Per l’Atletico Madrid il sogno della Champions League svaniva per la seconda volta in 3 anni il 28 Maggio del 2016, e per la seconda volta svaniva contro i “cugini grandi” del Real. Se nel 2014 era stato un colpo di testa di Sergio Ramos all’ultimo secondo a cancellare l’impresa, stavolta le speranze si erano infrante sul rigore calciato sul palo dal veterano Juanfran nella lotteria finale. Pochi giorni dopo lo stesso terzino aveva chiesto scusa alla sua gente sul sito ufficiale dei Colchoneros con una toccante lettera che si chiudeva con la promessa: “vinceremo la Champions”.

La promessa di Juanfran è stata, almeno in parte, mantenuta ieri sera con l’Atletico che è tornato a trionfare in Europa. Certo non è la coppa dalle grandi orecchie, certo non è la massima competizione europea ma l’Europa League resta comunque l’ennesimo trionfo della gestione Simeone. Il Cholo ha messo in campo ancora una volta la sua macchina, quasi, perfetta che ha asfissiato letteralmente il Marsiglia, concedendogli soltanto un’occasione da rete con Germain prima di stritolarlo nel suo abbraccio mortale. Ironia della sorte a condannare la compagine francese allenata da Rudi Garcia è stato proprio un transalpino, quel Griezmann al quale adesso non resta che farsi perdonare questo sgarbo ai mondiali quando indosserà la maglia dei Blues. Due reti che sono un mix di astuzia, tecnica ed opportunismo, condite da un’esultanza forse troppo irriverente nei confronti dei suoi connazionali.

La rete di Gabi, indomito capitano biancorosso, è stata la ciliegina di una torta perfetta e cucinata senza sbavature, infornata dopo la delusione della “retrocessione” dalla Champions League ad opera della Roma di Dzeko e Di Francesco. L’Arsenal di Wenger, ancora un francese sulla strada dei Colchoneros, è stato forse l’unico vero ostacolo sulla strada dei ragazzi di Simeone, probabilmente di un altro livello rispetto alle contendenti presenti nella competizione.

In sei anni di gestione del Cholo l’Atletico Madrid si è consolidata come una vera e propria potenza Europea con la vittoria di due Europa League, una Supercoppa Europea e le già citate due finali di Champions sfumate contro il Real sul filo di lana. Ma è stato forse in Spagna il vero capolavoro dei Colchoneros che, con il titolo conquistato nel 2014, si sono dimostrati gli unici capaci di spezzare il quasi ventennale dominio della coppia Real-Barcellona. Un impianto di gioco costruito ad immagine e somiglianza del suo condottiero, grintoso, sanguigno e senza alcuna voglia di concedere spazi, ma sempre però con una particolare attenzione alla qualità. Un’orchestra perfetta o quasi che negli anni è sempre riuscita a trovare un equilibrio attorno al direttore di turno: dal Niño Torres a David Villa, passando per Diego Costa fino ad arrivare ad oggi con Griezmann.

Finale che sa di favola proprio per uno che dell’orchestra biancorossa era stato il violino principale, prima di volare oltremanica a mietere successi e prima di tornarci, quasi dieci anni dopo, come semplice orchestrale al servizio del gruppo. Fernando Torres aveva vinto tanto con le maglie più disparate: dalle due volte campione d’Europa e una campione del Mondo con quella delle Furie Rosse alla Champions col Chelsea, griffata da un suo gol al Camp Nou, ma non aveva mai vinto nulla con indosso la maglia della squadra che lo aveva lanciato. Dell’Atletico Madrid del Cholo il Niño aveva vissuto fino a ieri soltanto le delusioni, come le due finali di Champions e i campionati degli ultimi anni terminati alle spalle della solita coppia. La partita di ieri salda un conto e, probabilmente, chiude un cerchio: la carriera di Fernando Torres proseguirà altrove ma trova il primo successo in maglia biancorossa proprio nell’ultima partita prima della passerella finale al Vicente Calderon prevista per l’ultima di campionato.

Insomma quella dell’Atletico Madrid è una favola che avrebbe anche trovato il suo lieto fine con questo ennesimo trionfo e l’addio quasi magico del Niño , se solo non ci fosse ancora quella promessa di Juanfran da mantenere per intero…

Flavio Giordano

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