Napoli ― Che il Pd si stia rinnovando o “rottamando”, per dirla alla Renzi, è ormai evidente. Nuove facce, nuova politica e quindi nuove alleanze. Alcune, pare, siano un po’ troppo scomode, lontane dalla linea politica di partito. Stupisce in particolar modo l’accoglienza che il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha riservato al leader della Lega Nord, Matteo Salvini. Aria di alleanza? È ciò che teme Area riformista (corrente piddina alternativa a quella renziana, che raccoglie bersaniani e dalemiani). Forse solo cortesia da parte di De Luca nei confronti di un altro esponente politico; forse altro. In un momento di cambiamenti netti all’interno del Pd, non piacciono questi colpi di coda. Ecco perché pare strano a molti che un esponente del Pd accolga tanto piacevolmente quello di un partito politicamente lontano dal proprio.

Le reazioni non si sono fatte attendere. L’Area riformista in una nota ha commentato negativamente l’incontro tra i due: «Nonostante tanti buoni propositi, ad oggi non c’è alcuna concreta iniziativa della segreteria nazionale per proporre una candidatura largamente condivisa. Non è stato definito il quadro delle alleanze, che continua a rimanere estremamente vago e confuso, né è stata avviata una concreta discussione programmatica». Intanto De Luca si difende dalle critiche, spiegando che il suo è stato un atto di cortesia che è giusto riservare al segretario di un partito nazionale. I colleghi di partito, però, non sono dello stesso parere; vedono, infatti, nell’atteggiamento di De Luca una certa piaggeria.

L’Area riformista teme che la Campania possa finire nelle mani del centrodestra. Le preoccupazioni non sono poi così campate in aria. Salvini, infatti, ha annunciato una lista per le Regionali anche in Campania, proponendo un programma per tutti i cittadini del Centro-Sud. Non è mancato, inoltre, il commento sulla questione ― riportato da «Il Roma» ― del candidato alle primarie Michele Di Salvo, preoccupato che lquesti atteggiamenti possano compromettere le elezioni: «Registro alcuni maldestri tentativi, a volto coperto e senza il coraggio di dichiararsi, di far saltare in qualsiasi modo le primarie. La proposta di ulteriori nomi; il ritardo e rinvio sistematico della direzione regionale che doveva avere come tema fondamentale quello delle alleanze; la proposta-autoproposta di Assunta Tartaglione come “nome unificante”. Tutto questo non fa bene al partito democratico.» Area riformista non nasconde, infine, di temere fortemente che, con questo atteggiamento troppo “aperto” al dialogo con correnti politiche lontane da quelle piddine e neo-renziane, il Partito Democratico possa mettere seriamente in discussione una possibile vittoria alle prossime elezioni regionali.

Agnese Cavallo

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