Arsène Wenger e la storia d'amore con l'Arsenal durata 22 anni

Grato e onorato per aver avuto questo privilegio, ma dopo un’attenta valutazione e continue discussioni con il club, sento che è il momento giusto di lasciare“. È così che Arsène Wenger dà l’annuncio del suo addio all’Arsenal. A comunicarlo è lo stesso club inglese con un comunicato ufficiale apparso sul sito dei Gunners. A fine stagione le strade si divideranno: Wenger lascerà l’Arsenal dopo 22 anni di onorato sodalizio.

Tutto comincia nel lontano 1996. Anzi, qualche anno prima; perché Wenger non era molto conosciuto in Inghilterra ma si era fatto notare in Francia grazie ai suoi metodi rivoluzionari sulle panchine del Nancy e del Monaco. Con la squadra del principato monegasco, nella stagione 87-88 vince il suo primo trofeo da allenatore conquistando la Ligue 1 e tre anni dopo arriva anche la Coppa di Lega. Wenger era così tanto legato al Monaco che decide di rifiutare l’offerta di diventare Ct della Francia e di rimanere fedele a quei colori. Fiducia non ripagata e nel 1994 il club decide di esonerarlo.

Wenger-ArsenalNel gennaio del 1995, Wenger approda in Giappone e firma un contratto con Nagoya Grampus Eight. Anche nel paese del Sol Levante, il tecnico alsaziano, mezzo tedesco, riesce a conquistare due trofei: la Japan Emperor’s Cup nel ’95 e la Supercoppa giapponese un anno dopo. Durante l’esperienza in Giappone, Wenger si innamora della dieta locale. Mangia solo riso, verdure bollite e pesce senza sale e olio e in un’intervista esclama: “Ecco perché non ci sono persone grasse qui!“.

Finita l’avventura in Giappone, Wenger viene contattato dal vicepresidente dell’Arsenal David Dein che aveva avuto una visione celestiale. In diverse interviste Dein ha raccontato i motivi di questa scelta, un po’ shakespeariana come un sogno di una notte di mezza estate: “‘Arsène per l’Arsenal’. Quando mi sono svegliato la prima parola che ho detto è stata ‘È destino!’ “. E così, il 28 settembre 1996 Wenger diventa l’allenatore dell’Arsenal.

Sulla panchina dei Gunners Wenger impiega appena due stagioni a vincere il suo primo trofeo. Nella stagione 97/98 vince la sua prima Premier League e nello stesso anno trionfa anche in FA Cup. Si ripete nel 2002 e nel 2004 ed è con lui che arriveranno tanti giocatori poi diventati fenomeni. Come Vieira e Bergkamp, come Ljungberg e Campbell o come Pires e Thierry Henry. Giocatori che porteranno alla nascita della leggenda degli Invincibili (mai sconfitti nella vittoriosa campagna di Premier del 2003/04), con una proposta di calcio che ha fatto innamorare tutti gli esteti del gioco. Nei 22 anni di onorata carriera all’Arsenal, in totale Wenger ha conquistato 3 Premier League, 7 FA Cup e altrettante Community Shield.

Di certo ciò che manca nella bacheca del tecnico francese è un titolo europeo, sfiorato nel 2006 con la squadra degli Invincibili in finale di Champions League contro il Barcellona. Titolo europeo che questa stagione potrebbe arrivare. Infatti i Gunners sono in semifinale di Europa League. E sarà l’ultima occasione per Wenger, prima di lasciare l’Arsenal. Eppure in Europa il suo Arsenal c’è praticamente sempre stato. Prima del quinto posto della scorsa stagione, erano state 14 le partecipazioni consecutive in Champions.

Non sono mancati gli insuccessi. Sì, perché dal 2006 la parabola di Wenger è cambiata. Con l’ascesa dei nuovi club, le vittorie dell’allenatore francese sono diminuite vertiginosamente. Prima il Chelsea dell’acerrimo nemico Mourinho, con il quale Wenger ha sfiorato persino la rissa in una partita nell’ottobre 2014. Poi la crescita esponenziale del Manchester City e, nelle ultimi due stagioni la concorrenza del nemico storico dei Gunners, il Tottenham. Negli ultimi anni anche il rapporto con i tifosi si è incrinato. O meglio, la tifoseria si è spaccata in due: da una parte chi lo vorrebbe ancora sulla panchina dell’Arsenal, dall’altra i fondatori del “partito” “Wenger Out” che da tempo invocano il cambiamento. Cambiamento che a fine stagione arriverà, una ventata di aria nuova sta per abbattersi sul Nord di Londra.

Forse era arrivato davvero il suo tempo. Sono in tanti a criticarlo, tanti lo hanno fatto e molti ancora lo faranno. Dicono che abbia perso il tocco. Eppure Arsène Wenger rimane un modello, un precursore del calcio moderno. Un allenatore che ha sempre preferito far crescere i giovani e farli diventare dei grandi talenti. Anche questo è sempre stato uno dei punti chiave della carriera di Wenger: allenare il giocatore, portarlo al miglioramento. Prendere un ragazzo dal vivaio e trasformarlo in un campione assoluto. E questo, lui, non lo ha mai nascosto: “Noi all’Arsenal non compriamo superstar, noi le costruiamo“. Sarà così anche dopo il suo addio?

 

Michele Ranieri

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