poliziotti per sorvegliare le piazze.

A proposito della restrizione degli spazi, la paura per l’immigrazione in Italia da cosa è alimentata?

La paura è alimentata da un’informazione ansiogena, dallo scarso controllo sui social media, dal fatto che persone che dovrebbero avere un ruolo di responsabilità usano un linguaggio irresponsabile. Noi di Amnesty abbiamo sviluppato un barometro dell’odio, chiamato così per misurare i discorsi in campagna elettorale. Chiaro è che c’è una coincidenza tra dimensione del linguaggio dell’odio e risultato elettorale sicuramente per quanto riguarda il centro-destra.

Amnesty come fronteggia quest’odio diffuso nei confronti degli immigrati?

Sulla questione dell’odio noi abbiamo avviato due progetti: una task force sul web (centinaia di attivisti che monitorano una serie di portali e le edizioni online dei quotidiani entrando nel dibattito dei commentatori e portando una narrazione diversa), poi siamo all’interno dell’associazione Carta di Roma che contrasta il linguaggio d’odio dei media, infine abbiamo avviato un progetto per controllare il rispetto dei diritti umani da parte delle forze di polizia (alcuni osservatori che nel caso in cui ci sia bisogno di usare la forza, ad esempio durante manifestazioni, verifichino che questa rispetti gli standard internazionali).

Noi cittadini anti razzisti come potremmo contribuire a placare il clima d’odio e come potremmo aiutare gli immigrati?

Occorre l’assistenza volontaria perché lo Stato non c’è, a tal proposito qui a Roma c’è l’esperienza molto bella di Baobab. Quando si fa assistenza si fa anche cultura però, un lavoro d’informazione, di contro narrazione, d’incontro. Per me è sempre un errore quando non si dà la parola ai diretti interessati: è importante che io parli dei Rom ma c’è bisogno che le persone vadano nei campi ad incontrarli. Così come nel dibattito sull’immigrazione si sente parlare di associazioni ma mai un eritreo che ti racconti cos’è l’Eritrea, che significa la leva obbligatoria a tempo indeterminato, cosa vuol dire attraversare la Libia, quanto devi pagare, quanta violenza incontri ecc. Bisogna far parlare loro, far narrare a loro le storie.

Dove sta la pericolosità dell’immigrazione?

Sta nelle politiche europee che l’Italia sta adottando e dannose per tutti. Quando affronto il tema della sicurezza lo voglio affrontare dal punto di vista della persona che si sente insicura e chiedergli “Non sarebbe meglio, anziché vedere arrivi disordinati di queste persone che spesso non hanno documenti, organizzare percorsi legali e sicuri come si faceva con Mare Nostrum fino al 2014?”. Fino al 2015 il problema dell’immigrazione non c’era in Italia, perché era un Paese di transito: noi non volevamo loro, ma loro non volevano noi. L’Italia era un corridoio di passaggio, si arrivava alla frontiera e si chiudeva un occhio. Ad un certo punto il corridoio è stato chiuso.

Riccardo Noury quali idee ha per risolvere il problema immigrazione?

Innanzitutto ci vorrebbe il coraggio di prender tempo, perché non è possibile fare tutto sempre con la fretta. Le soluzioni sono due: quella sciagurata di chiudere a nostra volta le frontiere, di spostarle sempre più a Sud, oppure organizzare percorsi legali e sicuri per i rifugiati e flussi legali per i migranti, stabilire un sistema di visti, anche di incentivi. Un sistema serio.

Impossibile non chiederle un aggiornamento sulla guerra in Yemen, Siria e su chi specula e ha interesse al prosieguo di tali guerre.

Sono chiamate guerre per procura perché gli attori in campo non sono solo locali. Da un punto di vista geopolitico è evidente che c’è uno scontro tra monarchie sunnite e i loro alleati, l’Iran e i suoi alleati. Da Baghdad a Teheran passando per Damasco fino a Beirut dove c’è Hezbollah questa è l’espansione iraniana, dall’altro lato per ragioni di religione e di cultura da parte delle monarchie del Golfo e della Turchia e degli Stati Uniti c’è l’idea di liberarsi da questo potere tirannico di Assad e da quando è entrata in campo la Russia è cambiato tutto. Sono due conflitti sporchissimi. Io trovo farneticante che della gente che si considera progressista e di sinistra abbia quest’idolatria per Assad. Crimini di guerra, uso di armi vietate e per quanto riguarda lo Yemen la partecipazione italiana con la fornitura di bombe ai sauditi. Ormai ci sono prove inequivocabili.

Segue un video sintetico in cui Riccardo Noury ci spiega brevemente la vicenda non ancora conclusa di Giulio Regeni:

Quali sono le conquiste di queste lotte per diritti?

Il 31 marzo è la giornata internazionale dei diritti delle persone trans gender, negli ultimi 10 anni grazie alle lotte di queste persone che vivono in un contesto di esclusione, stereotipizzazione, violenza, bullismo, pregiudizio. Quest’anno, grazie alle loro lotte, tanti paesi in Europa compresa l’Italia hanno introdotto leggi o sentenze che stabiliscono che il riconoscimento legale del cambio di genere non dev’essere preceduto dal trattamento psichiatrico e da alcun trattamento chirurgico come la sterilizzazione irreversibile. Questa è solo la conquista più cronologicamente recente che mi viene in mente, in realtà ci sono conquiste quotidiane nel campo dei diritti umani.

Riccardo Noury, ha un messaggio o un consiglio da lasciare sul tema dell’immigrazione e dei diritti umani?

Un paese che vive nella paura vive male, non bisogna lasciarsi abbindolare dalla politica in senso ampio: purtroppo in questo periodo l’unica proposta credibile pare la sicurezza e per creare sicurezza devi incutere paura. Siamo dentro una fabbrica della paura. Dovremmo iniziare a concepire i diritti non come una coperta corta per cui se copri la testa scopri i piedi del corpo sociale e viceversa. Non è che se togli i diritti agli stranieri ne dai di più agli italiani. I diritti sono fondamentali e la loro sottrazione comporta una discesa verso chissà dove.

Grazie, habibi.

Intervista a cura di Melissa Bonafiglia

Melissa Bonafiglia
Giornalista pubblicista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell'Associazione "Omnia". Credo che l'attivismo socio-politico, in specie l'interesse verso questioni collettive, sia l'unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.

1 commento

  1. “Taser is almost an anagram for “Easter. She could claim she”s dyslexic and was only trying to give him an early present. You know, to egg him on to get up. Or she could say she was just kidding. But I guess that would make her an Easter taser teaser, wouldn”t it? I”ll let myself out now 4

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