L'ex Canapificio di Caserta e la sana gestione dell’immigrazione di cui non si parla

L’ex Canapificio, sito in Caserta, è sede dell’omonima associazione che gestisce un progetto d’accoglienza SPRAR. Il centro sociale dal 1995 promuove azioni sociali volte alla tutela dei diritti degli immigrati e in generale delle categorie sociali più deboli.

Visitando l’ex Canapificio è possibile constatare come il fenomeno dell’immigrazione (incubo dell’attuale politica) non sia così enfaticamente ingestibile, e come l’integrazione risulti costruttiva sia per i migranti ospitati, sia per la collettività autoctona. L’integrazione è l’altra faccia della medaglia, quella nascosta che non fa notizia; invece i riflettori sono sempre puntati (nel dibattito pubblico e nei tweet di Salvini) sulla faccia negativa dell’immigrazione, sovraccaricata di bugie e di un pathos di pericolosità a tratti surreale.

Ma l’integrazione, l’accoglienza, la solidarietà non sono solo optional derivanti dall’umanità e dalla pietà presenti nel nostro corpo, bensì principi funzionanti e funzionali all’adempimento di doveri civici previsti nel dettato costituzionale propri di un cittadino civile – non necessariamente buonista.

In questi tempi in cui la solidarietà pubblica dura il tempo della conta delle salme galleggianti nel Mediterraneo, in un’Europa ubriaca di razzismo e xenofobia, in una società in cui il confine tra accoglienza e reato è ormai labile, in un ambiente politico malsano e bugiardo, accogliere significa resistere, e vale tanto raccontare non solo il marcio, ma anche i sani modelli sociali.

Come nasce l’esperienza dell’ex Canapificio

Nel 1995, con l’occupazione dell’ex macello di Caserta, nacque un centro sociale che nel 2001 diventò l’ex Canapificio con l’ingresso nello stabile in viale ellittico e nel 2006 diventò ente gestore del progetto SPRAR in collaborazione con vari enti partner. Ad oggi l’ente capofila del progetto SPRAR è il Comune di Caserta, gli enti gestori sono l’ex Canapificio e Casa Rut, gli enti partner sono la Caritas, il comitato “Città Viva”, il laboratorio artistico-musicale “kalifoo ground” e il dipartimento malattie infettive dell’università Federico II di Napoli.

Lo sguardo volse fin da subito alla fetta di società priva di reali tutele. In particolare nel 2002, con l’emanazione della legge Bossi-Fini (normativa che disciplina l’immigrazione nota per le sue misure restrittive), gli attivisti iniziarono ad avvertire la necessità di fare un passo concreto a protezione degli immigrati.

Il passo concreto fu la nascita di un movimento auto-organizzato: il Movimento dei Migranti e Rifugiati di Caserta che dal 2002 iniziò a scendere in piazza con manifestazioni vertenziali collegati in una rete di collaborazione che si estende dal territorio casertano, al litorale domizio, alla zona napoletana.

Lo scopo è combattere prostituzione, caporalato, lavoro nero, spaccio, mafia, razzismo: problematiche derivanti dall’emarginazione sociale e che si fronteggiano solo con l’inclusione dei soggetti in questione in una società interculturale e con una coscienza. Progetti autorganizzati, che nascono da esigenze territoriali e che spesso riempiono le lacune dello Stato.

Le attività dell’ex Canapificio, dal supporto materiale a quello psicologico

Oltrepassando la soglia del cancello che dà sullo stabile si percepisce già il dinamismo che anima il centro: operatori e beneficiari continuamente impegnati in attività scolastiche, educative, di assistenza legale.

Tra quelle mura colorate di murales e tazebao c’è vita, energia, voglia di fare e di riscatto. Si respira armonia, serenità, familiarità e per chi sa guardare c’è tanta bellezza in quell’oasi circondata dal consuetudinario traffico del centro di Caserta. Il progetto prevede l’accoglienza in circa 20 piccoli appartamenti, dislocati in vari quartieri della città. Anche quella di stanziarsi al centro della città e non in periferia è stata una scelta non casuale, atta a favorire l’interazione degli immigrati con la comunità.

