Home Ambiente Decreto Rilancio in chiave “green”: solo fumo negli occhi?

Decreto Rilancio in chiave “green”: solo fumo negli occhi?

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Ci si aspettavano investimenti considerevoli, soprattutto in termini di qualità ed invece è arrivato un bonus sull’acquisto di biciclette e poco altro. Sforzandoci di interpretare nel modo più fiducioso possibile il Decreto Rilancio che avrebbe dovuto, in maniera forte e chiara, invertire la rotta in un momento di discontinuità con il passato, scaturito dall’emergenza sanitaria, si può constatare che timidamente si è cercato di infondere briciole di consapevolezza ambientale. Certo, destinare fondi a una spesa in questo senso mira a sensibilizzare e ad invogliare le persone quantomeno a possedere una bicicletta o un monopattino, ma chi ci assicura che questo determini una diminuzione effettiva delle auto in circolazione?

Sicuramente più ottimistici appaiono i provvedimenti che destinano fondi alla riduzione delle tariffe dei trasporti pubblici e alla riqualificazione energetica delle abitazioni (cd. ecobonus). Tuttavia questi due incentivi esulano da dubbi. Riguardo il primo, sarebbe auspicabile che una maggiore efficienza cresca proporzionalmente al contenimento dei prezzi in modo da estendere la fruizione dei mezzi pubblici. Il secondo riserva incentivi qualora si opti per scelte ecosostenibili nell’ambito di una ristrutturazione della propria casa. Anche qui appare limitativo il termine entro il quale si potrà beneficiare del risparmio, espresso in detrazioni fiscali, fissato alla data del 31 dicembre 2021.

Ennesima retromarcia

A rendere il boccone più amaro si aggiunge anche un rinvio di Plastic e Sugar Tax. Chiaramente in un momento di forte instabilità per l’economia era prevedibile che le industrie non si sarebbero allineate a una norma (l.n. 160/2019) che aggraverebbe il bilancio già critico di questo periodo.

Il Governo avrebbe ceduto alle pressioni esercitate da Confindustria, la quale ha apertamente ammonito che, nel caso il provvedimento fosse entrato in vigore da subito, le aziende italiane avrebbero appeso ad un filo le sorti di ottantamila lavoratori. Tutto rinviato al 2021, sperando sia davvero la volta buona.

Qualche piccolo bagliore oltre il Decreto Rilancio

Preso atto che per ora la politica italiana sta tergiversando sull’argomento, non resta che aggrapparci al cospicuo piano di investimenti messo in campo a livello europeo dalla temuta Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen. Il “Green New Deal” ha i connotati di un progetto più robusto, che incanala forze necessarie ed efficaci per un cambiamento radicale. Anche in questo caso andranno definite nel concreto molte scelte operative, ma dalla massiccia quantità dei fondi impiegati (mille miliardi spalmati in 10 anni) alla qualità dei provvedimenti, che puntano alla «riconversione di interi comparti della produzione», come sostiene lo stesso sottosegretario all’ambiente, Roberto Morassut, fanno ben sperare.

Intanto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine della conferenza stampa nella quale ha presentato il nuovo Decreto Rilancio, assicura che l’Italia diventerà “un Paese più verde“. A giudicare però dalla facilità con cui le industrie sversano sostanze tossiche, come avvenuto nei giorni scorsi nelle acque del fiume Sarno e alla foce del torrente Agnena, nel Mondragonese, lo stesso Presidente del Consiglio ha badato opportunamente a parlare di futuro.

Cosa aspettarci

La crisi sanitaria ha purtroppo offuscato quella che già era in atto a livello climatico, potenzialmente ben più catastrofica, ed il rischio che si corre è quello di distoglierci irrimediabilmente dalla sua attenzione. In questo momento andrebbe scongiurata la possibilità che i passi fatti finora, in termini di responsabilità ed attuazione di comportamenti più responsabili, subiscano una paralisi, generando un ritardo irreversibile nella lotta al riscaldamento globale.

La preoccupazione di dover riguadagnare i capitali persi durante le fasi di lockdown tenderebbe la mano al cieco menefreghismo nei confronti dell’ambiente vanificando tutti gli sforzi compiuti. Dovremmo piuttosto iniziare a pensare che dopo il Covid-19 non ci potrà essere un “Boom Economico 2.0” con le caratteristiche del precedente Dopoguerra, fatto di eccessi e di sovrapproduzione, spesso e volentieri a danno del nostro habitat.

La partita a livello istituzionale è di vitale importanza ma, al contempo, le scelte dei singoli non sono meno decisive. Siccome molti affermano, anche sensatamente, che le nostre vite ricominceranno da zero, non perdiamo l’ultimo treno utile per poterle cambiare.

Gianmarco Santo

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