Che nel periodo elettorale si facciano promesse è cosa nota. Ma è ancor più risaputo che gran parte di queste promesse sono vane.

Si chiama Luigia de Falco la signora che da due giorni si è inchiodata al cancello del cimitero di Somma Vesuviana, per realizzare una protesta che finora non ha avuto nessun riscontro.

“Ho lavorato qua dentro – racconta Gina – per due anni, di cui un anno a nero. Prendevo trecento euro al mese e ho tre figli. Durante il periodo delle elezioni comunali mi hanno promesso che il lavoro mi sarebbe stato dato a tempo indeterminato, ma subito dopo mi hanno sbattuta fuori perché il mio posto è stato dato ad una parente dell’assessore Coppola. Volevano da me solo che li aiutassi con i voti. Il sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo, aveva promesso di aiutarmi, ma non l’ha fatto. Ultimamente, a seguito delle mie proteste alla sede del Comune, mi aveva anche consigliato, insieme con l’assessore Luigi Salierno, di fare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla ditta che si occupa della gestione del cimitero, la quale dopo due giorni mi avrebbe riassunta. Ma così non è stato e sono qui perché nessuno ha preso a cuore la mia vicenda. Ho il diritto di lavorare anch’io, ma sono da due giorni incatenata qua e nessuno di loro si è degnato di venire a vedere perché”.

Pesanti le accuse della donna, segnata dall’amarezza e dalla disperazione. Un sistema di istituzioni che certo funziona male, dove è ormai consuetudine che per lavorare si aspettino le raccomandazioni. Sulle logiche di Karl Marx e Max Weber si è posta una pietra, è il caso di dirlo, tombale. E fino a quando le “promesse” sono mantenute, tutto sembra filare liscio, mentre quando qualcosa va storto ecco che i vasi di Pandora vengono scoperchiati, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Anna Lisa Lo Sapio