Addentrandosi nel Centro ci sono agricoltori che allestiscono un piccolo mercato ortofrutticolo, in cui i migranti possono scegliere i cibi che preferiscono (anche in virtù delle proprie usanze religiose). Gli attivisti del centro spiegano di aver preferito investire i fondi europei previsti dal progetto di accoglienza Sprar per finanziare i piccoli produttori locali italiani, che sovrastati dalle regole concorrenziali del mercato capitalista fanno molta fatica a sopravvivere. Grazie a tale centro gli agricoltori locali hanno trovato linfa vitale per la propria sopravvivenza e sostenibilità economica.

Nella sala adiacente gremita di persone si svolge un meeting di ricognizione in inglese e francese, e dopo l’appello si procede all’assemblea attendendo l’arrivo degli immigrati dalle lezioni scolastiche; infatti, uno degli obiettivi primari dell’ex Canapificio è quello di arginare la dispersione scolastica, ed è per questo che i migranti frequentano scuole serali e in’aula del centro si svolgono ripetizioni di italiano ed insegnamento di materie come educazione civica.

Un altro servizio “originale” è il Piedibus: ogni mattina gli attivisti accompagnano a piedi (per ridurre l’inquinamento) fino a scuola i bambini, che li attendono alle apposite fermate nei pressi delle loro abitazioni. Alla base c’è un lavoro di conquista di fiducia delle famiglie immigrate nei confronti degli operatori del centro, che constatando la serietà dell’ambiente gli affidano i loro figli. Gli accompagnatori sono sia operatori che immigrati stessi, in quanto l’assunzione di responsabilità ne incoraggia l’integrazione.

Numerosi anche gli altri appuntamenti che animano l’ex Canapificio durante il corso della giornata, come il cineforum e attività ricreative, ludiche, per la difesa del territorio, sportelli di assistenza sindacale e assistenza sanitaria da parte di medici volontari.

Una realtà costretta a fare i conti con episodi di razzismo collegati alla politica nazionale

L’11 giugno 2018 l’ex Canapificio ha denunciato un episodio di razzismo subito da due immigrati provenienti dal Mali. Due ragazzi malesi, intorno alle 22:00 di sera, mentre tornavano a casa sono stati sparati da tre ragazzi italiani al grido di «Salvini, Salvini!». Uno di loro è rimasto ferito, l’altro illeso. Persone alle quali non è nuovo il rumore e l’orrore degli spari, provenendo da un paese in guerra; persone che dopo anni di attesa hanno ottenuto un permesso di soggiorno e che si impegnano quotidianamente ad integrarsi. Poi si confrontano con i razzisti, un vero cancro sociale. 

L’operatrice responsabile Virginia Anna Crovella denuncia così gli episodi di razzismo:

Giova ricordare anche la strage di Castel Volturno, nel 2008, dopo la quale l’ex Canapificio incontrò l’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni in un tavolo istituzionale di denuncia, o l’adesione alla manifestazione di Macerata indetta contro il razzismo e l’orrore compiuto da Luca Traini.

Chi sono i beneficiari del progetto Sprar a Caserta

Si tratta di immigrati per lo più africani, provenienti da Senegal, Costa D’Avorio, Nigeria, Burkina Faso: ad oggi si contano 200 unità. Sono rifugiati politici in fuga dalla guerra, o richiedenti asilo, che hanno subito maltrattamenti, sfruttamenti, che si sono distaccati dalle famiglie per raggiungere l’Italia in viaggi estenuanti durati mesi su gommoni in balia delle onde e dei trafficanti.

Sono persone in cerca di riscatto, che nonostante tutto parlano di futuro, di progetti, che hanno un mondo davanti da esplorare e uno dietro che affolla i loro ricordi. Un’Africa amara ma bella, un’Italia dalle innumerevoli sfaccettature. Di seguito la testimonianza di Sow:

Il mare che attraversano per approdare in Italia è forse meno pericoloso del mare d’indifferenza e di superficialità con cui si giudica l’immigrazione in Italia e in Europa. Se la politica adduce un motivo per essere scettici nei confronti dell’accoglienza, ce ne sono altri mille per ritenerla non un reato ma un bene prezioso di arricchimento culturale. Nonostante il sano ed utile lavoro che svolge l’ex Canapificio e tanti altri esempi sociali, c’è chi preferisce vedere il marcio, ostacolare l’accoglienza con decreti “sicurezza” e continuare a fare campagna elettorale sulle vite degli innocenti.

«Restiamo umani» (Vittorio Arrigoni)

Melissa Aleida

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Melissa Aleida
Attivista. Antifascista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell'Associazione "Omnia". Credo che l'attivismo socio-politico, in specie l'interesse verso questioni collettive, sia l'unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.